L'urbs picta si arricchisce. Street Padova ad Arcella

In un continuo temporale che abbraccia sette secoli, dagli affreschi del Trecento a oggi, Padova si impreziosisce di nuovi linguaggi artistici e stilistici grazie a diverti interventi di street art. Dalla Biennale "Super Walls" (con opere realizzate con vernice anti-smog) al murale di Vesod che dialoga con il Compianto all'interno della Cappella degli Scrovegni, l'arte urbana offre nuovi percorsi per scoprire la città e differenti quartieri

L'urbs picta si arricchisce. Street Padova ad Arcella

Lo stacco tra una delle prime foto in bianco e nero e il presente è netto e marcato, non fosse per l’enorme quantità di colori utilizzati sapientemente dall’artista Tony Gallo per dipingere la facciata del cinema Rex, il più vecchio e longevo di Padova, in via Sant’Osvaldo. Nel colorare la facciata dello storico luogo – che nell’aprile 2018 ha festeggiato 60 anni di vita tra spettacoli, concerti, teatro per bambini, eventi, oltre naturalmente ai film – lo street artist ha scelto di raccontare una fiaba che si intitola Cappuccetto orso, una personale rivisitazione del più noto racconto popolare reso celebre dalle versioni di Charles Perrault e dei fratelli Grimm: la novella cappuccetto è la figura dipinta sulla destra che tiene nella mano un piccolo peluche in ricordo del suo grande amore perduto, il lupo, e accanto a lei si affianca un personaggio che, indossando un cappuccio colorato da orso, cerca di farla innamorare, celando però la sua ignota identità.

L’opera è una delle 20 realizzate all’interno della prima edizione di “Super Wall”, la biennale di street art nella quale 16 artisti italiani e francesi, dal 6 al 16 giugno, hanno dipinto grandi muri messi a disposizione da soggetti pubblici e privati tra Padova e Abano Terme. Un’operazione massiccia, la prima sul territorio per dimensioni ed eterogeneità stilistica in grado di dare prestigio e risalto, finalmente, ad artisti che tra le vie padovane sono attivi sin dai primi anni Novanta. Merito dell’intuizione di Carlo Silvestrin, gallerista della Cd Studio d’Arte in piazzetta Buonarroti nel quartiere Arcella, e della critica d’arte Dominque Stella: la loro è stata una chiamata alle armi non “bianche”, ma al contrario multi-cromatiche, un appello a cui hanno risposto il già citato Tony Gallo, Alessio-b, Gabriele Bonato, Psiko e gran parte del gruppo storico Ead (acronimo di Escuela Antigua Disciples) come Axe, Boogie, Joys, Made514, Orion, Peeta, Roulè e Yama. È intervenuta, inoltre, la crew La Crémerie di Rennes con Gloar, Fortunes, Mya e Hayku a creare un sodalizio tra Italia e Francia che prevede la partecipazione, a ruoli invertiti, a un’analoga manifestazione in programma a ottobre nella città d’oltralpe.

Arte e sostenibilità ambientale con spray anti-inquinamento

Dall’Arcella, soprattutto negli spazi dei Rogazionisti, passando per il palazzo davanti al tribunale, due supermercati Alì e la zona industriale di Padova, gli artisti hanno sfoggiato stili e tecniche differenti oggigiorno apprezzate in tutto il mondo, dalla Cina agli Stati Uniti. Ma oltre al valore culturale, l’iniziativa si è contraddistinta per la sua vocazione alla sostenibilità ambientale: per dipingere i murales è stata utilizzata, infatti, l’innovativa tecnologia italiana Airlite le cui pitture, attivate dalla luce, purificano l’aria depurandola dall’88,8 per cento degli agenti inquinanti.

