Gesù, un segno per tutti gli uomini

Raccogliendo i vari versetti inerenti a Gesù contenuti nel Corano è possibile costruire una sua nitida “fotografia”.

Gesù, un segno per tutti gli uomini

Forse solo poche persone sanno che nel Corano si parla di Gesù. Innanzitutto, come tutti i libri “sacri”, anche il Corano è un testo complesso; esso è composto da 114 capitoli dette sure, per un totale di 6.236 versetti. Ogni sura si apre con l’invocazione del nome di Dio, il cosiddetto basmala (alla lettera: «in nome di Dio»). Le sure sono di lunghezza molto diversa l’una dall’altra e, per renderne più semplice la lettura, sono state suddivise in versetti (ayat), anche se la numerazione è assente nei manoscritti più antichi, e risale circa al IX secolo.

La sura più lunga è formata da 286 versetti, mentre la più breve da soli 3. Ogni sura possiede un nome, quasi come un titolo di capitolo. Tali denominazioni erano utili per la memorizzazione del testo. La messa per iscritto dell’insegnamento di Dio rivolto a Maometto (570-632) avvenne in due fasi, la prima a Mecca (610-622) e la seconda presso Medina (622-632), tramite l’arcangelo Gabriele durante un periodo di ventitré anni. Il Corano è scritto in lingua araba e la stesura fu consolidata prevalentemente durante il califfato degli Umayyadi (661-750).

Il Corano è un libro orientale semitico, e quindi va incontrato dentro le strutture della mentalità che lo innerva. Il linguaggio utilizzato è, infatti, soprattutto passionale, dinamico, immaginoso ed enfatico e cerca di descrivere la realtà sempre nel suo divenire. La parola stessa Corano rende l’arabo al-Qur’an che significa recitazione, lettura ad alta voce, quindi un’azione dinamica, sempre diversa appunto (96,1-3).

Nel Corano, poi, sono presenti generi letterari diversi. Possiamo incontrare oracoli, visioni apocalittiche, preghiere, racconti storici e racconti leggendari, testi legislativi. La maggior parte dei testi coranici sono, infatti, oracoli enunciati da Allah stesso: kalimat Allah, cioè parola stessa di Allah. Tale parola, che possiede l’autorità assoluta, è il segno principale, la rivelazione di Allah (āyāt Allāh).

L’elemento più importante da comprendere con chiarezza è il valore del Corano per l’islam. Non si tratta, infatti, semplicemente di un testo sacro, ma della stessa parola di Dio messa per iscritto. Il Corano, dunque, non è il libro sacro, ma la stessa rivelazione di Allâh trasmessa agli uomini mediante il suo profeta Maometto. Il Corano, insomma, è Dio che parla, non si tratta di un libro ispirato, ma proprio rivelato. Il Corano è Qur’an, cioè recitazione, perché è stato recitato da Dio stesso (o dal suo angelo) a Muhammad. Il Corano è poi Umma al-Kitab, cioè “madre di tutti i libri”, perché contiene tutto quello che gli uomini possono sapere. Infine, il Corano è Furqân, cioè lo strumento che discerne perché aiuta le persone a decidere.

Il giusto parallelo è allora tra il Corano e Cristo, non tra il Corano e la Bibbia. Per i cristiani, infatti, la rivelazione di Dio è Gesù Cristo e la Bibbia è un’attestazione normativa scritta di tale rivelazione. Considerare il cristianesimo una “religione del libro” è una grave imprecisione perché comunica una comprensione sbagliata sia della centralità di Cristo che del valore della Bibbia. Invece nell’Islam è il testo coranico stesso a essere il patto tra Dio e l’uomo.

Il patto-alleanza costituito dal Corano risiede nell’accettazione della signoria di Dio che porta alla “sottomissione-obbedienza”, che è il significato della parola islām. Infatti, il Corano recita: «Allah vi ha dato una luce e un libro chiarissimo, con il quale egli guida chi cerca il suo beneplacito per i sentieri della pace; lo conduce per suo volere dalle tenebre alla luce e lo guida per un retto sentiero» (2,2); «…ora poi ha rivelato il Corano, criterio del bene e del male» (3,4).

Nel Corano si parla anche di Gesù e di Maria sua madre, in ben 93 versetti dispersi in 15 sure. Raccogliendo i vari versetti inerenti a Gesù è possibile costruire una sua “fotografia” contenuta nel Corano.

Innanzitutto, si parla della nascita di Gesù. Viene preceduto da Giovanni (3,39) e viene annunciato a Maria dallo Spirito di Dio «che apparve a lei sotto forma d’uomo perfetto» per dirle che «le sarà dato un fanciullo purissimo» (19,19) e che Dio farà «di lui un segno per gli uomini, un atto di clemenza» (19,21). Gesù viene chiamato, undici volte, «il Messia Gesù, il figlio di Maria» (3,45); ed è considerato un profeta, un inviato-messaggero per proporre una legge nuova (43,57-63). Gesù non è Figlio di Dio, ma soltanto servo di Dio (19,30; 43,59; 4,172). In sintesi, «la figura di Cristo nel Corano è funzionale a ribadire l’unicità di Allah e al riconoscimento dell’ultimo profeta e inviato, Muhammad, di cui Cristo è l’ultimo annunciatore. Gesù nel Corano e nell’islam è celebrato, ma non è essenziale, Muhammad non è celebrato, ma è essenziale. Le due prospettive che consentono di la comprensione della “cristologia coranica” sono: la prima, Gesù è collocato dentro l’assoluta unicità di Dio; la seconda, Gesù è profeta e messaggero all’interno dell’unica e definitiva missione di Muhammad» (G. Rizzardi).

don Giulio Osto

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