Suor Maria Carola Cecchin. Donna di unione e di pace

Maria Carola Cecchin, suora originaria di Cittadella, è stata riconosciuta pochi giorni fa Serva di Dio da papa Francesco. Una vita spesa a inizio ‘900 nelle missioni del Kenya, quella di suor Maria Carola, che ha donato tutta se stessa per far conoscere Gesù ai popoli africani e riscattarli dalle condizioni di miseria. Consorella della congregazione del Cottolengo di Torino, è morta a 48 anni sulla nave che la riportava in Italia, il suo corpo “sepolto” nelle acque del Mar Rosso. «Una buona morte pagherà tutto» è stato il motto ricorrente della sua vita.

Suor Maria Carola Cecchin. Donna di unione e di pace

Maria Carola Cecchin, suora nativa di Cittadella, vissuta tra il 1877 e il 1925, è stata dichiarata Venerabile da papa Francesco. Il 23 novembre scorso il pontefice ha autorizzato la Congregazione delle cause dei santi a promulgare il decreto che attesta le virtù eroiche della Serva di Dio, appartenente alla famiglia religiosa di san Giuseppe Benedetto Cottolengo. Maria Carola ha trascorso gran parte della sua vita in Africa, nelle missioni del Kenya, dove ha testimoniato instancabilmente l’amore di Dio verso i più poveri dei poveri, donando, insieme ai servizi più urgenti, l’annuncio di Gesù quale unico salvatore dell’uomo. Ma chi era questa religiosa, nata e cresciuta in terra contadina veneta, e quali sono i motivi per cui le è stato riconosciuto il titolo di Venerabile?

Origini e professione religiosa

Maria Carola, il cui nome d’origine era Fiorina, nasce il 3 aprile 1877 a Cittadella, nell’attuale territorio della parrocchia di Laghi. È la quinta di otto fratelli e, dopo aver completato le scuole elementari, matura dentro sé la chiamata a una vita consacrata a Dio. Inizialmente si avvicina all’istituto delle Suore Dorotee di Vicenza, dove era presente anche una sorella maggiore. Per un malinteso con la madre generale, però, che sospetta una salute cagionevole della giovane, non entra a farne parte. Maria Carola non si scoraggia e si affida alla volontà del Signore. Di lì a poco, grazie ai contatti di un cappellano della zona, si trasferisce, non ancora ventenne, a Torino dove si trova la Piccola Casa della Divina Provvidenza, il “Cottolengo”. Qui veste l’abito religioso e nel 1899 emette la professione. Negli anni seguenti si occupa soprattutto di servizio in cucina e si dedica alla preghiera. La sua vocazione profonda è donarsi, amare Dio e le anime; sogna, soprattutto, di diventare missionaria.

Vocazione che diventa azione

Nel gennaio 1905 parte per il Kenya, dove le suore sono richieste per coadiuvare i preti missionari già presenti. Insieme ad altre consorelle, è tra le prime donne a compiere quest’avventura: solo le suore comboniane, infatti, erano già nel continente africano. Alta, robusta, dal passo lungo, suor Maria Carola si mette subito all’opera. A Iciagaki, la prima missione dove presta servizio, raccoglie attorno a sé la piccola comunità, occupandosi delle loro anime ma anche di attività pratiche: rende abitabile la casa, che è poco più di una baracca, coltiva l’orto, abbellisce il cortile. Il suo motto, in lingua dialettale, è «’Na bônamort a pagràtut», una buona morte pagherà tutto. Si dimostra donna saggia e prudente, attiva, ricca di pietà.

Quando ha sistemato un po' le cose e le sembra di poter cominciare una normale vita missionaria, le giunge la richiesta di partire per un’altra missione, a sostituire due consorelle partite per l’ospedale da campo. È infatti il momento drammatico della guerra 1915-1918. Poi gli spostamenti si susseguiranno verso missioni sempre nuove. Lei nelle difficoltà canterella: «'Na bônamort».

Viaggio di rientro e morte

Dopo vent’anni passati in Africa, diventata nel frattempo superiora, Maria Carola si imbarca su un piroscafo per tornare in Italia. È il 1925 ed è tra le ultime sorelle a lasciare le missioni. La religiosa è provata da una grave infiammazione contratta in quelle terre, e il 13 novembre, a 48 anni, il suo fisico non regge, lasciandola priva di vita. I funerali vengono celebrati a bordo, con i soldati, il capitano, un medico, la consorella Crescentina Vigliano. La salma viene poi deposta sulle acque del Mar Rosso.

