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Diverse teorie spiegano l’origine dell’espressione popolare “restare al verde”, cioè rimanere senza soldi. Una di queste la fa dipendere dal colore finale delle candele usate nelle aste pubbliche: quando la candela arrivava al segno verde si chiudevano le contrattazioni. La suggestione cromatica mi riporta all’evento ecclesiale di questo mese: il sinodo dei vescovi per la regione Panamazzonica (6-27 ottobre). 

In Italia e in molte parti del mondo a settembre c’è una campanella che suona. Segna l’inizio della scuola. Nell’altro emisfero suonerà ugualmente, ma per sancire l’inizio delle vacanze.
C’è sempre una campana che suona, grande o piccola. Ha il compito di avvisare, segnalare, invitare. Ci sono familiari il suono delle campane del paese, lo scampanellio dell’ultimo giro di pista, i rintocchi della torre civica. Oggi altri suoni acustici scandiscono il tempo, ma permane il bisogno del richiamo e dell’avviso.

Sono passati cinquant’anni da quando l’uomo per la prima volta ha messo piede sulla luna. Avevo cinque anni e non potevo percepire il senso di una tale impresa. Ricordo anche la popolare espressione degli adulti a diffidare di coloro che promettono di farti vedere “la luna nel pozzo”. Mi era chiara l’impossibilità per il fatto che la luna sta in cielo. La potevo vedere riflessa nell’acqua buia e profonda, apparentemente a portata di mano, ma non raggiungibile.
Quanti insegnamenti possibili da questa metafora...

Non ci si stanca di stupirsi di fronte alla grande devozione per sant’ Antonio. Una venerazione che non conosce crisi. Visibile nella grande festa del 13 giugno come nella quotidianità dei pellegrinaggi o nelle immagini presenti in ogni chiesa del mondo. La chiamiamo devozione popolare, ma non ha nulla di minimale.

I giorni che viviamo non sono solo il frutto delle scelte del presente, ma la conseguenza di ciò che abbiamo deciso anni addietro. Ogni scelta che compiamo pensando a ciò che deve ancora venire, in realtà la facciamo in base a quel futuro che speriamo si realizzi. Quindi il futuro viene prima del passato. Sembra un paradosso, ma è ciò che avviene quando decidiamo una cosa. Il nostro futuro (che ancora non c’è) lo vorremmo proprio come lo stiamo pensando, e oggi si sta realizzando ciò che abbiamo intravisto anni orsono e che ci ha proteso verso il presente. 

Nel cammino della vita capitano incidenti di percorso: malattie, lutti, sofferenze, abbandoni... C’è chi perde il lavoro, chi si separa, chi subisce un’ingiustizia. I limiti personali e le relazioni umane comportano questo. Chi più, chi meno. Di fronte ai sogni infranti e alle aspettative incompiute il rischio di mollare e di arrendersi è sempre in agguato. 

«Una volta si stava meglio!» Chi non è mai incorso in questa espressione di fronte a situazioni incresciose trovando rifugio nei bei tempi passati? Il tempo andato sembra migliore del presente e forse anche di quello a venire. Ma è solo un modo per esternare facili “lamentazioni”. Quelle che già ritroviamo nei testi dei classici.

La pedagogia ci insegna che l’efficacia educativa si raggiunge quando all’insegnamento si abbinano i fatti. Meglio: quando i comportamenti, le scelte, lo stile di vita di chi accompagna nella crescita sono la traduzione visibile dei valori che abitano il cuore. A che servono consigli, richiami, regole se non seguiti da una vita coerente? La credibilità del cristiano è la prima forma di evangelizzazione.

È un classico soffermarsi sui personaggi importanti dell’anno appena trascorso, sui volti di chi ha avuto le luci della ribalta ed è diventato famoso, a volte nel bene a volte nel male. Ma quanti altri hanno fatto cose eccelse senza pubblicità? Quanto bene è stato realizzato senza che si siano accesi i riflettori?

Dire che è già Natale è affermazione scontata, legata al tempo che sembra scorrere veloce. È per questo che inizio già ad agosto, come battuta, a dire che «oramai è Natale» e che bisogna pensare al presepe. E quando ho scritto queste righe, per esigenze di stampa, faceva ancora caldo. Non è facile immedesimarsi in un evento che capiterà più avanti. Ma è forse più facile pensare a ciò che è accaduto 2000 anni fa? «Il Verbo si è fatto carne» ieri, come fosse oggi. 

Non poteva mancare in questo mese una attenzione speciale per la realtà giovanile. La celebrazione della XV assemblea generale ordinaria dei vescovi (3-28 ottobre) in un certo senso lo impone. Lo faccio più che volentieri perché le nuove generazioni ci stanno a cuore. Meglio, ci stanno a cuore i giovani d’oggi proiettati a essere artefici del domani.

Con l’arrivo della bella stagione tutto riprende vita e si colora di novità. Penso sia meraviglioso per tutti rivivere ogni anno le giornate estive e contemplare la bellezza della natura. Stupende immagini in una miriade di colori, profumi e suoni. Questo è sicuramente un dono, ma anche un impegno.

Ci sono storie che non ci si stanca di sentire, come quella di Pinocchio o dei Promessi sposi; ci sono storie che non finiscono mai, come quella della filastrocca di “sior Intento”; ci sono storie con un lieto fine come nelle favole.
E quella del Santo dei miracoli che storia sarà? Possiamo certamente dire che storia è stata, visto che è arrivato al glorioso traguardo dei 130 anni.

Lo scrittore Antoine de Saint-Exupéry, nel racconto Il Piccolo principe, fa questa famosa affermazione: «non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi».
L’ho sempre considerata in senso spirituale, pensando alla sensibilità interiore di cogliere il significato profondo delle cose e della vita. Credo che l’espressione possa valere anche in riferimento alle persone, a quelle che sono spesso definite “invisibili”. 

Con la risurrezione di Gesù non annunciamo un evento solo religioso o spirituale. È fare affidamento alla potenzialità divina che è inscritta in noi come creature di Dio e confidare nella forza del suo Spirito. Una società che non porta in sé delle certezze, delle motivazioni di bene, una speranza per il domani e nella bontà delle persone non ha futuro. Quanto è urgente diffondere speranza e instillare sentimenti positivi nella vita sociale!