Capitale della scuola e avamposto Covid: la visita di Mattarella “consacra” Vo’

Il presidente della Repubblica lunedì ha fatto visita al paese collinare primo focolaio veneto. Dalla scuola che ha ospitato i tamponi ha inaugurato ufficialmente il nuovo anno scolastico in diretta tv. «La riapertura della scuola è una ripartenza per l’Italia». In piazza ha ringraziato invece i cittadini: «Siete stati un esempio per il nostro Paese». Il racconto della giornata con le voci dei protagonisti. 

Capitale della scuola e avamposto Covid: la visita di Mattarella “consacra” Vo’

Capitale della scuola italiana e “avamposto” del nostro Paese nella lotta al virus. Due “titoli” che Vo’, comune dei Colli Euganei da 3.300 abitanti, non avrebbe mai immaginato di avere. Lunedì pomeriggio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto visita al centro collinare per inaugurare ufficialmente il nuovo anno scolastico. Proprio da lì, dal cortile della scuola elementare Guido Negri (istituto comprensivo di Lozzo Atestino) che nei mesi più acuti dell’emergenza si era trasformato in un ambulatorio medico per gli screening sulla popolazione. E se il “capodanno” scolastico trasmesso in diretta tv è stato motivo di festa per l’intera penisola, il saluto in piazza ai cittadini di Vo’ è stato invece l’“abbraccio” tanto atteso da parte di chi sa di aver sofferto molto, ma anche dato molto in questi mesi di pandemia.

A Vo’ i preparativi per questo doppio appuntamento con la più alta carica dello Stato fervevano da settimane. Per l’occasione il paese si è vestito di tricolore, con le bandiere italiane che sventolano dai lampioni, dalle finestre del Municipio e dai terrazzi. Da quegli stessi balconi dove sei mesi fa erano appesi arcobaleni accompagnati dal mantra che l’Italia intera si ripeteva ogni giorno: «Andrà tutto bene». A Vo’ è andato tutto bene, tanto che la controffensiva al contagio basata su lockdown, tamponi di massa e isolamento dei positivi è diventata un modello per il resto del mondo. Adesso che la scuola finalmente ricomincia «andrà tutto meglio», come ha assicurato il preside Alfonso D’Ambrosio dando il benvenuto ai suoi studenti.

Basta guardarsi attorno per capire che il paese attende un ospite importante: il dispiegamento di forze dell’ordine è ingente. Vo’ per un pomeriggio torna a essere “zona rossa”, non più per Covid-19 (quello ormai è stato sconfitto), ma per garantire la sicurezza del presidente. «Mai viste così tante forze dell’ordine sotto casa» – giura Ida Toniolo, 91 anni, affacciata alla finestra del primo piano, a poche centinaia di metri dalla scuola. Anche lei aspetta il presidente per poter dire ai suoi nipoti «Quel giorno c’ero anch’io». Oggi i vadensi sanno che verrà scritta un’altra pagina memorabile – e sono state tante in questi mesi – della storia del loro comune.

Poco dopo le 16, quando il corteo presidenziale svolta in via Mazzini, l’auto blu del Quirinale viene accolta con un applauso dalle tante persone al di là delle transenne. È già tutto pronto per la diretta su Rai 1 di “Tutti a scuola”, l’evento televisivo che da vent’anni dà il via al nuovo anno scolastico. Sotto al palco, una distesa tricolore di cappellini bianchi e rossi e magliette verdi con stampato l’articolo 34 della Costituzione: «La scuola è aperta a tutti». A indossarli sono gli studenti dell’istituto comprensivo di Lozzo insieme a decine di altri compagni arrivati da tutta Italia.

L’inaugurazione, che toccherà l’apice con il discorso del Capo dello Stato, non è soltanto un momento istituzionale a cui partecipano le alte cariche dello stato, tra cui i ministri Lucia Azzolina (Istruzione) e Federico D’Incà (Rapporti con il Parlamento) e la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Oltre al presidente della Regione Luca Zaia. Ma anche uno spettacolo in grande stile che vede alternarsi sul palco, presentati da Flavio Insinna e Andrea Delogu, personaggi illustri del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo: Leo Gassman, Levante, il trio “Il Volo”, il ct azzurro Roberto Mancini, le campionesse di nuoto Simona Quadarella e Benedetta Pilato, l’attore bergamasco Alessio Boni che leggerà un passo dei Promessi Sposi dedicato all’epidemia di peste. A proposito di epidemie, non possono mancare gli esponenti dell’Università di Padova: uno su tutti il virologo Andrea Crisanti, che sulla comunità di Vo’ ha condotto studi di rilevanza internazionale per capire il comportamento de virus e i suoi meccanismi di trasmissione.

