Fortunati i suoi alunni!

L’inizio dell’anno scolastico rappresenta una valida occasione per riflettere sul presente e sul futuro dei nostri ragazzi e su quello della società, di cui la scuola è struttura portante.

Fortunati i suoi alunni!

Inizia un nuovo anno scolastico, con i problemi di sempre, non ultimo quello delle classi difficili, talora ingovernabili. Succede spesso che una medesima classe risulta ingestibile per alcuni professori, mentre altri non vi trovano difficoltà.
Perché? Certi insegnanti sono meno bravi? Non hanno esperienza, voglia, sufficiente autorevolezza? Queste le critiche più diffuse, mosse da chi non conosce affatto il loro lavoro.
Questi docenti non sono certo poco competenti, bensì poco... felici! Ciò vale anche per i loro alunni più turbolenti, che sfogano a scuola dispiaceri, frustrazioni, disagi familiari.
Facciamo un passo indietro: provate a chiedere a qualcuno: «Quale voto assegneresti, da 1 a 10, alla cura delle strade e delle zone verdi del tuo quartiere? All’efficienza dei mezzi pubblici? Al funzionamento degli uffici comunali, postali, bancari? Ai professori di tuo figlio? Ai nostri governanti?». Probabilmente la maggioranza degli intervistati si mostrerebbe pessimista e le valutazioni risulterebbero assai basse!

A tal proposito riassumo liberamente un racconto dello scrittore statunitense Arthur Buchwald (1925-2007).
Il narratore parla di un suo amico, che si era prefisso il compito nientemeno che... di riportare l’amore a New York! Stavano viaggiando insieme in taxi. Al termine del tragitto, l’amico elogiò il tassista per aver guidato con calma e perizia nonostante il traffico. L’autista lo guardò con sospetto, per niente abituato, com’era, a simili manifestazioni di riconoscenza.
Anche il suo compagno di viaggio lo giudicò un po’ pazzerello. Egli allora gli spiegò: «Dopo il mio apprezzamento, quel conducente sarà contento. Poni il caso che oggi faccia venti corse: sarà cordiale e affabile con venti clienti i quali, a loro volta, trasmetteranno gioia e buonumore ai loro dipendenti, colleghi, familiari. Se tutto va bene, entro stasera circa mille persone saranno felici. Se invece ho parlato a un sordo e non succederà nulla, poco male: a me non è costato niente essere gentile con lui: domani ne troverò un altro più sensibile. Pensa anche agli impiegati delle Poste: tante volte sono svogliati e scortesi, perché nessuno ha mai detto loro che lavorano bene; tu obietterai che è vero che non svolgono volentieri la loro professione, ma questo succede perché nessuno li apprezza, a nessuno importa che lavorino bene o no».

I due incontrarono, di seguito, un gruppo di muratori stanchi e accaldati durante la pausa di mezzogiorno; l’amico galantuomo si complimentò con loro per il magnifico edificio che stavano realizzando; essi, non avvezzi a lodi del genere, le accolsero con diffidenza. Egli, tuttavia, provò un’intima soddisfazione: «Se quei costruttori si sentiranno valorizzati, quel palazzo sarà edificato alla perfezione e le famiglie che lo abiteranno saranno molto liete». La vicenda si conclude con il narratore, che fa osservare all’amico: «Ho visto che hai fatto l’occhiolino a una donna piuttosto bruttina!». «Certo! – rispose l’altro – Pensa se per caso fosse un’insegnante: oggi la sua classe vivrà una giornata fantastica! Fortunati i suoi alunni!».
Tornando al mondo scolastico, ben vengano il brainstorming, la flipped classroom e altre innovazioni metodologico-didattiche; tuttavia, per insegnare – e vivere – serenamente, vale la pena di seguire il suggerimento di san Giovanni della Croce: «Dove non c’è amore, metti amore e troverai amore!».

Alberto Amadio

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