Questi speciali colori, inoltre, neutralizzano gli odori, eliminano il 99,9 per cento dei batteri, prevengono le muffe, respingono la polvere e lo sporco e riducono i costi energetici fino al 50 per cento. Airlite, da tempo attiva a sostegno di iniziative che promuovono il tema della qualità dell’aria attraverso l’arte con il progetto “Air is art”, ha confermato che l’impatto della vernice utilizzata durante questa Biennale è equivalente all’abbattimento di emissioni di 156.220 auto euro 6 a benzina all’anno, oppure alla piantumazione di un bosco di alberi ad alto fusto di circa duemila metri quadrati.

«Padova è stata storicamente luogo di produzione artistica di writers, un coagulo di artisti che si muoveva al confine tra legalità e illegalità – racconta Andrea Colasio, assessore alla cultura del comune di Padova, tra gli organizzatori della biennale – Con questo progetto, pur mantenendo assoluto margine di libertà espressiva, gli artisti hanno trovato una collaborazione proficua mostrandosi alla città come validi attori per contrastare il degrado. Li considero all’interno del linguaggio contemporaneo dell’arte, in uno spazio urbano che si dilata perché non ha più i luoghi canonici della fruibilità del quadro o della scultura, ma ricca di palazzi o edifici abbandonati che diventano supporti potenziali per l’espressività artistica. Una nuova diffusività, certamente, ma mi permetto di dire che per Padova non è una novità in quanto storicamente città dell'affresco, non solo degli spazi interni, ma anche esterni come testimoniavano in passato i tanti portici o il battistero del Duomo».

Urbs picta e street art, un dialogo per creare nuovi percorsi d’arte

Del resto proprio come “Urbs picta” Padova si candida a inserire nella lista del patrimonio mondiale Unesco un sito seriale composto da otto luoghi del centro storico che conservano straordinari cicli pittorici ad affresco del Trecento. E sintesi perfetta della piena continuità, in una città che si evolve e si integra in nuovi linguaggi, è il murale dell’artista Vesod sulle facciate della torretta idrica di viale Codalunga, il cui intervento dialoga apertamente con la Cappella degli Scrovegni.

L’autore torinese ha reinterpretato una delle scene affrescate da Giotto, il Compianto sul Cristo morto: la sua opera, Compianto, tra spirito e materia, prende forma partendo sia da una riflessione stilistica, riprendendo l’innovativo dinamismo dell’iconografia giottesca, sia da un riflessione storica, legata alla committenza della Cappella stessa. L’opera di Vesod si sviluppa sulle due facciate principali della torretta: da una parte lo spirito, la chiave d’accesso all’infinito, dove lo sfondo si apre al cielo stellato, simbolo dell’arte del pittore fiorentino; dall’altra la materia, ovvero le monete scintillanti e la navata della Cappella che fanno da sfondo a un dinamico gruppo di figure in preghiera. «Mi interessava soffermarmi sulla figura di Enrico Scrovegni e sul rapporto ambivalente tra connessione e contrasto di materia e spirito – spiega Vesod – Come era solito fare Giotto nel dividere la scena in due spazi orizzontali, io ho suddiviso il lavoro in due lati verticali per dare risalto al personaggio Scrovegni che, pur essendo attaccato a beni terreni, con i propri averi ha eretto un’eredità che va al di là della materia stessa, ma si innalza a spirito artistico e di fede riconosciuto nei secoli».

Il moderno Compianto è stato l’epicentro di un progetto nazionale che ha visto in Padova, dal 23 al 27 aprile, il suo punto di arrivo: 40 giovani provenienti da tutta Italia hanno partecipato al programma Oculus, finanziato dal Dipartimento della gioventù della Presidenza del Consiglio dei ministri e guidato da Amesci e Inward con l’intento di formare nuove figure professionali nell’ambito della creatività urbana. 
Un ulteriore impulso a guardare, con occhi differenti, alla street art, un movimento che per sua stessa natura si impegna ad attivare un processo di democratizzazione dell'arte che trasforma spazi grigi e inizialmente periferici in nuovi punti centrali, seguendo percorsi e rotte che mettono in rete il centro cittadino e i quartieri limitrofi.

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