Bambini di Chernobyl, accoglienza sospesa. Le famiglie italiane: “Vogliamo riabbracciare i nostri figli"

Da marzo 2020 fermi i programmi di accoglienza umanitaria per i bambini bielorussi che venivano ospitati regolarmente nel nostro paese. La denuncia: “Non si spezzano solo i legami affettivi, sono ragazzi con problemi, così si blocca anche il loro percorso terapeutico”. Domani manifestazione a Roma

Bambini di Chernobyl, accoglienza sospesa. Le famiglie italiane: “Vogliamo riabbracciare i nostri figli"

“Da oltre dieci anni con la mia famiglia accolgo, per un periodo di circa quattro mesi l’anno, bimbi bielorussi che vivono in condizioni di particolare difficoltà, spesso con problemi di salute o bisogni speciali. Per oltre sei anni ho accolto Igor, un bimbo orfano, ospite dell’Istituto speciale di Vileika. Dal marzo del 2020, quando il ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha sospeso i programmi di accoglienza, propagandandone di volta in volta la sospensione temporanea, per motivi sanitari, questi bambini attendono invano di tornare ad abbracciare le loro famiglie italiane, le loro uniche famiglie”. La denuncia è contenuta in una lettera indirizzata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per chiedere lo sblocco degli arrivi dei cosiddetti “bambini di Chernobyl”, i bimbi bielorussi nati dopo il disastro nucleare del 1986 e ospitati da anni nell’ambito dei programmi di accoglienza umanitaria, attivi nel nostro paese. In tutto circa settemila ragazzi, che vivono nel nostro paese per un massimo di quattro mesi. A causa della pandemia di Covid-19, però, il progetto umanitario è stato bloccato e ora le famiglie, che negli anni hanno costruito legami affettivi con questi bambini, chiedono al Governo di permettere loro di riabbracciare quelli che considerano i loro figli. 

Per questo, domani 11 maggio è prevista una manifestazione sotto il ministero della Salute, a piazza Castellani, a Roma. Per le norme legate al Covid sarà presente solo una rappresentanza di 30 famiglie. “In questi mesi a nulla sono valsi le lettere, gli incontri, le interrogazioni parlamentari per riattivare i programmi umanitari - spiegano in una nota le 750 famiglie riunite nell’associazione Puer -. C’è anche la completa disponibilità del Governo bielorusso. Solo due settimane fa, anniversario di Chernobyl, il protocollo sanitario messo a punto dal Cts con una gestazione lentissima (dallo scorso ottobre), è approdato sul tavolo del Ministro della Salute, e non c'è ancora una risposta. La sensazione è che il problema sia più politico che sanitario e che si lascino di nuovo scadere i termini, come avvenuto la scorsa estate. Le famiglie sono stanche di attendere, per questo domani scendiamo in piazza”. 

I ragazzi ospitati in Italia nell’ambito del progetto arrivano con un visto turistico, per questo la loro permanenza può essere al massimo di quattro mesi: di solito tre mesi estivi e un mese durante le festività di Pasqua o Natale. Lo scorso anno i protocolli per l’arrivo dei ragazzi non sono stati attivati, ora in vista dell’estate le famiglie chiedono alle autorità preposte di attivarsi in fretta. “Dovrebbero arrivare il 1 giugno ma siamo già al 10 maggio e nulla si è mosso - spiega Annalisa Mancini, che da 8 anni ospita nella sua famiglia un bambino bielorusso - Non capiamo quale sia il reale impedimento: potrebbero già arrivare facendo la quarantena e il tampone”. 

Per molti di questi ragazzi non si sta spezzando solo il legame affettivo con le famiglie affidatarie ma anche il percorso terapeutico. Molti di loro hanno problemi di carattere psicologico, alcuni hanno anche delle patologie o disabilità fisiche. Per questo in Italia sono seguiti da specialisti. L’interruzione delle accoglienze significa anche l’interruzione delle cure. “Temiamo che scadano di nuovo i termini e i ragazzi non riescano a venire neanche quest’estate. Quando non sono con noi vivono negli orfanotrofi - aggiunge Mancini -. Questo è un problema, non si sta agendo nell’interesse superiore di questi minori”. 

Copyright Difesa del popolo (Tutti i diritti riservati)
Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)