Legalità & Corruzione

I dati del rapporto "Reati contro la persona e contro la proprietà". Il 3,7 per cento ha subito furti (come borseggi, furti di oggetti personali e scippi), l'1,6 per cento reati violenti (aggressioni e rapine) e lo 0,9 per cento minacce. Secondo le vittime, nel 56,8 per cento delle aggressioni e nel 27,3 per cento delle rapine l'autore è italiano.

Rapporto Agromafie 2018 elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell'agroalimentare. I settori più colpiti da truffe e reati nel 2018 sono il vino con più 75 per cento nelle notizie di reato, la carne dove sono addirittura raddoppiate le frodi (più 101 per cento), le conserve con più 78 per cento e lo zucchero

Per la prima volta da un punto di vista giudiziario l’operazione “Terry” ha consentito di accertare da un lato la presenza radicata in Veneto di un gruppo criminale di origine calabrese e dall'altro che imprenditori e comuni cittadini, pienamente consapevoli dello spessore criminale delle persone con cui fanno affari, scelgono di rivolgersi a loro per risolvere ogni tipo di problematica, economica e privata, invece che agli apparati statali.

L’Italia dal 2012 guadagna dieci punti e si posiziona al 53° posto nel mondo con un punteggio di 52 punti su 100 (un miglioramento di due punti rispetto all’anno scorso).  La corruzione «in Italia – spiega Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, nel corso della presentazione dell’Indice di percezione della corruzione 2018 che si è tenuta a Roma martedì 29 gennaio – è un fenomeno significativo ma qualcuno pensa che il problema sia l’anticorruzione».

Il 10 gennaio il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha firmato per la promulgazione del disegno di legge anticorruzione approvato in via definitiva dal Parlamento. La norma ha l’ambizioso obiettivo di arginare, se non sconfiggere, “l’impressionante vortice di grandi e piccole corruzioni, maxi-tangenti e mazzette da pochi spiccioli” che tolgono speranza al futuro dell’Italia. Il punto è: bastano delle norme per salvarci?

Una persona tratta in arresto, quindici persone denunciate in stato di libertà (prevalentemente per reati sull’immigrazione clandestina e reati contro il patrimonio), 197 persone identificate, sei esercizi pubblici controllati, quattro posti di controllo effettuati e 52 veicoli controllati  (tre dei quali sottoposti a sequestro),  emesso un Foglio di via Obbligatorio e sequestrati diversi grammi di sostanza stupefacente. Questo l’esito dei serrati controlli del territorio effettuati martedì 15 gennaio a Padova da parte della Polizia di Padova.

L'Italia, in ambito Ocse, è il Paese con la più alta corruzione percepita (circa 90 per cento) e con una fiducia nel Governo superiore al 30 per cento, più alta di quella di Grecia, Portogallo, Spagna e Slovenia nonostante questi paesi abbiano una percezione della corruzione inferiore a quella italiana (tra 80per cento e il 90 per cento).

Fatturazioni per operazioni inesistenti per 5,1 milioni di euro, 311 lavoratori irregolari, redditi sottratti a tassazione per 5,4 milioni di euro, contributi e ritenute non versate per 625 mila euro, 8 persone indagate e un sequestro per oltre  4 milioni di euro. Questo il risultato dell’operazione “Clepe et Labora” condotta dalla Guardia di Finanza di Pordenone su delega della Procura della Repubblica di Pordenone che hanno interessato una cooperativa facente parte di un noto gruppo operante nel Triveneto.

A fine 2017 i giudizi pendenti erano 26.964 (529 per ogni magistrato in attività contro una media nazionale di 439) e, anche se non arrivassero nuove pendenze, per smaltire il volume attuale occorrerebbero più di due anni e mezzo di lavoro dei 51 magistrati oggi in servizio. La Corte d’Appello di Venezia e la sua Procura Generale sono quasi ultimi nella classifica nazionale per dotazione di magistrati rispetto agli indicatori più rilevanti che determinano il bisogno di giustizia di un territorio. L’inedito spaccato di una crisi evidente è emerso dal dossier informativo realizzato dalla Cgia di Mestre e presentato il 2 gennaio a palazzo Balbi (sede della Giunta regionale a Venezia) alla presenza di Luca Zaia, presidente della Regione; Antonio Mura, procuratore generale presso la Corte d’Appello di Venezia e Ines Marini, presidente della Corte d’Appello di Venezia e Renato Mason segretario della Cgia di Mestre.

Nella mattinata del 20 dicembre un albanese residente a Padova è stato espulso dal territorio nazionale con accompagnamento alla frontiera per essere rimpatriato in Albania con il divieto di reingresso in area Schengen per dieci anni a seguito di provvedimento di espulsione emesso dal Prefetto di Padova su richiesta del Questore di Padova ai sensi dell'ari 13 co. 2 let. c) del D.Ivo. 286/98, così come modificato dal c.d. "decreto antiterrorismo" del 2015. Dalle indagini sono stati acquisiti elementi che inducono a ritenere sussistente il pericolo che il soggetto stesse svolgendo a Padova un’azione di estremizzazione di un richiedente protezione internazionale anch'egli albanese, il quale attraverso il proprio profilo Facebook aveva condiviso un nasheed che esaltava la preghiera prima della morte e coloro che combattono per Allah. Per il richiedente protezione internazionale il Questore di Padova ha emesso decreto di trattenimento presso un CPR in attesa del giudizio della competente Commissione territoriale per la valutazione della sua posizione.

Estorsioni commesse in Croazia e pianificate in Italia ai danni di imprenditori e professionisti, alcuni dei quali italiani e operanti a Pola (HR). Nel corso delle attività investigative fatte in direzione di soggetti gravitanti negli ambienti della criminalità organizzata di stampo camorristico sono emersi numerosi elementi che hanno indotto a ritenere che un intermediario finanziario di Portogruaro (Ve) - attualmente detenuto per altra causa a disposizione della magistratura friulana - avesse investito ingenti somme di denaro (circa 12 milioni di euro) appartenenti a consorterie criminali riconducibili al clan dei “Casalesi”. Nella mattinata del 18 dicembre la sezione operativa della Direzione Investigativa Antimafia di Trieste (coadiuvata dai Centri di Padova, Napoli, Milano e Bologna nonché dai militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Trieste e con l’ausilio di Reparti della Guardia di Finanza del capoluogo giuliano) ha eseguito sette ordinanze di custodia cautelare in carcere su disposizione della Procura distrettuale antimafia di Trieste.