Lettera aperta di Medu a Draghi: “Migranti torturati in Libia”

L’associazione Medici per i diritti umani risponde alle parole pronunciate del premier in occasione della sua visita a Tripoli sottolineando ancora una volta come nei centri di detenzione del paese siano sistematicamente commesse violenze e abusi

Lettera aperta di Medu a Draghi: “Migranti torturati in Libia”

Una lettera aperta al premier Draghi sulle violazioni sistematiche dei diritti umani perpetrate in Libia contro migranti e rifugiati. A scriverla è l’associazione Medu, Medici per i diritti umani. “Signor Presidente del Consiglio – si legge nella lettera - è con stupore e grande preoccupazione che abbiamo appreso quanto da Lei dichiarato in occasione della sua visita a Tripoli e della soddisfazione che ha ritenuto di dover esprimere per ‘quello cha fa la Libia con i salvataggi’ e, più in generale ‘sul piano dell’immigrazione’, ‘con l’aiuto e l’assistenza dell’Italia’”. 

“A queste Sue dichiarazioni – prosegue il Medu - sentiamo il dovere di rispondere, ricordando le migliaia di testimonianze di persone sfuggite in questi anni agli atroci centri di detenzione e sequestro libici.Testimonianze raccolte dai medici, psicologi ed operatori socio-sanitari di Medici per i Diritti Umani che in vari progetti in Italia e in Niger prestano quotidianamente assistenza a migranti e rifugiati e che raccontano dei gravi crimini contro l’umanità commessi in Libia su vasta scala nei loro confronti. Atti ignobili come torture, stupri e violenze ai quali uomini, donne e bambini vengono sottoposti sistematicamente nei centri di detenzione ufficiali e non ufficiali, da parte di gruppi criminali, miliziani, soldati e funzionari di polizia spesso indistinguibili tra di loro. Violazioni commesse ripetutamente anche a seguito dell’intercettazione durante la tentata traversata del Mediterraneo da parte della Guardia costiera libica che riporta forzatamente i profughi inermi nei lager libici, nel corso di operazioni che hanno ben poco a che vedere con ‘salvataggi’, ma sono l’occasione di ulteriori soprusi e violenze nei loro confronti”.
 
“La Libia, Signor Presidente, non è un porto sicuro ma è tutt’ora La fabbrica della tortura  che Medici per i Diritti Umani denunciava nel suo rapporto pubblicato un anno fa che raccoglie oltre tremila testimonianze dirette sopravvissute all’inferno libico dal 2014 al 2020. Con l’intento di farle giungere la voce di queste migliaia di persone da noi incontrate, desideriamo inviarle insieme a questa lettera aperta il suddetto rapporto che documenta come in oltre il 90% dei casi, i migranti e rifugiati detenuti in Libia hanno subito torture e trattamenti crudeli, inumani e degradanti proibiti dalle Convenzioni internazionali, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dalla nostra Costituzione. Teniamo a precisare che i nostri operatori continuano anche in questi giorni a raccogliere testimonianze delle atrocità commesse in Libia la cui fedele veridicità è tragicamente certificata dalle gravi sequele fisiche e psichiche impresse nel corpo e nell’anima dei sopravvissuti”.
 
“Apprendiamo dalle Sue più recenti dichiarazioni di ieri in risposta ad una precisa domanda in conferenza stampa che durante la Sua visita a Tripoli ha anche auspicato nei colloqui bilaterali il superamento dei centri di detenzione per migranti. È questo un fatto certamente positivo ma del tutto insufficiente di fronte  alla gravità e alle dimensioni di una tragedia che rimarrà nella storia. Crediamo, Signor Presidente, che sia veramente il tempo di lasciar da parte un po’ di realpolitik e mettere  in campo per davvero quelle misure ‘umane, equilibrate ed efficaci’ a cui Lei stesso ha fatto riferimento”. “Auspichiamo, Signor Presidente – conclude il Medu - , che una maggiore consapevolezza del costo umano del sostegno incondizionato al Governo di Tripoli e dell’assistenza fornita alla Guarda costiera libica consentirà al suo Governo di adottare le misure indispensabili affinché l’Italia cessi di essere complice dei crimini contro l’umanità commessi in Libia”.

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)