Celebriamo con Maria il nostro futuro

La festa dell’Assunzione di Maria in Cielo (15 agosto) ci assicura che noi, la Madre, la vedremo. Noi, figli di Maria e della Chiesa, entreremo in quella gloria che ora contempliamo in colei che Dio ha voluto come Madre dell’Amore. Questa festa è pregustazione del nostro futuro.

Celebriamo con Maria il nostro futuro

Mentre sto scrivendo, i media stanno riferendo del doloroso caso di una giovane donna, abbandonata alla nascita e adottata, che tramite una trasmissione televisiva stava cercando la sua madre “naturale, biologica”.
Per tutta risposta ha ricevuto una lettera anonima che, tra l’altro, diceva: «Luisa, non ho scelto io di chiamarti così. Non ho nemmeno scelto di averti, per me sei solo la più dolorosa ferita che ho avuto a 18 anni. Ero una ragazza, più giovane di quello che sei tu ora. Tutto sognavo e tutto potevo sperare, ma non certo la violenza che ho subìto e di cui tu sei il simbolo».
E mi torna alla mente il doloroso ricordo di una persona che ho incontrato e a cui era appena giunto un simile rifiuto. Tra i singhiozzi continuava a ripetere: «Non potrò mai vedere mia mamma!».

La festa dell’Assunzione di Maria in Cielo (15 agosto) ci assicura che noi, la Madre, la vedremo.
Gesù sulla croce, spogliato di tutto e tra poco anche della vita, ci ha donato il tesoro che gli rimaneva, sua Madre che stava là, trafitta dalla spada profetizzata dal vecchio Simeone.
Nel 1950 papa Pio XII pronunciò queste solenni parole: «Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la Chiesa, per l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo».

Ciò che rende unico l’evento dell’Assunzione di Maria, dopo la glorificazione di Gesù risorto, è che il suo corpo non ha conosciuto la corruzione nel sepolcro.
Proprio con quel corpo Maria è stata assunta alla gloria celeste. Così, nell’incontro che, per la misericordia di Dio, vivremo in cielo i nostri occhi vedranno, trasfigurata nella gloria, Maria come la vedevano coloro che l’hanno incontrata nella sua vita terrena.

C’è un aspetto di tenerezza che commuove nella sollecitudine di Dio, e del Risorto, nel voler salvaguardare proprio quel corpo.
Il Verbo di Dio vi aveva ricevuto la sua umanità, «nato da donna» (Gal 4,4), in tutto simile a noi «escluso il peccato» (Eb 4,15). Simile a noi anche nella relazione affettiva con una mamma, fondamentale perché un bambino che è venuto al mondo avverta il suo ingresso nella vita come del tutto buono e lo accolga con gioiosa fiducia.

In questo senso, questa festa rappresenta anche l’onore che Dio riserva alla maternità, alle donne che sono madri.
Esse hanno offerto intima collaborazione con il Creatore quando si è trattato di far sorgere un nuovo essere umano, come si legge nel Libro dei Salmi: «Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo di mia madre» (Sal 139,16); «Sei proprio tu che mi hai tratto dal grembo, mi hai affidato al seno di mia madre. Al mio nascere, a te fui consegnato; dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio» (Sal 22, 10-11).
Molti anni fa mi trovavo in visita a un monastero in Savoia, accompagnato da un confratello francese. Dopo una certa attesa una porta, resa solenne dall’antichità, si era aperta. Con gentile fermezza un monaco cercava di far capire a una donna, che voleva entrare, che ciò era contro la Regola.
La donna, con il tono di voce di chi è non solo contrariata, ma anche scandalizzata, replicò: «E la vostra Regola impedisce di entrare a me che sono stata consacrata sei volte?!». Con gli occhi chiesi al mio confratello che cosa voleva dire. Mi bisbigliò: «Qui da noi si dice così quando una è stata madre». Ho pensato che questa testimone della religiosità popolare, se ascoltata, avrebbe potuto correggere una Regola veneranda, ma pur sempre scritta da uomini.

don Chino Biscontin

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