Prima di prendere posto, il presidente visita l’interno delle scuole insieme alla ministra Azzolina. Ad attenderlo sul vialetto d’ingresso c’è il dirigente scolastico Alfonso D’Ambrosio. Se l’istituto è stato il primo in Italia ad attivare la didattica a distanza a fine febbraio, è merito suo: ben prima della pandemia la scuola aveva investito sulla tecnologia come strumento di apprendimento puntando a una didattica sempre più interattiva. Mattarella osserva con interesse i laboratori di robotica, dove gli alunni programmano piccoli robot, e di domotica dove lui stesso aziona un braccio meccanico che permette di innaffiare una pianta. Si ferma a parlare con i ragazzi e sorride ai dieci bimbi dell’infanzia che lo circondano con un girotondo. «Sei tu Mattarella?» gli chiede uno di loro per accertarsi che l’ospite tanto atteso sia proprio quello che ha di fronte. Sì, è proprio lui. Sulla lavagna virtuale lascia un augurio: «Buon anno scolastico». «E chi lo cancella più quel monitor…» – commenta il preside.

Il rientro a scuola, a sette mesi dallo scoppio dell’epidemia, ha il sapore di una grande scommessa. «Oggi è un giorno importante! – esordisce Mattarella nel suo discorso a tutti gli alunni e le alunne d’Italia –. L’inaugurazione dell’anno scolastico, mai come in questa occasione, ha il valore di una ripartenza per l’intera società. La chiusura della scuola e tante altre rinunce, che ci sono costate molto sul piano sociale, economico, affettivo, hanno contribuito a salvare vite umane e a evitare più gravi angosce e dolori». La scuola, ha ricordato il presidente serve anche «a formare cittadini consapevoli, a sconfiggere l’ignoranza con la conoscenza, a frenare le paure con la cultura, a condividere le responsabilità». Tutti antidoti efficaci contro un altro virus pericoloso, quello della «violenza e dell’intolleranza». Le conseguenze del lockdown sono pesate soprattutto agli alunni con disabilità, a cui ora è prioritario garantire gli insegnanti di sostegno.

E sulle nuove tecnologie che hanno reso possibile la didattica a distanza precisa che «nulla potrà mai sostituire il contatto tra le persone, il tenersi per mano». Alle maestre che qualche ora fa nella terza elementare di Lozzo Atestino hanno spiegato che non ci si può prestare matite e pastelli, né mescolare con altre classi, Filippo, occhiali e ricci biondi sopra la mascherina ha risposto per nulla preoccupato: «Meglio di niente!», segno che le lezioni online, per quanto efficaci hanno pesato sull’emotività e un rientro in presenza, seppur con tutte le accortezze del caso, era quello che i ragazzi aspettavano. «Tuttavia la diffusione dello strumento digitale rappresenta un’opportunità che non va dismessa ma coltivata e inclusa nella didattica e nei percorsi formativi – prosegue al microfono Mattarella –. Conosco i ritardi e le difficoltà e so bene che vi saranno inevitabili polemiche. So anche che, in atto, vi sono risorse limitate. Ma un Paese non può dividersi sull’esigenza di sostenere e promuovere la sua scuola». «Oggi la riapertura della scuola è una prova per la Repubblica. Per tutti. Nessuno escluso» – conclude il presidente. Prima di lui aveva preso la parola la ministra Azzolina, bersaglio di critiche anche feroci a livello nazionale e visibilmente emozionata sul palco di Vo’. Per riassumere questi mesi cita il viaggio di Ulisse: proprio come l’eroe omerico, anche la comunità scolastica ha affrontato venti avversi, insidie, tempeste e peripezie per poi tornare alla sua Itaca. Oggi, 14 settembre, è il giorno dell’approdo ufficiale.

