I vignaioli assassini

È una parabola tragica, letta dalla parte dei vignaioli; ma è un racconto pieno di speranza se lo leggiamo dal punto di vista della vigna: il padrone è infinitamente più potente dei vignaioli.

I vignaioli assassini

Si mise a parlare loro con parabole: «Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero. Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra!”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?».

E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.  Marco 12, 1-12

È così siamo arrivati all’ultima parabola del vangelo secondo Marco, che per noi è anche l’ultima tappa di un percorso iniziato nel gennaio 2019; abbiamo letto prima la parabola raccontata dal profeta Natan a Davide (quella della pecora, del vicino di casa, degli ospiti di passaggio... vi ricordate?) e poi una a una tutte le parabole di Gesù, seguendo l’ordine dei Vangeli: prima Luca, poi Matteo e infine Marco. 

Abbiamo iniziato con alcune delle più famose e ora finiamo con una delle più spinose; la conclusione del racconto è sconcertante: «Cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri». Caspita! Se cadiamo nella tentazione di fare una allegoria, cioè di trovare corrispondenza tra ogni personaggio della parabola e la vita di Gesù, rischiamo il corto circuito: la vigna è il popolo di Israele, i vignaioli sono i capi del popolo, i servi maltrattati sono i profeti, il figlio ucciso è Gesù. E il padrone, Dio, alla fine ucciderebbe tutti quelli che hanno rifiutato i profeti e messo a morte Gesù? I Vangeli ci raccontano un finale diverso...

Torniamo dunque alla parabola. Siamo a Gerusalemme, poco prima della Passione, quando Gesù ogni giorno insegna nei cortili del tempio; qui si scontra con i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani. Vanno da lui attaccandolo, perché si è permesso di cacciare i venditori dal tempio: «Con quale autorità fai queste cose?», gli chiedono. Ed egli risponde con una contro domanda: «Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini?»; siccome però non vogliono rispondergli, per non compromettersi agli occhi della gente, Gesù chiude il discorso senza troppi giri di parole: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose». E poi passa all’attacco con la nostra parabola: essi stessi capiscono che è raccontata «contro di loro». Ma in che senso? Qual è il messaggio?

Rileggiamo la parte finale del racconto, quando la cosa si fa drammatica: i vignaioli infatti non solo si rifiutano di pagare, ma maltrattano uno a uno tutti gli emissari del padrone che vanno a riscuotere ciò che è dovuto. E così in pochi versetti si passa dall’insulto all’omicidio; dal rimandare a mani vuote uno dei servi all’uccidere il figlio del padrone. Questa parte del racconto è molto strana e poco, ma proprio poco verosimile. Perché il padrone rischia così tanto? Se ha il potere di sterminare i contadini malvagi, perché non agisce prima? Specialmente, perché mandare il figlio amato, dopo che già gli hanno maltrattato e ucciso i servi? Ma anche i vignaioli: veramente pensavano di diventare loro automaticamente i proprietari, una volta ucciso il figlio del padrone?

Proprio nelle stranezze del racconto, che attirano la nostra attenzione, troviamo il messaggio. Mettersi contro il padrone porterà alla rovina loro, i vignaioli, non la vigna! 

Sì, è una parabola tragica, se la leggiamo dal punto di vista dei vignaioli; ma è un racconto pieno di speranza se lo leggiamo dal punto di vista della vigna: il padrone è infinitamente più potente dei vignaioli; la sua pazienza non era segno di debolezza, ma di mitezza, di pacata insistenza. E comunque il rifiuto non è l’ultima parola; come dice il Salmo, «la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi».

Il nostro Dio è più grande dei nostri errori più grandi; è capace di costruire perfino quando viene rifiutato. Non è una meraviglia? «Nemmeno le tenebre per te sono tenebre e la notte è luminosa come il giorno; per te le tenebre sono come luce» (Sal 139,12).

don Carlo Broccardo

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Parole chiave: vignaioli (1), vigna (8), parabola (1)
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