Robinson Crusoe, l’uomo nuovo. Trecento anni fa il romanzo che, pur un'isola deserta, parlava di borghesia e di Dio

Nel 1719 usciva quello che molti considerano il primo romanzo moderno, che rivela le contraddizioni della nuova borghesia, tra ricerca di una fede più profonda e lotta per la sopravvivenza.

Robinson Crusoe, l’uomo nuovo. Trecento anni fa il romanzo che, pur un'isola deserta, parlava di borghesia e di Dio

Il romanzo ha una lunga storia alle spalle. Un tempo era quasi unicamente “romance”, racconto di eventi improbabili, mitici, con interventi di eroi e divinità. Poi il lento avvio di una classe che lavorava, che andava in giro a vendere, che conosceva realmente come erano fatti i luoghi lontani, ansiosa non solo di guadagni ma pure di nuove conoscenze, portò al “novel”, vale a dire una storia che potrebbe parlare anche di noi. C’è stato però un periodo di confine, assai fluido, in cui il novel nascente era ancora avido di avventure esotiche e mirabolanti, ma plausibili per un buon borghese che avesse senso pratico, capacità di adattamento e coraggio da vendere.

Il nuovo lettore dava un’occhiata ai primi giornali nelle botteghe e nei caffè: la notizia che un naufrago, tal Alexander Selkirk, fosse riuscito a sopravvivere in un’isola al largo delle coste cilene per ben cinque anni, colpì molto l’opinione pubblica. Colpì pure uno che di avventure, anche poco lecite, se ne intendeva, Daniel Defoe, che dopo una serie di disavventure anche legali aveva deciso di mettersi a scrivere romanzi. Assai suggestionato dalla storia del marinaio nell’isola che – guarda caso – sarà poi ribattezzata Robinson Crusoe, scrive di getto, esattamente trecento anni fa, “La vita e le strane, sorprendenti avventure di Robinson Crusoe, di York, marinaio”.

Il libro, non firmato (Defoe ne aveva fatte di cotte e di crude) ebbe un grande successo, e, pochi lo sanno, conobbe anch’esso una sorta di sequel. Ma solo il primo Robinson rimane nella storia della letteratura, e non solo quella per ragazzi. Perché non è unicamente il diario di una avventura più che ventennale in un luogo selvaggio tra pirati e cannibali, ma l’immagine stessa di una tipologia sociale. Non è vero che rappresenta l’affermazione di una nuova classe, come alcuni hanno sostenuto: il padre di Robinson è già di per sé un borghese benestante, ed è consapevole di esserlo. È un tedesco il cui vero cognome è Kreutzner, che si è arricchito con il commercio, si è sposato con una Robinson e si è stabilito a York. Il ragazzo è quindi di per sé un borghese, e però vuole conoscere e rischiare di persona, perché il benessere anonimo e freddo gli rivela i rischi di non-senso nascosti dietro quel tipo di vita. E allora decide di partire e di affrontare i rischi di un nuovo inizio. Il sospetto che ci sia qualcosa di religioso in questo romanzo è più di un semplice sospetto. Robinson si rivolge spesso a Dio, dapprima in modo automatico, invocandolo nei momenti di pericolo, ma poi, quando la sua solitudine è al riparo dai pericoli immediati, inizia a maturare la consapevolezza della superficialità della sua fede. La conoscenza di un giovane antropofago che salva da altri cannibali lo porta a riflettere su cosa significhi quella sua vita lontano dalla cosiddetta civiltà.

Ritiene che Dio abbia voluto soddisfare la sua sete di conoscenza portandolo indietro nel tempo e consegnandogli, novello Adamo, un nuovo Eden, che nasconde però degli inciampi: soprattutto quello di lasciarsi prendere dallo sconforto o quello di sfruttare l’adorazione di Venerdì per ergersi a novello dio. Robinson riesce a rimanere uomo, a capire i limiti che la creazione ha posto a questa condizione e ad accettarli. Combatte per la sua sopravvivenza, uccide, rischia di essere ucciso, riesce a tornare. È il ritratto di una nuova borghesia più intraprendente e più consapevole dei rischi che comporta la sua espansione, e quei rischi erano anche uso “razionale” ed economicistico della schiavitù, accettazione dello scontro per la delimitazione del territorio, etnocentrismo.  La nostalgia dell’eden perduto che alla fine coglie il protagonista, rivela, come accade nel romanzo moderno (iniziato proprio, secondo alcuni, da Robinson Crusoe), le contraddizioni dell’essere umano.

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Fonte: Redattore sociale