Che mascalzoni questi ragazzi!

Ho conosciuto degli adulti bravi a compiere una straordinaria – quanto semplice – magia: erano insegnanti, allenatori, preti,  qualche mamma o papà che ti facevano sentire... compreso!

Che mascalzoni questi ragazzi!

Tanti anni fa una notte ho sognato di essere nudo, anche se in realtà non lo ero. Beh, i sogni sono strani e questo era strano forte. In pratica, camminavo in mezzo alla gente preoccupatissimo perché mi sentivo nudo, anche se, in realtà, nessuno pareva accorgersene e, anch’io, se mi guardavo, mi vedevo vestito. Poi in mezzo alla folla spunta una persona che mi riconosce e mi viene incontro con un sorriso strano. A quel punto mi chiedo se lui mi vede nudo oppure no, se quel sorriso dipende dal fatto che sono senza niente addosso oppure semplicemente perché è contento di vedermi. Così, mentre si avvicina l’ansia aumenta: da una parte temo che effettivamente mi stia vedendo come mamma m’ha fatto, dall’altra sono sollevato perché forse lui vede quello che vedo io, e quindi non sono matto – che penso di essere nudo e invece sono vestito - ... e comunque sorride.

Questa sensazione penso che voi ragazzi la conosciate bene. È quello stato di confusione in cui ci troviamo quando non si sa bene cosa abbiamo dentro: se vogliamo essere arrabbiati o vergognarci, cosa pensiamo o cosa vogliamo. Che non significa che non abbiamo ancora deciso; in qualche modo tutto è già presente dentro di noi, e si fa sentire come certe onde alte che sbattono contro gli scogli, ma non riusciamo a dargli un nome, non riusciamo a trovare le parole per capirlo meglio. E quel che è peggio è che fuori non si nota nulla, gli altri non vedono e se vedono, non capiscono. Così, quello che vorremmo è che nessuno ci guardasse più oppure che ci guardasse e capisse subito tutto, senza chiederci niente.

Ho conosciuto degli adulti bravi a compiere questa magia: erano insegnanti, allenatori, preti, qualche mamma o papà che ti facevano sentire compreso. Vedevo i ragazzi accoccolarsi dentro il loro sguardo, assolutamente incapaci – ancora – di dare un nome a quello che gli capitava, ancora nel delirio di una tempesta furiosa e segreta, dove però, finalmente, avevano trovato la luce di un faro che li avrebbe portarti fuori da lì. E guardate che non sto parlando di persone che fanno chissà che, che ti spiegano il senso della vita, che erano lì ad aspettarti per mettere ordine nei tuoi pensieri. Il più delle volte lo fanno senza neanche rendersene conto; basta il tempo di uno sguardo, di un sorriso, di una battuta, di un “Che mascalzoni ’sti ragazzi” e già sai che han capito più di te.

Perché, a volte, sono proprio le parole che ci mancano; perché non ti verrebbe mai di definire quel ragazzo che ti piace da morire, che va e che viene regalandoti fantasie e palpitazioni, un “mascalzone”; ma se finalmente lo chiami così, tutto il resto di quello che stai vivendo e provando incomincia ad avere un senso. Ma è lo stesso se negli occhi di quell’adulto che ti guarda hai visto felicità, che non è la sua, ma quella che vede dentro di te; così se fino ad allora ti preoccupavi e andavi in ansia per gli altri, adesso hai incontrato la tua felicità, che c’è ed è potente e non può starsene sempre dietro, e ti chiede di essere vissuta.

Lo so, sono magie e accadono di rado e il più delle volte quelle onde continuano a sbattere sugli scogli: fanno un tale fracasso che si porta via la voce e ti trovi senza il fiato per dire alcunché. E allora quelle parole le cerchi altrove, magari in una canzone, una poesia o nella vita degli altri nella quale rivedi quello che accade a te e riconosci le stesse emozioni, gli stessi dubbi o la stessa passione. Lo capisci perché a te, sempre così duro, sempre pronto alla battuta, per un attimo manca il fiato, gli occhi si fanno lucidi e hai la netta sensazione che qualcosa ti abbia sfiorato il cuore. Bellissimo. E adesso puoi andare oltre!

Esprimere le proprie emozioni, i pensieri, anche se in modo confuso, anche se con le parole di altri ci fa crescere un sacco e, un po’ alla volta, ci rende più forti e pronti. Si trattasse anche solo di dirlo a noi stessi, impareremmo a conoscerci e a non restare imbrigliati e impauriti nel caos della mente. Se poi arrivassimo anche a condividerlo con altri, allora sapremmo ispirare fiducia perché, come in quel sogno, finalmente ci vedrebbero senza più maschere e solo con uno splendido e contagioso sorriso. Lo stesso che si specchia nel loro sguardo.

di Gabriele Pedrina

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