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Il2017è un anno davvero speciale perFatimae per tutto ilPortogalloche si prepara a celebrare ilcentenario delle apparizioni della Vergine. Un evento straordinario che il mondo cattolico attende con trepidazione. Lo splendido santuario sarà anche teatro della visita di papa Francesco che si recherà nel luogo delle apparizioni nei giorni 12 e 13 maggio.

Il sepolcro vuoto è uno dei segni visibili della risurrezione di Gesù. Non ne è la conferma, ma l’evidenza di una assenza.
Le prime a vedere la tomba senza il corpo di Gesù sono state le donne, poi gli apostoli, poi gli altri discepoli. Donne e discepoli sono stati anche i primi a incontrarlo. E quel vuoto si è trasformato in una presenza. Lo stupore del mattino di Pasqua si è caricato di speranza: quel vuoto e quel silenzio indicavano una possibile novità. Gli entusiasmi naufragati sul Golgota sono alla fine diventati certezza per la presenza del Maestro vivo.

Tempo fa un’anziana associata mi diceva al telefono che le dà una grandissima gioia l’arrivo de Il Santo dei miracoli perché è come avere una guida e un sostegno. Quello che non si riesce più ad avere con la presenza dei familiari lo si cerca in qualcos’altro. I genitori prima o poi ci lasciano; i figli seguono le loro strade, gli amici si diradano… Rimangono, però, fondamentali gli affetti e la vicinanza fraterna di persone amiche.

Mi permetto di assecondare l’aria carnevalesca del mese di febbraio in riferimento alla figura del nostro grande santo Antonio. Lo spunto mi viene da uno dei più significativi avvenimenti legati alla sua figura che ricordiamo proprio in questo mese: la festa della traslazione delle reliquie (15 febbraio), popolarmente detta festa della lingua

La solita frase ad effetto ormai banale e scontata – potreste dire – cari lettori e lettrici. Eppure in tutti all’inizio del nuovo anno c’è un po’ di attesa, di speranza in qualcosa di nuovo. Questo aiuta a guardare avanti, spalancando le porte alla fiducia. Se non ci fosse la speranza del cambiamento non ci sarebbe nemmeno futuro. Ce l’hanno ricordato di recente gli amici del Centro Italia colpiti dal terremoto manifestando l’intenzione di ricominciare. Si può ripartire anche dalle macerie.

Il “sol invictus” festeggiavano gli antichi in prossimità del solstizio d’inverno. Esaltavano la rivincita del sole sul buio invernale dato che le ore di luce, seppur di poco, cominciano ad allungarsi. Il “sole che sorge dall’alto” (Lc 1,78) diventa per i cristiani l’evento dell’incarnazione, la memoria storica della nascita di Gesù. Dalle profezie di Isaia, rilette in chiave messianica, si passa alla figura di Cristo, luce che rischiara le tenebre del mondo.

Oramai alla chiusura dell’Anno santo della misericordia (20 novembre), poniamo al centro della nostra attenzione la figura di Maria, particolarmente venerata in questo mese di ottobre dedicato alla recita del rosario. Del resto moltissime chiese che hanno avuto la responsabilità di aprire una “Porta santa” sono dedicate alla vergine Madre.

Il percorso per riconoscere la santità (canonizzazione) si avvia in presenza di un miracolo ottenuto per l’intercessione di una persona che ha vissuto in maniera sublime il Vangelo. Penso che per Madre Teresa di Calcutta tale richiesta sia solo un valore aggiunto. L’aurea della santità era evidente già in vita e la morte, avvenuta il 5 settembre 1997, ha solo confermato l’esercizio eroico delle virtù.

Non poteva che essere legato alla misericordia il tema della 31^ Giornata mondiale della gioventù 2016 (GMG) in Polonia: “Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia” (Mt 5,7).
Per la seconda volta dall’inizio del suo pontificato, papa Francesco incontra i giovani del mondo. Sono mesi che nelle diocesi si sta preparando questo evento che catalizza l’attenzione non solo ecclesiale. È infatti l’occasione per parlare all’intero pianeta e il “papa della misericordia” non se la lascia sfuggire.