Alle 18.30 si spengono i riflettori sul cortile della scuola. Il presidente raggiunge piazza Liberazione, dove ad attenderlo ci sono circa 200 persone sedute in platea e almeno altre 500 dietro le transenne. Ascoltano con attenzione e le parole di Mattarella penetrano nel cuore di molti perché esprimono la vicinanza e il volto umano delle istituzioni. «Siete stati investiti per primi dal dolore di un lutto: la prima vittima, cui poi ne sono seguite altre due». I loro familiari sono seduti in prima fila: le mogli e le figlie di Adriano Trevisan, prima vittima di Covid-19 del mondo occidentale e dell’amico Renato Turetta. A Vo’ l’epidemia è iniziata con loro, i primi due casi diagnosticati quel fatidico 21 febbraio all’ospedale di Schiavonia. Adriano si è spento la sera stessa, Renato due settimane dopo, seguito dalla terza vittima Andreina Santimaria, di cui sono presenti i figli. Famiglie ferite a cui il presidente esprimerà il proprio cordoglio, una volta sceso dal palco, prima di ripartire per Roma. «Avete affrontato per primi in Italia, insieme agli altri comuni della zona rossa, l’impatto con questo pericolo improvviso, imprevisto, sconosciuto anche alla scienza – prosegue Mattarella rivolgendosi all’intera comunità collinare –. Grazie per la vostra serietà, per il vostro senso di responsabilità. Gli atteggiamenti e i sentimenti manifestati durante l’emergenza sono stati poi fatti propri da tutta Italia durante la chiusura totale delle attività. Siete stati l’avamposto del nostro Paese. Avete vinto questo scontro con la malattia».

Florindo Sinigaglia, 100 anni e mezzo e oggi in prima fila reggendosi al bastone, credeva di averle viste tutte. Invece dopo aver combattuto sul fronte balcanico durante la seconda Guerra Mondiale (ed essere stato ferito da due colpi di artiglieria) ha dovuto combattere anche contro questo nuovo nemico. Una guerra di trincea, stavolta, vinta barricandosi in casa. «Non l’ho mica preso, il virus!» – esclama orgoglioso. Oggi esce di casa per la prima volta dalla fine del lockdown, spiegano i familiari, fatta eccezione per i tre giri di tamponi a cui si è sottoposto. «È stata dura ma oggi è bello essere qui».

Vo’ è diventato simbolo di resilienza durante la pandemia: da focolaio del coronavirus che più di qualcuno considerata un covo di covo di appestati, tanto da rispedire indietro gli ordini di vino o da interrompere gli approvvigionamenti di farina per il panificio, a paese Covid-free capitale della scuola italiana. A ripercorre le tappe di un’epopea vissuta dai cittadini senza enfasi o retorica, ma sempre con dignità e compostezza, è il sindaco-farmacista Giuliano Martini: «Abbiamo volontariamente affrontato tre cicli di tamponi. Possiamo dire con orgoglio che la battaglia è vinta. Coloro che ci guardavano con diffidenza oggi tessono le lodi di un modello vincente». Un ingranaggio reso efficiente grazie al contributo di tutti, cittadini, istituzioni, aziende. «Ricordo il concittadino che ha finanziato con 100mila euro la ricerca dell’Università di Padova fatta qui a Vo’ e quel papà che accompagnando il figlioletto a fare il tampone, vedendolo intimorito lo ha incoraggiato dicendogli: “Fallo per l’Italia, fallo per il tuo Paese”».

Le paure ma anche il coraggio di questi bambini sono racchiusi nei due regali che il presidente porta con sé: il quaderno “Parole per vincere” con le filastrocche e i disegni a tema Covid realizzati dagli alunni, e il documentario “I bambini di Vo’”, presentato a margine della 77esima mostra del cinema di Venezia. Il terzo dono è un quadro del giovane artista euganeo Thomas Prearo. Sulla tela la sagoma rossa del Covid si dissolve lentamente, scacciato da un’esplosione di colori. Un’immagine “profetica” per il paesino collinare che prima di febbraio era famoso soltanto per essere la “Città del vino e della trachite”. E uno dei Comuni dello Stivale con il nome più corto. Oggi, nel giorno in cui l’Italia riparte dalla scuola, è il centro simbolico della penisola. L’esplosione di tinte “anticipata” dal pittore è quella delle bandiere tricolori immobili sui lampioni, su un cielo che si tinge di rosa mentre l’auto del presidente si allontana scortata dai lampeggianti e il sole scivola dietro i Colli.

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