La Signora e i tre pastorelli

Ero stato diverse volte a Lourdes. Molte cose mi avevano colpito: i tanti malati e i volontari che li assistevano, il clima di raccoglimento, il sentirsi in famiglia in mezzo a migliaia di pellegrini di molte nazionalità, la sapiente regia delle processioni e delle Messe, e altro ancora.
Quando per la prima volta sono giunto a Fatima mi aspettavo qualcosa di simile. La grande diversità di Fatima mi colse di sorpresa. Tutto più semplice, spontaneo, “popolare”. Persino l’immagine della Madonna, così piccina e così avvicinabile! E la “povera” Via Crucis tra i cespugli e i sassi affioranti, che pure dona momenti di preghiera molto intensa.

La Signora e i tre pastorelli

I tre giovani veggenti, con la loro semplicità e tenacia, hanno
raccontato al mondo la sollecitudine “materna” della Vergine
per le sorti dell’umanità, minacciata da diverse angosce e flagelli

Ero stato diverse volte a Lourdes.
Molte cose mi avevano colpito: i tanti malati e i volontari che li assistevano, il clima di raccoglimento, il sentirsi in famiglia in mezzo a migliaia di pellegrini di molte nazionalità, la sapiente regia delle processioni e delle Messe, e altro ancora. Quando per la prima volta sono giunto a Fatima mi aspettavo qualcosa di simile.

La grande diversità di Fatima mi colse di sorpresa.
Tutto più semplice, spontaneo, “popolare”. Persino l’immagine della Madonna, così piccina e così avvicinabile! E la “povera” Via Crucis tra i cespugli e i sassi affioranti, che pure dona momenti di preghiera molto intensa.

Ma non dimenticherò mai il pianto, sì un pianto a dirotto, che mi colse quando, attraversato l’ampio spiazzo antistante dove devoti procedevano nella medesima direzione in ginocchio, entrai nell’accogliente Santuario. Superata la soglia, mi trovai di fronte alle tombe di Francesco e Giacinta. Francesco era nato l’11 giugno 1908 ed è morto il 4 aprile 1919, Giacinta era nata l’11 marzo 1910, ed è morta il 20 febbraio 1920. Davanti alle semplici lapidi tombali, uno sguardo stupito, un brevissimo calcolo, l’età tenerissima, i singhiozzi e le lacrime. Colpiti dalla “spagnola”, contratta pochi giorni prima del Natale 1918, morirono dopo una lunga infermità affrontata con una serenità e una fede eroiche.

Le apparizioni della Madonna ai due piccini, e a Lucia con loro, erano iniziate il 13 maggio 1917 (quest’anno è dunque il centenario).
Erano al pascolo, avevano recitato il rosario come era loro abitudine, poi s’erano messi a giocare. D’improvviso un lampo che sembrava annunciare l’avvicinarsi di un temporale. Si avviano verso casa, ma un secondo lampo li coglie nelle vicinanze di un leccio. Si fermano stupiti ed ecco a pochi passi, davanti a loro, su un piccolo elce, una Signora bellissima e luminosa: «Non abbiate paura, non voglio farvi alcun male», furono le sue prime parole. «Sono venuta per dirvi di venire qui, a questa medesima ora, tutti i mesi, fino a compiere sei mesi, finiti i quali vi dirò chi sono e cosa voglio».

Non è difficile immaginare i contrasti che incontrarono i tre pastorelli e neppure la determinazione con la quale li superarono.
La Signora annunciò che presto Giacinta e Francesco sarebbero morti («verrò presto a prenderli»), mentre a Lucia affidò la missione di essere sua portavoce e di diffondere la devozione al suo Cuore Immacolato. Chiese la recita quotidiana del rosario, affinché la terribile guerra, la prima mondiale, avesse termine. Chiese ai piccini di sacrificarsi per i peccatori. Nei mesi della loro malattia Giacinta e Francesco offrirono sofferenze, privazioni e disagi per la salvezza dei peccatori.
Durante la sesta e ultima apparizione, secondo la promessa della Signora, un impressionante fenomeno in cielo: un repentino squarciarsi delle nubi e il sole che roteava e sembrava danzare nel cielo, mandando bagliori colorati da ogni parte. E cominciarono i miracoli, la cui serie è numerosa e dura fino ai nostri giorni.

La Chiesa ha riconosciuto l’intervento soprannaturale nel 1930 con una Lettera pastorale sopra il Culto della Madonna di Fatima del vescovo Mons. Careira da Silva, che dichiarava «degne di fede le apparizioni della “Cova di Iria” dal 13 maggio all’ottobre 1917» e permetteva “il culto ufficiale di Nostra Signora di Fatima”. Trattandosi di un evento di devozione privata, nessun cattolico è tenuto per fede a credervi. A me il credervi viene spontaneo.

Ho letto e riletto più volte i dialoghi tra la Signora e i pastorelli, ho letto con attenzione le memorie di Lucia, diventata religiosa dapprima tra le Suore di Santa Dorotea e poi, fino alla morte, tra le Carmelitane Scalze, in severa clausura, e morta nel 2015 quasi centenaria. Man mano che leggevo cercavo di intuire cosa poteva essere accaduto ai veggenti. Quello di cui mi sono persuaso è che il tocco celeste della Madonna nella coscienza dei tre piccini ne ha rispettato i contenuti. Per comprendere possono servire sia la riflessione teologica che la documentazione storica. Ma mi pare anche indispensabile l’attenzione piena di affetto e capace di empatia per entrare nel cuore dei tre bambini.

La predicazione di allora insisteva molto sulla necessaria conversione dei peccatori, avvertiti come presenza inquietante in un contesto paesano di fede condivisa, e la minaccia dell’inferno e delle pene del purgatorio.
C’era una terribile guerra in corso e anche a Fatima famiglie trepidavano per i figli al fronte. Il Papa ne aveva parlato in modo accorato, ma non era stato ascoltato, e nelle chiese si pregava per il Papa sofferente e incompreso. E c’erano i missionari nelle colonie portoghesi, con i loro successi, ma anche con le loro difficoltà e la schiera dei martiri.
E c’era anche la minaccia di un comunismo rigidamente ideologico, con la sua interpretazione della religione come oppio dei popoli e la conseguente lotta che a volte maturava in atti di violenza contro la Chiesa e i suoi rappresentanti. Il pericolo era imminente e grave, come i successivi eventi di Spagna hanno dimostrato. E la Russia era il punto di coagulo di tale ostilità verso la Chiesa. E poi le normali relazioni affettive in un villaggio dove tutti si conoscevano, dove si condividevano gioie, preoccupazioni e dolori.

La Madonna è intervenuta nelle coscienze dei tre veggenti colmi di tutto questo, vi ha infuso il profumo della sollecitudine di Dio e sua, materna, e ha innalzato questi tre piccoli cuori a messaggeri del suo Cuore Immacolato e del Cuore di Dio, spalancando attorno a Giacinta, Francesco e Lucia un orizzonte ampio quanto la Chiesa stessa.

don Chino Biscontin

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