Istat: povertà assoluta in forte crescita. Prestazioni sociali aumentate di 37,6 miliardi di euro (+9,6%)

Rapporto sulla situazione del Paese. A maggio ci sono 735 mila occupati in meno rispetto a prima dell’emergenza. Cala il reddito disponibile, raddoppia la propensione al risparmio. Oltre 7 miliardi sono stati erogati nel 2020 con Reddito e Pensione di Cittadinanza; il Reddito di Emergenza ha invece interessato 425 mila nuclei familiari

Istat: povertà assoluta in forte crescita. Prestazioni sociali aumentate di 37,6 miliardi di euro (+9,6%)

“A metà del 2021, le conseguenze dell’emergenza sanitaria caratterizzano ancora il quadro economico e sociale. La recessione globale è stata violenta e di breve durata, con un rimbalzo favorito dalle misure di sostegno e una ripresa dell’attività economica in tutte le principali economie”. Così l’Istat, che lancia oggi il suo Rapporto il Rapporto annuale 2021 sulla situazione del Paese.
In ambito economico, l’Istat ricorda che il Pil italiano, dopo la caduta dell’anno passato (-8,9%) dovuta essenzialmente al crollo della domanda interna, è previsto in rialzo del 4,7% nel 2021. “Nel primo trimestre 2021 si registrano forti miglioramenti nella manifattura, nelle costruzioni e in alcuni comparti del terziario e anche le prospettive di brevissimo periodo sono decisamente positive”. Ma nonostante un moderato recupero occupazionale nei mesi recenti, a maggio ci sono 735 mila occupati in meno rispetto a prima dell’emergenza.
Per rendere possibili le misure di contrasto all’emergenza sono stati sospesi i vincoli del Patto di Stabilità e Crescita e il deficit pubblico è salito in Italia al 9,5% del Pil. I trasferimenti alle famiglie hanno limitato la caduta del reddito disponibile (-2,8%). Il calo dei consumi è stato ben più ampio di quello del reddito, di conseguenza il tasso di risparmio è quasi raddoppiato. I consumi sono scesi più nel Nord che nel Centro e nel Mezzogiorno. Nel complesso, la spesa per alimentari e per l’abitazione è rimasta invariata, mentre si sono ridotte molto quelle più colpite dalle misure restrittive sulle attività e dalle limitazioni agli spostamenti e alla socialità.
L’incidenza della povertà assoluta, misurata sui consumi, è in forte crescita, soprattutto nel Nord. Le misure di contenimento dell’emergenza sanitaria hanno modificato l’organizzazione dei tempi della popolazione, ma si osserva un graduale ritorno verso una quotidianità più vicina a quella pre-crisi.

La condizione economica e i tempi di vita delle famiglie

Secondo l’Istat, sulla base dei conti nazionali, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici nel 2020 si è ridotto del 2,8% (-32 miliardi di euro), quasi azzerando la crescita del biennio precedente. I consumi finali hanno subito una caduta di dimensioni molto più ampie (-10,9%) e mai registrate dal dopoguerra.
Il reddito primario delle famiglie è sceso di 92,8 miliardi di euro (-7,3%). I massicci interventi pubblici di redistribuzione hanno fornito un contributo positivo di circa 61 miliardi di euro, compensando due terzi della caduta e sostenendo il potere d’acquisto delle famiglie. A fronte della discesa molto più ampia della spesa, la propensione al risparmio è salita dall’8,1 al 15,8%.
Le prestazioni sociali sono aumentate di 37,6 miliardi di euro (+9,6%): tra le misure di sostegno al reddito, 13,7 miliardi sono andati alla copertura della cassa integrazione guadagni e 14 miliardi ad altri assegni e sussidi.
Oltre 7 miliardi sono stati erogati nel corso del 2020 attraverso Reddito e Pensione di Cittadinanza, con 1,6 milioni di nuclei familiari percettori, per un totale di 3,7 milioni di persone coinvolte. Il Reddito di Emergenza ha invece interessato 425 mila nuclei familiari.
Dall’indagine sulle spese per consumi la spesa media mensile familiare è di 2.328 euro mensili, in calo del 9% rispetto al 2019. Il dato medio in valori correnti ritorna al livello del 2000. “Il 2020 costituisce un episodio unico, in cui l’andamento dei consumi, dal punto di vista temporale, territoriale e di categoria merceologica, è stato determinato dall’evoluzione della crisi sanitaria e dalle misure di contrasto alla pandemia”, afferma l’Istat. La riduzione delle spese è stata più intensa nel Nord Italia (-10,2% il Nord-ovest e -9,5% il Nord-est), seguito dal Centro (-8,8%) e dal Mezzogiorno (-8,2% il Sud e -5,9% le Isole).
Restano sostanzialmente invariate la spesa per alimentari e abitazione, difficilmente comprimibili e solo marginalmente toccate dalle restrizioni agli acquisti. Le spese per altri beni e servizi sono crollate del 19,3%.
I cali maggiori riguardano quei capitoli di spesa sui quali le misure di contenimento hanno inciso di più: Servizi ricettivi e di ristorazione (-38,9%) e Ricreazione, spettacoli e cultura (-26,4); molto colpiti anche quelli più penalizzati dalle limitazioni alla circolazione e alla socialità: Trasporti (-24,6%) e Abbigliamento e calzature (-23,3%).
Le stime preliminari del primo trimestre 2021 indicano un calo ulteriore del 3,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La flessione continua a concentrarsi sulle spese diverse da quelle per prodotti alimentari e per l’abitazione (-7,5%).
Nel 2020, il calo della spesa per consumi riguarda soprattutto le famiglie più abbienti (-9%), che destinano più risorse proprio ai capitoli particolarmente penalizzati dalla crisi. Le famiglie meno abbienti, le cui spese sono molto più concentrate su consumi essenziali quali abitazione e alimentari, registrano, invece, una diminuzione complessiva del 2,7%.
Si riducono ulteriormente le già scarse risorse che le famiglie destinano ai consumi culturali, solo il 2,1% della spesa totale nel 2020. Cinema e spettacoli dal vivo hanno avuto 67 giorni di funzionamento ordinario, 134 di riaperture contingentate e 165 di chiusura totale. Per Musei e biblioteche ci sono stati 173 giorni di riaperture parziali e 126 giorni di chiusura totale.

