Crocs e Comdata: un venerdì nero per Padova

Qualche timida speranza per la sede padovana di Comdata non basta a scongiurare le agitazioni e l'incontro in Confindustria gela i lavoratori Crocs: sui licenziamenti non si torna indietro.

Crocs e Comdata: un venerdì nero per Padova

Exo, la succursale italiana della multinazionale Crocs, non ritira i licenziamenti e non concede altro tempo. La notizia è lapidaria, i lavoratori di Maserà hanno fino a martedì per decidere se accettare o meno l'offerta di dodici mensilità pagate formulata dall'azienda produttrice dei famosi zoccoli in plastica.

Il clima è pesante, in questo venerdì padovano di inizio estate. I lavoratori dei call center di Comdata sono appena stati accolti in delegazione dal sindaco di Padova, Sergio Giordani, quando in Confindustria si inizia a discutere del caso Exo Italia.

Non c'è niente ad accomunare le due realtà padovane se non la rotta, la ritirata verso il miraggio dei minori costi. Fuggono le aziende dove il lavoro costa meno, abbandonano la piazza veneta per rifugiarsi altrove nella speranza di consolidare i propri bilanci già piuttosto floridi.

Scioperano in tutta Italia i lavoratori di Comdata, due ore per turno. Manifestazioni davanti al Bo e assemblea ad Asti, Ivrea e in ogni altra sede della multinazionale piemontese per solidarietà verso i lavoratori di Padova e Pozzuoli, a cui viene prospettata la serrata e il trasferimento in altri lidi.

Se per Comdata qualche speranza, nel breve termine, si può coltivare — almeno questo trapela dai bene informati vicini ai sindacati, che fanno notare come non si possa disattivare un sito di tale importanza dall'oggi al domani e che, con le commesse giuste, qualcosa si possa ancora negoziare — per Crocs la situazione sembra sempre più compromessa «non hanno alcun ritegno — spiega Marco Galtarossa della Cgil — non hanno a cuore niente di queste 56 persone che stanno perdendo il posto di lavoro. Noi rimaniamo fermi nella nostra posizione e andremo al Ministero alla ricerca di possibili percorsi alternativi coinvolgendo tutti, dalla Regione all'azienda che deve fare la sua parte ma ci serve più tempo».

L'unico rinvio che l'azienda accetterebbe riguarda proprio l'appuntamento di mercoledì al Ministero per lo Sviluppo Economico, che invece il sindacato non intende mancare «chiediamo il ritiro dei licenziamenti — continua Galtarossa — anche per avere più tempo a disposizione: la procedura si chiude il 15 agosto ed è ovvio che con questa spada di Damocle dei licenziamenti non è possibile trovare in tempo una soluzione alternativa».

Senza una crisi aziendale aperta con tutti i crismi, fanno notare da più parti, ai lavoratori di Exo non spetterebbero neanche tutti gli ammortizzatori sociali a cui avrebbero diritto, rendendo ancor più difficile accettare l'offerta di dodici mensilità pagate proposta dall'azienda.

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