Beata Vergine del Rosario

La festa (ora memoria) della Beata Vergine Maria del rosario risale alla vittoria della flotta della Lega Santa cristiana contro quella turca nella drammatica battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571. Il papa, san Pio V, aveva dato disposizione alla cristianità di chiedere l’aiuto di Maria con la recita del rosario. Attribuì alla Vergine santa la vittoria e indisse la festa della Madonna del rosario proprio il 7 ottobre.

Beata Vergine del Rosario

La preghiera del rosario nasce come invocazione dei semplici
e degli analfabeti. San Pio V fissò al 7 ottobre la festa in onore
della Beata Vergine del Rosario dopo la vittoria di Lepanto

In un sussidiario che ho usato alle elementari c’era un racconto che mi è rimasto impresso, insieme a una efficace illustrazione.
Un saltimbanco molto devoto alla Madonna, si era consacrato totalmente a lei, entrando in un monastero. Il saltimbanco non sapeva né leggere, né scrivere, tantomeno in latino, per cui non era in grado di partecipare alla preghiera cantata degli altri monaci in coro. Appartato in un angolo, recitava il rosario.
Accadde una notte che l’abate, non riuscendo a prender sonno, andò verso la grande chiesa e, con suo stupore, dalle vetrate vide che era illuminata. Entrò per controllare e vide che la luce proveniva dall’altare della Madonna: la bella statua sembrava animata, il volto diventato sorridente emanava una luce intensa e calorosa. Davanti all’altare il saltimbanco stava eseguendo, con tutto l’impegno di cui era capace, le sue acrobazie. Quando ebbe terminato, all’abate che lo interrogava su cosa stesse facendo, rispose: «Io non so onorare Nostra Signora con i salmi e gli inni. Ho voluto offrirle quello che so fare meglio».

Mi torna in mente questo racconto quando penso al rosario.
Per le conoscenze che abbiamo, sembra infatti che la preghiera del rosario sia nata nei monasteri per i monaci analfabeti che non erano in grado di cantare e leggere il latino. Dapprima si trattò della recita del Padre nostro: 150 in una giornata, come 150 erano i salmi della liturgia dei monaci istruiti.
Durante il Medioevo andò formandosi la preghiera dell’Ave Maria, la prima parte nel XII secolo, la seconda nel XIV. E divenne familiare sostituire i Padre nostro con 150 Ave Maria, suddivise in decine, precedute ciascuna dal Padre nostro e seguite, come per i salmi, dal Gloria.

Per contare le Ave Maria si ricorse a uno strumento, già anticamente usato per altre recite, consistente in una cordicella con dei nodi, che poi divenne la nostra corona del rosario.
Nel XV secolo si diffuse tra il popolo la recita del rosario in forma ridotta, con 50 ripetizioni dell’Ave, ma arricchita dalla meditazione su episodi della vita di Gesù e della Vergine santa. Risale al secolo successivo lo stabilirsi dei 15 “misteri”, diventati poi tradizionali, a cui recentemente Giovanni Paolo II ha aggiunto i cinque “misteri della luce”.
Nel corso dei secoli, e anche di recente, dopo il Gloria alcune devozioni particolari aggiungono invocazioni o giaculatorie varie. Non solo, ma l’annuncio dei “misteri” a volte diventa la lettura di alcune frasi del Nuovo Testamento a cui si aggiunge un breve commento.

Nella mia recita personale amo la forma semplice, senza aggiunte, e non obbligo la mia mente a meditare per tutta la decina di Ave il “mistero” annunciato, né a dedicare attenzione esplicita a ciascuna delle parole pronunciate. Il rosario, mi dico, è una preghiera per i semplici e gli analfabeti, ed è la recita in sé che non solo è preghiera, ma mi fa diventare preghiera.
Porto sempre con me una corona e, per essere sicuro che non mi manchi, ne ho sparpagliate diverse qua e là nelle tasche di indumenti che uso. Devono essere corone con i grani ben percepibili tra le dita e correttamente distanziati tra di loro: anche questo fa parte della preghiera, il contatto fisico.

Così per me il rosario è diventato, non so come dire, un “santuario”. Come quando posso visitare un santuario per la grazia del luogo mi viene donata una preghiera intensa e abbondante, così la recita del rosario, gradatamente e dolcemente, produce in me uno stato di raccoglimento e di pace che mi colma di gratitudine verso Maria santissima.

don Chino Biscontin

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