Il presepe vivente di Villaga. Il più grande presepe vivente del Nordest: oltre 8 mila presenze per "l'Albero della vita"

Ha confermato di essere il più grande presepio vivente del Vicentino, come pure dell’intero Nordest, quello che si è svolto il 28 e 29 dicembre scorso nelle grotte di San Donato di Villaga. Un luogo rupestre, preistorico e mistico, sconosciuto ai più fino a un decennio fa, quando un gruppo di volontari ha deciso di dare avvio a quella che sarebbe diventata una delle tradizioni natalizie più attese e visitate dell’Area Berica.

Il presepe vivente di Villaga. Il più grande presepe vivente del Nordest: oltre 8 mila presenze per "l'Albero della vita"

A dimostrarlo è stata l’ottava edizione del Presepio Vivente in Grotta di Villaga, che ha portato tra le dolci clivi dei Berici, oltre ottomila visitatori in due mezze giornate. Numeri andati ben oltre le attese della vigilia, con un successo senza precedenti.

IL PRESEPIO PIU’ GRANDE DEL NORDEST Lo ha stabilito la stampa e lo dimostrano o numeri: quello di Villaga è l’evento natalizio più grande del Veneto, e forse del Nordest. Un presepio che sa coniugare il passato con il presente. L’arte sacra con quella popolare. Le parole con le immagini. Non solo una drammatizzazione teatrale a sfondo sacro, ma una “predica vivente” con un messaggio che di edizione in edizione, sembra galvanizzare gli animi dei visitatori. A creare l’alchimia, è ancora il regista Antonio Gregolin, che da ben sei edizioni non smette di stupire per originalità e profonde intuizioni, a partire dal tema proposto per questa edizione: “L’Albero della Vita Madre”. Otto grandi scene che hanno coinvolto 270 tra attori, figuranti, ballerini e narratori. Un grande apparato tecnico che ha trasformato lo scenario naturale delle grotte in un teatro a cielo aperto. Un centinaio i volontari dispiegati per la sicurezza e il trasporto dei visitatori. Una macchina scenica faraonica, che pur valendosi del volontariato, è diretta da maestranze professionali.

IL MOTORE SI CHIAMA “VOLONTARIATO” Una piccola comunità, quella di Villaga, che compie in ogni edizione un grande “miracolo” di comunicazione. «Il perché è presto detto –spiega Antonio Gotter, coordinatore generale-, e lo capiscono bene chi ci ha visitato. L’imponenza del presepio è tale da richiedere un importante sforzo sociale ed economico per  una piccola comunità come la nostra. Sebbene sia un “grande presepio”, continuiamo a difendere l’identità territoriale, che priva del volontariato sarebbe impensabile, con decine di volontari che partono mesi prima per allestire le scene. Alpini che pianificano gli aspetti logistici del traffico. Sarte e scenografi che creano “autentici miracoli” tra le pareti di roccia, tali da fare invidia all’industria cinematografica» conclude soddisfatto Gotter. Appagato anche il primo cittadino di Villaga, Eugenio Gonzato: «Non ho mai avuto dubbi sulla capacità dei nostri volontari, anzi l’edizione 2019. Grandi migliorie si sono viste anche sull’aspetto organizzativo dei flussi, coscienti che volendo rispettare il patrimonio naturale dei luoghi, non possiamo e potremmo mai soddisfare l’enorme richiesta del pubblico». Un riferimento esplicito alle centinaia di persone che hanno dovuto desistere dopo essere arrivate fino a Pozzolo: «Siamo spiacenti, ma le nuove normative di sicurezza –afferma Gonzato-, ci impongono restrizioni che il pubblico spesso non può comprendere. Il nostro non è un presepio da teatro. E’ già un grande risultato che ottomila persone riescano ad ammirare il presepio, senza alcun incidente o danno. Di più, sarebbe impossibile fare e pretendere!».

PROTAGONISTI CHE CRESCONO Vi è poi un presepio “segreto”, che il grande pubblico non può immaginare: quello dei preparativi della vigilia, con decine di animali portati su. Un mercato orientale imbandito come duemila anni fa. I dettagli dei costumi, che riprendono il “Gesù di Nazareth” di Zeffirelli. I bambini dai due ai dieci anni che riescono a stare in scena anche per nove ore, come rodati attori in erba, a fianco dei veterani del presepio, presenti fin dalle prime edizioni. Caso emblematico è la famiglia De Santi, dove il padre Paolo e il giovanissimo figlio Martino partecipano fin dagli albori. Martino oggi sedicenne, ed è stato tra i primi “Gesù bambino” in grotta del presepio: «Avevo pochi mesi –racconta il ragazzo-, e conservo le foto di quella mia prima partecipazione da “ ignaro protagonista” del presepio». Oggi, dopo svariate edizioni, Martino è ancora in grotta, ma nei panni del pastore vicino a papà Paolo: «Per me è un onore e un gran divertimento partecipare. Forse un giorno, chissà, arriverò anche a vestire il ruolo di S.Giuseppe» conclude Martino.

UNA REGIA  “PER LA MADRE”

“Ogni volta è un autentico “parto” la regia del presepio”, come la definisce Antonio Gregolin che da ben sei edizioni firma i copioni che poi vengono mostrati alle grotte. “Chi pensa che il presepio diVillaga sia una passeggiata, non può neppure immaginare la complessità del tutto. Parliamo di una regia che è come un “film in presa diretta” della durata di quasi venti ore in due giorni. Con attori e figuranti che sanno sfidare le intemperie e i luoghi più inospitali”. Mai però come in questa edizione, il messaggio è rimasto impresso nella mente delle migliaia di visitatori: “E’ stato un presepio con due simboli principali: “L’Albero della Vita” e le Grandi Madri”. Ad aprire le otto scene, la suggestiva narrazione parlata e danzata sull’Albero dell’Esistenza. A chiudere il dialogo delle Grandi Madri. Cinque donne a rappresentare altrettanti appuntamenti con la  storia: una mamma di guerra. Una di un campo di concentramento. Una di un centro d’immigrazione e una indigena della foresta. Per ultima, Maria di Nazareth. “Ho pensato a questo finale – spiega il regista- come a un’icona del nostro tempo, ricca di sfumature e significati, dove la “madre” trascina lo spettatore fin dentro il mistero profondo della “natalità”, che è vita e dolore nello stesso tempo”. Il risultato è stato, grazie alla magistrale interpretazione delle cinque madri, tra cui quella della nigeriana di Barbarano, Joi Igbinakenzua, che è stata capace di strappare lacrime a centinaia di visitatori.

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