Bambini di Chernobyl, si sblocca la procedura: “Primo passo per riaprire le accoglienze umanitarie”

Il Comitato tecnico scientifico ha firmato il protocollo sanitario che consente di far ripartire il progetto che da anni permette di ospitare in Italia i ragazzi bielorussi. Il protocollo verrà ora inviato al Ministero degli Esteri e all’ambasciatore italiano in Bielorussia

Bambini di Chernobyl, si sblocca la procedura: “Primo passo per riaprire le accoglienze umanitarie”

Dopo mesi di stallo si è sbloccata oggi la procedura per le accoglienze umanitarie dalla Bielorussia all’Italia, ferme da un anno e mezzo causa Covid-19. Il Comitato tecnico scientifico ha firmato il protocollo sanitario che consente di far ripartire il progetto che da anni permette di ospitare in Italia (per un massimo di 4 mesi) i cosiddetti bambini di Chernobyl. Il protocollo verrà ora inviato al Ministero degli Esteri e all’ambasciatore italiano in Bielorussia. Quando anche le autorità bielorusse avranno dato l’assenso alla riapertura, i ragazzi potranno tornare nel nostro paese. 

Quello di oggi è un primo importante passo, aspettiamo a breve la risposta dalle Autorità bielorusse - sottolinea Sergio Di Cicco, presidente di Puer l’associazione delle famiglie accoglienti, che per prima si è battuta perché i ragazzi potessero tornare nel nostro paese -. Ora stiamo aspettando l’ordinanza del ministro Speranza e che la procedura passi al ministero degli Esteri. Poi si aprirà il dialogo con la Bielorussia. Intanto però possiamo dire che la parte italiana ha fatto il suo dovere. Era quello che chiedevamo in tutte le sedi a parlamentari. Ora, da parte nostra c’è la volontà di riaprire, con la massima sicurezza”. 

Per ora non è chiaro se, una volta completata la procedura, le accoglienze potranno ripartire già da quest’estate. “Da parte dei ministeri c’è la massima volontà a superare i tempi tecnici per le autorizzazioni al progetto - aggiunge Di Cicco -. Per ora però abbiamo detto alle famiglie di essere caute, non vogliamo alimentare false speranze, soprattutto nei bambini”.  

I bimbi bielorussi, nati dopo il disastro nucleare del 1986 e ospitati da anni nell’ambito dei programmi di accoglienza umanitaria, sono in tutto circa settemila. Negli anni le famiglie che li accolgono hanno costruito legami affettivi con questi bambini, li considerano i loro figli. Alcuni di questi ragazzi, inoltre, hanno problemi sanitari o di disabilità: per loro, dunque, non si sta spezzando solo il legame con le famiglie affidatarie ma anche il percorso terapeutico. In Italia sono seguiti da specialisti, l’interruzione delle accoglienze significa anche l’interruzione delle cure. 

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)