Infanzia, con la pandemia impossibili da soddisfare anche le esigenze basilari

I dati e le considerazioni dell’Atlante dell’infanzia a rischio di Save the Children. Aumentate le disuguaglianze per quel che concerne la capacità di spesa delle famiglie. Ambiente: In Italia quasi 2 milioni di minori (il 21,3% del totale) che vivono in aree inquinate e nel 2020 circolavano oltre 4 autovetture per ogni minore residente

Infanzia, con la pandemia impossibili da soddisfare anche le esigenze basilari

Le diseguaglianze sociali si traducono non soltanto in mancanza di opportunità educative per milioni di bambini ma anche nell’impossibilità di soddisfare esigenze basilari: già nel 2019 l’indagine Eu-Silc Eurostat certificava in Italia un tasso di povertà alimentare delle bambine e dei bambini tra 1 e 15 anni del 6%. Nel 2020, l’anno della pandemia, i dati sulla spesa delle famiglie con figli minorenni mostrano differenze notevoli tra quelle più ricche e quelle in condizione di povertà: al Nord la spesa alimentare media mensile di una famiglia benestante era di 913 euro, due volte e mezzo quella di una famiglia del quinto meno abbiente, che spendeva 380 euro. Al Centro la differenza aumenta e nel Mezzogiorno si allarga passando da 1267 euro per le famiglie più abbienti a 442 per quelle più povere. Per il quinto di famiglie più in difficoltà, la spesa alimentare e quella per l’abitazione, incluse le bollette, occupa la gran parte del bilancio familiare, lasciando poco e niente per spese importanti per la cultura, lo sport, la salute e per l’istruzione dei figli. Proprio su queste voci di spesa ‘educative’ e generative la forbice tra famiglie benestanti e in difficoltà si allarga drammaticamente, segnalando anche un possibile divario di offerta territoriale di opportunità legato ai luoghi in cui crescono i bambini, laddove le famiglie più povere sono più concentrate nelle cosiddette “periferie educative”. E’ quanto riportato dall’Atlante dell’infanzia a rischio di Save the Children, dal titolo “Il futuro è già qui”.

“Con la pandemia i divari nelle opportunità di crescita si sono ampliati, non solo lungo la linea geografica nord sud, ma anche all’interno delle regioni più sviluppate, nelle grandi città come nelle aree interne - spiega Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia- Europa di Save the Children -. Quella descritta dall’Atlante è una geografia dell’infanzia che svela ingiustizie di opportunità, di diritti e di futuro. Il punto di svolta per invertire la rotta è il Pnrr, combinato alla nuova programmazione dei fondi europei e alla Child Guarantee, un investimento complessivo sull’infanzia che non ha precedenti dal dopoguerra. Ma se l’impiego di queste risorse sarà volto a rafforzare solo i territori più attrezzati e verrà tutto deciso dall’alto, senza un coinvolgimento delle comunità locali e degli stessi ragazzi e ragazze, il rischio reale è quello di migliorare gli indicatori nazionali senza tuttavia ridurre – anzi aggravando – le disuguaglianze. E’ un rischio concreto, se si considerano i primi bandi sugli asili nido che hanno tagliato fuori molti territori più deprivati. Inoltre gli investimenti nelle infrastrutture previsti dal Piano vanno subito collegati ad un aumento permanente della spesa per i servizi, se non vogliamo trovarci, come già successo in passato, di fronte ad asili nido nuovi di zecca che restano chiusi per mancanza di personale. Occorre fare dunque del PNRR non un insieme di progetti, ma una nuova direzione di marcia per il paese, dove i diritti di tutti i bambini, le bambine e gli adolescenti siano messi al primo posto delle politiche”.

La sfida ambientale

Crisi climatica, rischio ambientale, Green Deal europeo sono ormai entrati nella narrazione quotidiana trasformando parole e inquietudini che fino a poco tempo fa erano appannaggio di una ristretta cerchia di esperti, in un allarme globale. L’Unione Europea ne ha fatto uno dei pilastri del Pnrr e i giovani continuano a scendere in piazza sotto la spinta di Greta Thumberg e degli altri leader del movimento Friday For Future.

