Il videomessaggio che cambiò la politica

Con un video di nove minuti e 25 secondi, nel 1994, Silvio Berlusconi rivoluziona la politica e con essa la comunicazione. Ma Forza Italia, il partito delle "prime volte" che ha segnato la strada, in questa era digitale rincorre gli avversarsi. Antonio Palmieri, responsabile internet e nuove tecnologie del partito, racconta le strategie di oltre 20 anni di carriera di Berlusconi, nell'incertezza di un futuro che non permette di pensare a strategie programmabili.

Il videomessaggio che cambiò la politica

Una videocassetta contenente un messaggio di nove minuti e 25 secondi consegnata a ciascun telegiornale nazionale italiano.
Una cosa mai vista, un monologo altrettanto mai visto, pacificamente acclamato come spartiacque di una scena politica che, a metà degli anni Novanta, vive di un elettorato smarrito per l'eclissi dei partiti votati per oltre 40 anni, in uno scenario segnato da Tangentopoli e dalle stragi di mafia.
Un discorso sapientemente studiato, con un incipit a effetto («L’Italia è il paese che amo») e con una chiusura altrettanto pomposa per agganciare l’emotività dello spettatore, parlando di “nuovo miracolo italiano”.

Il 26 gennaio 1994, Silvio Berlusconi rivoluziona la politica o meglio “scende in campo”, per usare un prestito calcistico che da quel momento invade l’illibata orazione antecedente. Il messaggio alla Nazione che chiude col passato e proietta al futuro.

«Abbiamo davvero cambiato la comunicazione del nostro Paese, eravamo effettivamente all’avanguardia, abbiamo sdoganato la maniera di relazionare politica e popolo. Lo schema che noi abbiamo proposto – e che abbiamo visto ancora presente anche durante l’ultima campagna elettorale – era avere un unico leader con un programma definibile in pochi punti e sintetici, con una comunicazione semplice e chiara».

A ricordarlo è Antonio Palmieri che nel 1993 e, a soli 32 anni, fu scelto da Berlusconi per occuparsi di comunicazione e marketing politico, diventando successivamente il responsabile internet e nuove tecnologie di Forza Italia.
Berlusconi rappresentava l’impolitico, quello lontano dalla Prima Repubblica, in grado di trasmettere fiducia attraverso la televisione, panacea idealizzata per la casalinga o per il lavoratore della fabbrica appena rientrato a casa.
Senza un linguaggio “politichese”, ma con una semplificazione degli slogan e delle promesse, da “meno tasse per tutti” a “un milione di posti di lavoro”.

Il marketing a servizio del consenso. Qualcosa di classico, verrebbe da dire oggi, a guardare tutti i politici: in fondo dal Cavaliere, epiteto berlusconiano, al Capitano Salvini, le analogie sono lampanti.

La personalizzazione parte da qui e, come un meticoloso sarto meneghino, Antonio Palmieri sa che è essenziale cucire la comunicazione attorno a un candidato senza far avanzare l’orlo della manica: «Com’è sempre stato, i candidati cercano di usare al meglio le opportunità che vengono offerte. Uno dei fondamenti, a mio avviso, è che ognuno interpreta la comunicazione, anche social, in base a se stesso e in base alla propria misura. Non esiste un modo di comunicare esatto, diciamo che è più naturale e credibile vedere Salvini fare una diretta Facebook all’interno di un campo rom che non Berlusconi, perché a monte c’è una personalità differente».

Palmieri è un “eroe dei due mondi”, sa muoversi magistralmente tra old media e new media, riconosce l’avvento dell’era digitale e del web che non fa sconti – pur essendo “gratis” – a chi sbaglia a comunicare: nel 2013, ricorda, quando Berlusconi promise di restituire l’Imu, online si generò una catena di immagini ironiche con l’ex premier che consegnava cose strampalate agli italiani. Invece di contrastare l’attacco virale, l’entourage pensò di stare al gioco e la mossa funzionò.

Quest’anno, invece, Forza Italia ha rispolverato i cartelloni “6x3” da affiggere nelle città, come nel 2008 
Un passaggio anacronistico all’apparenza, un revival che aveva una motivazione di fondo: «Con un leader in campo da 24 anni, l’unica forma di comunicazione possibile era quella di puntare sull’”usato sicuro”. La realtà viene sempre prima della comunicazione, e in politica la realtà da tener conto è composta da diversi fattori: il sistema elettorale che impone un certo tipo di campagna; l’essere un candidato nuovo piuttosto che uno da più anni sulla scena; il fatto di essere sfidante rispetto agli uscenti; il contesto economico, sociale e anche internazionale».

Anche per questo Palmieri è guardingo nel pensare a idee che possano rilanciare Forza Italia, il partito delle “prime volte” che è stato davanti a tutti, prima di tutti. Perché tutto muta velocemente, uomini politici annessi: oggi potrebbero esser sufficienti meno di nove minuti e 25 secondi.

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