Legambiente presenta il rapporto 2018

Nel 2017 boom di arresti per crimini contro l’ambiente e di inchieste sui traffici illegali di rifiuti. La Campania ancora una volta in testa per il numero di reati, concentrati per il 44 per cento nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa. Il fatturato dell’ecomafia sale in un anno del 9,4 per cento e arriva a quota 14,1 miliardi.

Legambiente presenta il rapporto 2018

Nel 2017 sono aumentati gli arresti per crimini contro l’ambiente e le inchieste sui traffici illegali di rifiuti. Sono state, infatti, 538 le ordinanze di custodia cautelare emesse per reati ambientali (139,5 per cento in più rispetto al 2016). Un risultato importante sul fronte repressivo frutto di una più ampia applicazione della legge 68 (Disposizioni in materia di delitti contro l'ambiente) e di un vero e proprio balzo in avanti dell’attività delle forze dell’ordine contro i trafficanti di rifiuti.

Sono questi alcuni dei dati che emergono dal rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente, presentato a Roma lunedì 9 luglio.

«I numeri di questa nuova edizione del rapporto Ecomafia - spiega Stefano Ciafani, presidente di Legambiente  - dimostrano i passi da gigante fatti grazie alla nuova normativa che ha introdotto gli ecoreati nel Codice penale, ma servono anche altri interventi, urgenti, per dare risposte concrete ai problemi del paese. La lotta agli eco criminali deve essere una delle priorità inderogabili del governo, del parlamento e di ogni istituzione pubblica, così come delle organizzazioni sociali, economiche e politiche, dove ognuno deve fare la sua parte, responsabilmente».

Dal rapporto emerge che il settore dei rifiuti è quello dove si concentra la percentuale più alta di illeciti (che sfiorano il 24 per cento) con un fatturato dell’ecomafia che sale a quota 14,1 miliardi (una crescita del 9,4 per cento) soprattutto in aumento nel ciclo dei rifiuti, nelle filiere agroalimentari e nel racket animale. Tra le tipologie di rifiuti predilette dai trafficanti ci sono i fanghi industriali, le polveri di abbattimento fumi, i Raee (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), i materiali plastici, gli scarti metallici (ferrosi e non), carta e cartone. Più che allo smaltimento vero e proprio è alle finte operazioni di trattamento e riciclo che in generale puntano i trafficanti, sia per ridurre i costi di gestione che per evadere il fisco.

La Campania è la regione in cui si registra il maggior numero di illeciti ambientali (4.382 che rappresentano il 14,6 per del totale nazionale), seguita dalla Sicilia (3.178), dalla Puglia (3.119), dalla Calabria (2.809) e dal Lazio (2.684).

Il settore delle corruzioni rimane, purtroppo, il nemico numero uno dell’ambiente e dei cittadini, che nello sfruttamento illegale delle risorse ambientali riesce a dare il peggio di sé. L’alto valore economico dei progetti in ballo e l’ampio margine di discrezionalità in capo ai singoli amministratori e pubblici funzionari, che dovrebbero in teoria garantire il rispetto delle regole e la supremazia dell’interesse collettivo su quelli privati, crea l’humus ideale per le pratiche corruttive.

«Contiamo - prosegue Ciafani - sul contributo del ministro dell’ambiente Sergio Costa e sulla costruzione di maggioranze trasversali per approvare altre leggi ambientali di iniziativa parlamentare come avvenuto nella scorsa legislatura. Noi lavoreremo perché tutto questo avvenga nel più breve tempo possibile, continuando il nostro lavoro di lobbying per rendere ancora più efficace la tutela dell’ambiente, della salute dei cittadini e delle imprese sane e rispettose della legge».

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Parole chiave: Ecomafie (3), legambiente (22)
Fonte: Redattore sociale
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