I ragazzi ormai non abitano più le città ma i loro ‘contenitori’, come la casa, la scuola, i luoghi dello sport e quelli della famiglia – si afferma -. Hanno scarsa mobilità, hanno perso la dimensione urbana e vivono in una sorta di bolla di sicurezza che non li porta lontano da casa, con il rischio, per molti, di vivere segregati in periferie prive di opportunità”.
In Italia, sono quasi 2 milioni i minori (il 21,3% del totale) che vivono in aree inquinate e dove, nel 2020, circolavano oltre 4 autovetture per ogni minore residente. Sempre nel 2020 sono stati iscritti all’anagrafe 404.104 nuovi nati e immatricolate 1.437.259 vetture, 3,5 per ogni nuovo nato. Un dato, quello della motorizzazione privata, che va confrontato con quello relativo, ad esempio, alla disponibilità di autobus per il trasporto pubblico locale, fondamentale per la mobilità degli adolescenti, che è in media di 76 mezzi ogni 100 mila abitanti. Tra questi ancora troppo pochi sono gli autobus di nuova generazione, cioè a basse emissioni. Sono conseguentemente pochissimi i bambini e i ragazzi tra i 6 e i 17 anni che utilizzano solo mezzi di trasporto pubblici per andare a scuola: poco più di uno su 4 (25,9%), con la percentuale che scende a meno di uno su 5 al Sud e nelle isole (18,6%).

La sfida della cittadinanza scientifica

Chi cresce oggi in un mondo tanto complesso, è immerso nella comunicazione pubblica della scienza e questi mesi di pandemia hanno spinto tutti, e in particolare i più giovani, a confrontarsi con temi di divulgazione scientifica sempre più significativi nelle nostre vite. L’inedita indagine Ipsos realizzata per Save the Children sulla “Cittadinanza scientifica – opinioni e attitudini dei giovani relative alla scienza ai tempi del Coronavirus” mostra la grande consapevolezza dei giovani del ruolo della scienza. Circa 8 su 10 pensano che la scienza sia basata su dati e non su speculazioni e sia orientata al bene comune e non all’interesse di pochi. Quasi 9 su 10 pensano che studiare materie scientifiche serva a capire meglio il senso di quello che ci circonda e l’87% dichiara di apprezzare abbastanza o molto le materie scientifiche, con un maggior gradimento dei ragazzi (92%) rispetto alle ragazze (81%). Le ragioni di chi non condivide questo interesse sono molteplici: il 58% di quelli a cui non piacciono dice che sono troppo difficili, mentre il 48% sostiene di non aver mai avuto insegnanti che li hanno fatti appassionare. Quando guardano al loro futuro, tra chi immagina di proseguire gli studi, 2 su 3, il 67%, pensa di iscriversi a una facoltà a indirizzo scientifico. Solo il 7% delle ragazze vorrebbe iscriversi alle facoltà di matematica e fisica, rispetto al 16% dei ragazzi.

Ma a cosa serve studiare la scienza se non a trovare un modo per affrontare le grandi sfide che ci attendono? Oggi – secondo le ragazze e i ragazzi intervistati – i temi da affrontare per la scienza sono la pandemia (54%), la lotta al cancro (38%), lo smaltimento dei rifiuti (32%), la produzione di energia sostenibile (31%) e la fame nel mondo (29%).
Ma nei prossimi dieci anni, ragazze e ragazzi indicano priorità differenti immaginando che tra i problemi più urgenti vi saranno l’invecchiamento della popolazione (33%), la produzione di energia sostenibile (32%), le diseguaglianze economiche (27%). Pensano dunque ai grandi temi, i giovani, e alla domanda su chi sentono che rappresenti meglio le loro idee per il futuro della società, la fiducia ricade sulle Ong e le organizzazioni di volontariato (35%), i movimenti come Friday for Future o Black Lives Matter (27%), meno sugli influencer (19%) e solo per il 10% su alcuni partiti politici. “Si tratta di giovani che intendono impegnarsi e hanno voglia di fare, una tendenza che va al di là delle affermazioni di opinione, ma che è confermata dai dati relativi al loro impegno concreto: in Italia nel 2020 il 10% degli adolescenti tra i 14 e i 19 anni ha svolto attività gratuita presso associazioni di volontariato e la loro partecipazione civica e politica in un anno è salita dal 36,8% (2019) al 45% (2020)”.

Copyright Difesa del popolo (Tutti i diritti riservati)
Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)