Periferie celesti

L’affermazione paolina «da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2Cor 8,9) ben si addice alla contemplazione del mistero dell’incarnazione. Inconsueta e intrigante come immagine per ridire lo straordinario evento capitato 2000 anni fa e che ogni anno celebriamo nel Natale. Ma a ben vedere ha qualcosa di scandaloso e perfino irriverente. 

Periferie celesti

L’Onnipotente si spoglia di tutto per nascere in una stalla tra il fiato degli animali e la paglia di una mangiatoia. Mistero incomprensibile e illogico per molti benpensanti.
La vicenda è nota. Una donna incinta che vaga nella campagna alla ricerca di un riparo. Un uomo (forse padre) che parte a causa di un censimento degli occupanti stranieri. Accompagna la sua sposa nell’imminenza del parto. Entrambi attendono la custodia di un figlio donato. Alla periferia del mondo, come lo era la terra di Israele per i Romani, si compie l’evento che ha cambiato il volto dell’umanità.
Una storia di poveri, di pellegrini, di gente umile e devota. Semplice e disarmante scena celebrata nel tepore delle chiese e nell’intimità protetta delle case.

Colui che «non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso» (Fil 2,6-7) si è fatto ultimo nel mondo. Quasi uno scarto tra gli scarti. È la discriminante per dire chi siano coloro che vengono illuminati e riscaldati da questo evento. Primariamente chi assomiglia a questa famiglia ebrea e ne condivide la situazione. Sono i reietti della nostra società, i profughi del mare, i senza dimora delle nostre città, le vittime dell’economia, i rifugiati, la povera gente a cui sono rimasti solo gli occhi per piangere. Quale dignità in queste persone che teniamo a debita distanza per non essere contaminati? Una marginalità che suona come una ferita alla nostra autosufficienza.

Dio si fa carne nella loro carne e ci raggiunge partendo dalla periferia, avanzando tra umanità lacerate, doloranti, smarrite. Chi più di questi ha diritto di fare Natale? Non è sufficiente godere del contorno luccicante per essere partecipi dell’incarnazione. E tuttavia Gesù è qui per tutti. Ricchi e poveri, contenti e tristi, giusti e peccatori. È l’eterno mistero del Natale che si rinnova e che non deve lasciarci indifferenti.
Con gli scarti umani Dio ha sempre fatto grandi cose. Ricchi e potenti alla fine cadono dai troni. Nella logica evangelica rovesciata la redenzione è possibile per tutti. Proprio perché è partito dal basso può abbracciare tutti e nessuno può sentirsi indegno di Lui. Dall’umanità di Cristo impariamo a diventare persone, fratelli e sorelle.
In uscita verso le periferie esistenziali, per far rinascere segni di un nuovo umanesimo che illumini il lato oscuro delle nostre società, spesso fonte di esclusione, emarginazione, discriminazione...
Gesù ci ha insegnato a risanare (salvare) l’umano attraverso la cura, la tenerezza, la misericordia, il farsi prossimo. Perché nessuno si senta escluso dal beneficiare delle gioie del Natale.
Auguri!

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