Assistenti civici. Forum terzo settore: “Impegno civico esiste già, non va inventato da zero”

Così Claudia Fiaschi, portavoce del Forum del terzo settore, in merito al bando per reclutare 60 mila volontari lanciato dal ministro Boccia e dal presidente dell’Anci Decaro. Fiaschi: “Non siamo stati interpellati. Sarebbe più sensato valorizzare quei soggetti che da anni aggregano cittadini che hanno voglia di dare una mano e li formano”

Assistenti civici. Forum terzo settore: “Impegno civico esiste già, non va inventato da zero”

Dispiace constatare per l’ennesima volta che ci si scorda sempre di ciò che c’è e si pensa sempre che tutto vada inventato da zero”. Così Claudia Fiaschi, portavoce del Forum del terzo settore commenta il bando per 60 mila “assistenti civici” annunciato dal ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, e dal presidente dell’Anci, Antonio Decaro. “Ai volontari vogliamo affidare le nostre comunità in questa nuova e complessa fase”, hanno dichiarato Boccia e Decaro presentando l’idea del bando, ma nonostante si parli di volontariato, il progetto è nato senza neanche un confronto con il Forum nazionale. “Noi non siamo stati interpellati - precisa Fiaschi -. E invece sarebbe importante che chi rappresenta il terzo settore fosse chiamato al tavolo delle decisioni sulle iniziative da prendere in una emergenza e sul post emergenza, perché a fronte di un’idea che ha anche valore e merito, magari non c’è bisogno di inventare tutto perché c’è qualcuno che organizza da sempre questo tipo di disponibilità. Credo che sia semplicemente una mancanza di consapevolezza di come è nutrita e di quanti siano già stati gli investimenti per organizzare la partecipazione delle persone in termini di solidarietà”. Come nel caso del reclutamento dei medici e degli infermieri avvenuto nei mesi scorsi, sarà la Protezione civile a lanciare il bando e a quanto hanno dichiarato il ministro Boccia e il sindaco di Bari Decaro, sarà rivolto a inoccupati, a chi non ha vincoli lavorativi, ai percettori di reddito di cittadinanza e a chi usufruisce di ammortizzatori sociali. I volontari saranno inoltre coordinati dalla Protezione civile. “L’Italia è abbastanza fortunata da avere un radicato e strutturato sistema di terzo settore - ricorda Fiaschi - che vuol dire iniziativa civica organizzata, cioè gente già abituata a lavorare insieme e che viene anche formata. Non è un dettaglio. Quando si parla di volontari si tratta di persone che hanno una formazione”.  Per questo, aggiunge il portavoce del Forum del terzo settore, “al posto di inventare da zero quello che già esiste, sarebbe molto più sensato valorizzare tutti questi soggetti che da molti anni, in alcuni anni da secoli, aggregano cittadini che hanno voglia di dare una mano, li formano e investono sulla qualità dell’intervento - spiega Fiaschi -. Reti di soggetti che già fanno volontariato e che sono già abituate a organizzare, formare e coordinare gli interventi sul territorio senza inutili sovrapposizioni”. Per Fiaschi, la vicenda evidenzia ancora una volta come ci sia “ancora molto da fare sulla consapevolezza delle nostre istituzioni - aggiunge Fiaschi - che magari nel fare bene individuano anche una strada corretta, quella dell’impegno del cittadino che ha voglia di dare una mano, ma che si scorda che questo impegno dei cittadini organizzati oggi esiste già e non c’è bisogno di organizzarlo da zero. Ci sono 6 milioni di volontari, 800 mila professionisti e operatori che operano nel terzo settore italiano e che stanno garantendo da molti anni in tutte le comunità, soprattutto in quelle più deboli, servizi, supporto alla popolazione e aiuto sia attraverso l’intervento professionale dei lavoratori, sia attraverso il contributo volontario dei cittadini che donano tempo”. Tuttavia, spiega ancora Fiaschi, “non abbiamo avuto la possibilità di dare suggerimenti, quando solo come Forum del terzo settore mettiamo in formazione migliaia e migliaia di volontari e operatori di tutto il paese attraverso progetti dedicati e generali. Un investimento strutturale con un percorso verso la certificazione delle competenze che consolida il rapporto con i volontari e la propria comunità in termini di qualità della presenza, ma anche con le loro organizzazioni di appartenenza. Questi interventi spot che comprendono la volontà di risolvere un problema dell’oggi, rischiano in alcuni casi di creare un problema per il domani”. (ga)

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)