Accorciare le distanze tra noi e la memoria: l'opera di Joys dialoga con l'insegna di un barbiere nel centro di Padova che non c'è più

Nel cuore di Padova, appena al di qua delle piazze, resiste una vecchia insegna scrostata, quella del barbiere Nando Greco, scomparso nel 2017. Sulla serranda, l'opera del writer Joys vuole creare un collegamento e accorciare, questa volta non i capelli o la barba, le distanze tra le epoche e la memoria giocando tra le sue tipiche forme geometriche e il più caratteristico attrezzo di ogni barbiere, un paio di forbici, visibile seguendo le linee di scale di grigio che squarciano il resto della composizione azzurra. 

Accorciare le distanze tra noi e la memoria: l'opera di Joys dialoga con l'insegna di un barbiere nel centro di Padova che non c'è più

Le strade dialogano in un processo continuo di stratificazioni , incroci, insegne sbiadite e abitudini smarrite. I segni del quotidiano e dell’ordinario si sovrappongono, altre volte cancellano tracce passate della memoria, oppure in qualche vitale circostanza dialogano tra loro. Uno è esaltazione e forza dell’altro, del ricordo.

Passiamo davanti a luoghi carichi di storia, anche semplicemente della nostra intima storia, ma che il tempo oramai nasconde ai nostri occhi: quante botteghe chiuse, quanti mestieri perduti e quante storie di uomini e donne che hanno reso vitale la città si stanno dimenticando?

Il dialogo tra una vecchia insegna e l'intervento di un'artista sulla serranda del negozio

In via Gritti, nel cuore di Padova, appena al di qua delle piazze, resiste un’insegna “Barbiere”, con la vocale “a” pressoché illeggibile, scrostata, ma c’è, esiste. La serranda è abbassata, immagine di un uomo che non c’è più: Fernando Negro, conosciuto come Nando, nome e cognome del Sud Italia, come le sue origini, figlio di commercianti, si è trasferito a Padova negli anni Sessanta e per una vita, la sua vita, ha tagliato capelli e barba nella sua bottega. È morto nell’agosto del 2017, a soli 67 anni, a causa di una malattia e per lo stesso motivo l’anno prima aveva deciso a malincuore di posare rasoi e forbici.

Forbici Joys (1)

Chi ci passa ogni giorno vede quella saracinesca discreta e camuffata come un qualsiasi garage che potrebbe ospitare una delle nostre qualsiasi automobili, ma da oggi gli sguardi frettolosi possono essere sorpresi da una nuova storia  raccontata da quella serranda: 

l’intervento dell’artista Joys  vuole creare un collegamento e accorciare, questa volta non i capelli o la barba, le distanze tra le epoche e la memoria giocando tra le sue tipiche forme geometriche e il più caratteristico attrezzo di ogni barbiere, un paio di forbici, visibile seguendo le linee di scale di grigio che squarciano il resto della composizione azzurra.

L'incontro tra il luogo e l'artista: l'ispirazione e l'opera

Un abbraccio tra classico e contemporaneo, tra la città antica e quella più moderna, un invito a fermarsi a guardare oltre la nostra consuetudine e a ricordare la memoria dei luoghi e delle persone che vivono attorno noi. E ad apprezzare anche il gesto di Ennio, titolare dell’enoteca Straβe che sorge accanto al vecchio barbiere e che di quel salone ne ha fatto un magazzino, ma ha voluto lasciare l’insegna lì dov’è.

Forbici Joys (2)

«È un augurio anche a tutte le piccole attività che stanno vivendo un momento difficile a causa dell’emergenza sanitaria – racconta Marcello Gasparini di Alternative Padova , gruppo informale che con i suoi tour promuove la conoscenza approfondita e d’avanguardia delle opere di writing e street art di Padova e dintorni – Si legge spesso che la street art valorizzi luoghi in stato di abbandono, ma il più delle volte questa frase è utilizzata per edulcorare l’abitudine diffusa di sfruttare gli artisti come imbianchini per colorare, a pochi soldi, muri scrostati o anonimi. A volte, invece, se non ci sono troppi vincoli o mediazioni l’incontro tra il luogo e l’artista fa nascere un dialogo metaforico che restituisce uno scambio reciproco: l’ispirazione e l’opera».

“Accorciando le distanze tra noi e la memoria”, proprio quello che Joys ha scritto ai piedi della sua opera.

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