L’acqua del Giordano tocca il Tevere e il Gange

Tra coloro che più hanno insistito sul valore del dialogo tra le religioni, in particolare tra cristianesimo e buddhismo e tra cristianesimo e induismo, c'è il teologo Raimon Panikkar.

L’acqua del Giordano tocca il Tevere e il Gange

Dieci anni fa, il 26 agosto 2010, moriva a Tavertet, sulle montagne della Catalogna, Raimon Panikkar. Era nato il 2 novembre 1918 a Barcellona da madre spagnola cattolica e da padre indiano hindū. L’incontro dei suoi genitori è la sorgente di una vita all’insegna di dialoghi, “matrimoni” e relazioni tra mondi diversi, dimensione che costituisce forse l’eredità più preziosa di Panikkar. La biografia di questo uomo che ha attraversato il Novecento, sempre in viaggio sia fisicamente sia spiritualmente tra contesti culturali differenti, è come un paesaggio molto variegato, assolutamente il contrario di un deserto o una monotona pianura. La memoria di questo testimone del dialogo, in particolare tra la cultura occidentale e quella indiana, tra il cristianesimo, il buddismo e l’induismo, continua a essere molto viva nei contesti più variegati: quello degli studi universitari, del dialogo interreligioso, dei protagonisti e delle istituzioni che operano nei numerosi ambiti nei quali Panikkar è stato un attore significativo. L’editrice Jaca Book sta pubblicando la vasta Opera Omnia alla quale il lettore italiano può attingere comodamente ritrovando in modo preciso e ordinato una messe di centinaia di testi che hanno avuto spesso più di una edizione, scritti in almeno quattro lingue diverse e con costanti riprese, variazioni e rielaborazioni. Una vita e un pensiero all’insegna del movimento; si veda il sito della Fondazione Vivarium Raimon Panikkar: www.raimon-panikkar.org

In estrema sintesi possiamo individuare quattro periodi della cangiante biografia di Panikkar. Innanzitutto la formazione e le scelte di vita: studia dai gesuiti, emigra in Germania e poi ritorna in Spagna, diventa sacerdote legato all’Opus Dei, si laurea in chimica, ottiene il dottorato in filosofia a Madrid nel 1946 e infine il dottorato in teologia alla Pontificia Università Lateranense di Roma nel 1954. Dal 1954 al 1966 si trasferisce in India, soprattutto a Varanasi, nella cui diocesi rimarrà incardinato come presbitero fino alla morte. Si dedica allo studio del buddismo e dell’induismo, ma soprattutto entra in contatto e sperimenta la cultura e la religione locale attraverso molti incontri ed esperienze, tra le quali le sue amicizie con i monaci benedettini Henry Le Saux e Jules Monchanin. Un terzo periodo va dal 1966 al 1987 e vede Panikkar impegnato maggiormente nell’attività di docente presso le università di Harvard e Santa Barbara negli Stati Uniti, sempre in alternanza con l’India e l’Europa. Infine, dal 1987 al 2010, ritorna in Catalogna dedicandosi soprattutto allo studio e alla scrittura. 

L’elenco dei luoghi, delle conferenze, degli incontri, delle relazioni e degli scritti di Panikkar è veramente vertiginoso e impossibile da racchiudere o delineare in modo univoco perché sono proprio la pluralità, la poliedricità, la polivalenza, l’interculturalità, l’interreligiosità gli orditi che intrecciano le tante trame di relazioni, pensiero e scrittura di questo prete, professore e protagonista di dialoghi tra mondi. Panikkar affronta tutti i temi centrali della filosofia e della teologia traducendo in modo originale gli stessi concetti fondamentali del pensiero come logos, mito, linguaggio, religione, esperienza e così via. Il filosofo-teologo indiano-catalano è costantemente un traduttore che mette in contatto mondi diversi, importando ed esportando, trasformando e rielaborando ogni cosa per cercarne il significato autentico e, soprattutto, un senso per l’oggi. Un aspetto affascinante e problematico del pensiero e degli scritti di Panikkar è, infatti, la sua abilità nel governare l’uso delle parole

Uno dei grandi percorsi tracciati da Panikkar è quello dell’approfondimento del rapporto tra cristianesimo e buddhismo e tra cristianesimo e induismo. Per noi occidentali, infatti, è molto utile seguire l’approccio di Panikkar che tenta sia di introdurre a un mondo culturale e religioso diverso e “lontano” dal nostro, ma prova anche a rileggere il nostro credere in dialogo, lasciandosi trasformare, arricchire, mettere in discussione da tale incontro. Forse la particolarità di questo autore è proprio quella di aiutare gli occidentali a mettere in dialogo all’interno della loro stessa cultura-religione galassie che si incontrano e si stanno contaminando sempre di più. L’Europa e l’India dei genitori del prete catalano hanno dato vita a un incontro vitale, ma soprattutto anche critico, riflettuto, ragionato, costante tra culture e religioni che sempre di più stanno intrecciando le loro storie nelle tante biografie di persone, comunità e chiese nelle quali esse sono presenti.

Panikkar è molto bravo a pensare attraverso delle immagini. Come il poeta Ungaretti, del quale ricordiamo quest’anno il 50° della morte, scelse di citare dei fiumi per parlare della sua vita, così anche Panikkar suggerì come l’acqua del cristianesimo ormai oltre a scorrere nel Giordano e aver alimentato molto il Tevere, sia ben immersa anche nel Gange verso mari e oceani che ci riserveranno chissà quante sorprese nei decenni e secoli a venire.

don Giulio Osto 

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