Santità

«Suor Maria Carola ha incarnato perfettamente le tre virtù teologali: fede, speranza e, soprattutto, carità – racconta Antonietta Bosetti, suora postulatrice della causa – Non amava molto parlare, preferiva operare concretamente, desiderava far conoscere Gesù e assicurare più persone possibili al Paradiso. Con la sua opera missionaria, di evangelizzazione e promozione sociale, ha anticipato i tempi, portando unione e pace ovunque. Era sempre all’opera, insegnava alle catecumene e faceva la massaia. Intelligente, sempre sorridente, ha saputo sacrificarsi rappresentando l’eroicità del dono. Per noi è un vero gioiello».

«Vivo e condivido lo stupore per il riconoscimento delle virtù vissute in modo eroico da questa nostra sorella – aggiunge madre Elda Pezzuto, superiora generale delle suore del Cottolengo – il dono della chiamata alla vita consacrata cottolenghina è cammino certo di santità un secolo fa come ora: essere donna nella Chiesa e donare tutta se stessa nel vivere e testimoniare l’Amore di Dio per ogni uomo e donna ed essere ovunque evangelizzatrici credibili. Deo gratias».

Causa di postulazione

«La notizia della canonizzazione è stata per tutti noi una felice sorpresa – commenta don Luca Moretti, parroco del Duomo di Cittadella – un dono grande e un impegno a far conoscere ai parrocchiani la figura di questa suora, che è stata battezzata proprio qui, nella nostra chiesa».
Il decreto ufficiale, emesso dal Vaticano, dovrebbe pervenire alla congregazione torinese proprio in questi giorni. La causa è partita sei anni fa su impulso delle comunità del Kenya, dai luoghi dove la religiosa è stata amata ed è ancora vivo il suo ricordo. L’inchiesta diocesana è stata aperta a quasi 90 anni dalla morte, un tempo lungo, giustificato forse dall’insegnamento di san Cottolengo, che non voleva per i suoi figli la santità dell’altare, ma l’eroicità del quotidiano.

Gran parte della vita di suor Maria Carola è stata ricostruita grazie a suor Scolastica Piano, consorella missionaria con lei in Africa, che un anno dopo la morte ha raccolto le testimonianze di chi l’ha conosciuta. La biografia è stata poi pubblicata con il titolo Soavi memorie di Suor Maria Carola Vincenzina del Beato Cottolengo nella Piccola Casa della Divina Provvidenza in Torino.

Miracoli
Suor Maria Carola ha già fama di santità, molte sono le grazie che le sono attribuite. Al verificarsi di un miracolo per sua intercessione, il papa potrebbe dichiararla beata. Un presunto fatto miracoloso, inspiegabile scientificamente, sarebbe già avvenuto. Ora si dovrà procedere alle analisi, discussioni e confronti da parte degli esperti della Congregazione delle cause dei santi. Dopo un secondo miracolo, il papa dichiara la beata definitivamente santa, dando così conclusione al processo di canonizzazione e iscrivendo il nome nel canone (elenco) ufficiale dei santi venerati dalla Chiesa. La data della festa liturgica coincide con il giorno della morte, considerato in realtà la nascita alla vita eterna.

Un nipote custodisce un suo crocifisso

Degli effetti personali di suor Maria Carola non è rimasto molto. La famiglia di un nipote serba con cura un suo crocifisso di medie dimensioni. A Torino sono conservate anche alcune sue lettere e un libretto lo studio lingue straniere.

La morte

Suor Crescentina Vigliano, rimasta con suor Maria Carola fino alla fine, scrive dei suoi ultimi attimi di vita «baciò con fede ed ardore intenso il Crocifisso che le posai sulle labbra, mi guardò con un bel sorriso e, fatto un gran segno di Croce, mentre il suo volto s'irradiava di una gioia inesprimibile, come assorta in una cara visione, mormorò: “Sì, Gesù sono tua... tutta tua... Mamma mia, Maria, presentami Tu a Gesù... Ti amo... Ti desidero... voglio venire con Te... con Te in Paradiso...”. Dolcemente chinò il capo e spirò».

Copyright Difesa del popolo (Tutti i diritti riservati)