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Nel cammino della vita capitano incidenti di percorso: malattie, lutti, sofferenze, abbandoni... C’è chi perde il lavoro, chi si separa, chi subisce un’ingiustizia. I limiti personali e le relazioni umane comportano questo. Chi più, chi meno. Di fronte ai sogni infranti e alle aspettative incompiute il rischio di mollare e di arrendersi è sempre in agguato. 

«Una volta si stava meglio!» Chi non è mai incorso in questa espressione di fronte a situazioni incresciose trovando rifugio nei bei tempi passati? Il tempo andato sembra migliore del presente e forse anche di quello a venire. Ma è solo un modo per esternare facili “lamentazioni”. Quelle che già ritroviamo nei testi dei classici.

La pedagogia ci insegna che l’efficacia educativa si raggiunge quando all’insegnamento si abbinano i fatti. Meglio: quando i comportamenti, le scelte, lo stile di vita di chi accompagna nella crescita sono la traduzione visibile dei valori che abitano il cuore. A che servono consigli, richiami, regole se non seguiti da una vita coerente? La credibilità del cristiano è la prima forma di evangelizzazione.

È un classico soffermarsi sui personaggi importanti dell’anno appena trascorso, sui volti di chi ha avuto le luci della ribalta ed è diventato famoso, a volte nel bene a volte nel male. Ma quanti altri hanno fatto cose eccelse senza pubblicità? Quanto bene è stato realizzato senza che si siano accesi i riflettori?

Dire che è già Natale è affermazione scontata, legata al tempo che sembra scorrere veloce. È per questo che inizio già ad agosto, come battuta, a dire che «oramai è Natale» e che bisogna pensare al presepe. E quando ho scritto queste righe, per esigenze di stampa, faceva ancora caldo. Non è facile immedesimarsi in un evento che capiterà più avanti. Ma è forse più facile pensare a ciò che è accaduto 2000 anni fa? «Il Verbo si è fatto carne» ieri, come fosse oggi. 

Non poteva mancare in questo mese una attenzione speciale per la realtà giovanile. La celebrazione della XV assemblea generale ordinaria dei vescovi (3-28 ottobre) in un certo senso lo impone. Lo faccio più che volentieri perché le nuove generazioni ci stanno a cuore. Meglio, ci stanno a cuore i giovani d’oggi proiettati a essere artefici del domani.

Con l’arrivo della bella stagione tutto riprende vita e si colora di novità. Penso sia meraviglioso per tutti rivivere ogni anno le giornate estive e contemplare la bellezza della natura. Stupende immagini in una miriade di colori, profumi e suoni. Questo è sicuramente un dono, ma anche un impegno.

Ci sono storie che non ci si stanca di sentire, come quella di Pinocchio o dei Promessi sposi; ci sono storie che non finiscono mai, come quella della filastrocca di “sior Intento”; ci sono storie con un lieto fine come nelle favole.
E quella del Santo dei miracoli che storia sarà? Possiamo certamente dire che storia è stata, visto che è arrivato al glorioso traguardo dei 130 anni.

Lo scrittore Antoine de Saint-Exupéry, nel racconto Il Piccolo principe, fa questa famosa affermazione: «non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi».
L’ho sempre considerata in senso spirituale, pensando alla sensibilità interiore di cogliere il significato profondo delle cose e della vita. Credo che l’espressione possa valere anche in riferimento alle persone, a quelle che sono spesso definite “invisibili”. 

Con la risurrezione di Gesù non annunciamo un evento solo religioso o spirituale. È fare affidamento alla potenzialità divina che è inscritta in noi come creature di Dio e confidare nella forza del suo Spirito. Una società che non porta in sé delle certezze, delle motivazioni di bene, una speranza per il domani e nella bontà delle persone non ha futuro. Quanto è urgente diffondere speranza e instillare sentimenti positivi nella vita sociale!

Chi pensa che la spiritualità non abbia a che fare con le problematiche sociali rischia di vivere separato dalla storia. La politica, l’economia, la gestione del bene comune, la sicurezza... sono tematiche che riguardano la vita di ogni credente e che trovano ospitalità in ciò che chiamiamo “dimensione spirituale”.

Quando una persona si sente male la gente accorre. Si avvia una gara di solidarietà per prestare soccorso. Poi arriva l’ambulanza e il personale paramedico si prende cura del caso. In pochi decenni la medicina ha fatto passi da gigante e ha aumentato di molto le aspettative di vita. Molte malattie, un tempo incurabili, oggi non fanno più paura. Ma le cure mediche sono sufficienti? 

Quello che si apre è un anno davvero significativo per l’Associazione Universale di Sant’Antonio. Ne sono, infatti, passati ben 130 da quando è uscito il primo numero della rivista “Il Santo dei miracoli”. Altre le forme, diverso lo stile, ma l’intenzione degli inizi è rimasta. Una lunga storia realizzata negli anni, pagina dopo pagina, dal fondatore don Antonio Locatelli, prima, e dai direttori che si sono succeduti (mons. Guido Bellincini, mons. Giovan Battista Brotto Bertoncello, mons. Antonio Dissegna, mons. Antonio Barbierato).
Una storia fatta anche dagli aderenti, da voi associati e associate che avete permesso, mese dopo mese, di continuare a diffondere ininterrottamente le parole e la spiritualità antoniana. Un grazie sincero a tutti.

Chi non si è commosso di fronte alla culla del proprio figlio, del proprio nipote, di un bimbo appena nato? Immagine di una profonda tenerezza suscitata da una vita che si apre al mondo. È la stessa tenerezza con la quale Dio ama il mondo e che ancora una volta si svela nella memoria della nascita del suo Unigenito. È la tenerezza divina che assume il volto delle sue creature abbassandosi al loro livello senza svilirsi. E questo solo per amore.  

Se ne parla tanto, soprattutto perché ce n’è poco e mal distribuito. Il futuro non si presenta roseo e i giovani sono sempre più sfiduciati. Secondo le ultime statistiche l’Italia ha il triste primato in Europa per numero di “Need”, ovvero i giovani dai 15 ai 24 anni che non hanno e non cercano lavoro: siamo quasi al 20%. Sembra suonare quasi ironico l’articolo 1 della Costituzione affermando che siamo una Repubblica fondata sul lavoro.