Povertà assoluta in forte crescita

La povertà assoluta interessa nel 2020 oltre 2 milioni di famiglie (7,7% dal 6,4% del 2019) e più di 5,6 milioni di individui (9,4% dal 7,7%). Coerentemente con l’andamento dei consumi, la condizione peggiora di più al Nord che al Centro e nel Mezzogiorno. Nel Mezzogiorno vi è ancora i l’incidenza più elevata (9,4% l’incidenza familiare), nel Centro la più bassa (5,4%).
Le famiglie con persona di riferimento occupata sono state più colpite dalla crisi (incidenza familiare dal 5,5% al 7,3%). Le famiglie con persona di riferimento ritirata da lavoro restano, invece, quelle con la minore incidenza di povertà (il 4,4% nel 2020).
Per le famiglie con almeno uno straniero l’incidenza di povertà si attesta al 25,3%; tra queste, è al 26,7% per le famiglie di soli stranieri mentre scende al 6% tra le famiglie di soli italiani. La povertà colpisce le famiglie più numerose: 20,5% per quelle con cinque e più componenti e 5,7% per quelle di uno o due componenti.
“Rispetto alla crisi del 2012, il calo dei consumi e l’aumento della povertà registrati lo scorso anno sembrano più legati a vincoli oggettivi alla possibilità di spendere che a un deterioramento della capacità di spesa, molto contrastato dalle misure di sostegno ai redditi”, afferma l’Istat.
I cittadini percepiscono, comunque, un peggioramento delle condizioni economiche della propria famiglia nel 20,5% dei casi. L’età avanzata esercita un effetto protettivo: il 12% di chi ha 65 anni e più lamenta un peggioramento a fronte del 26,3% dei 35-54enni.
Più di una persona su cinque (22,2%) ha avuto difficoltà nel fronteggiare impegni economici; la quota è più alta nel Mezzogiorno (30,7%) rispetto al Nord (18,4%) e al Centro (17%). Il peggioramento delle condizioni economiche al Nord è più marcato di quello registrato nel Centro-sud, in coerenza con gli andamenti della spesa per consumi e della povertà assoluta.
Durante la seconda ondata epidemica, quattro cittadini su cinque continuano a ritenere utili le misure adottate e chiare le informazioni ricevute sui comportamenti da adottare. Il 93,2% ha fatto sempre uso di mascherine all’aperto, l’84% le ha usate sempre al chiuso in presenza di non conviventi.
Come nella prima ondata epidemica, l’Istat sottolinea che la rete informale di aiuto ha continuato a svolgere un ruolo di sostegno importante.
Oltre 9 persone su 10 possono contare sull’aiuto di qualcuno che sia un parente, un amico o un vicino in caso di necessità. Il 93,1% definisce buoni o ottimi i rapporti con i familiari conviventi. Tuttavia, il 14,9% esprime paura nel dire o fare qualcosa quando si trova in famiglia.
Durante la seconda ondata epidemica, il 12% dei cittadini (o un membro della loro famiglia) ha dovuto fronteggiare criticità tali da dover ricorrere ad aiuti economici, pubblici o privati, o alla vendita di beni di proprietà.
“In questa seconda fase emergono segnali di una transizione verso una quotidianità più vicina a quella pre-crisi, evidenzia l’Istat: ha lavorato il 31,5% dei maggiorenni (a fronte del 16,7% di aprile 2020) mentre il 58,3% ha effettuato uno spostamento per qualsiasi motivo (28% ad aprile 2020).
“Un altro segnale di ritorno alla normalità emerge dalla crescita significativa della quota di persone che non rilevano cambiamenti nel tempo dedicato ai diversi tipi di attività giornaliere rispetto al periodo precedente la pandemia”.

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)