Operazione Revolutionbet. I mafiosi si trasformano da cassieri a bookmaker

I gruppi criminali di Catania, Reggio Calabria e Bari si erano spartiti, con modalità mafiose, il lucroso mercato della raccolta illecita di scommesse su eventi sportivi e non. All'alba di martedì 14 novembre la Guardia di Finanza, la Polizia di Stato, i Carabinieri e la Dia coordinati dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo di Roma hanno fermato 68 esponenti della criminalità organizzata e sequestrato beni in Italia e all'estero esteri per circa 1 miliardo di euro.

Operazione Revolutionbet. I mafiosi si trasformano da cassieri a bookmaker

Associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e autoriclaggio, illecita raccolta di scommesse on line e fraudolenta sottrazione ai prelievi fiscali dei relativi guadagni. Sono questi i reati contestati a 68 esponenti della criminalità organizzata (pugliese, calabrese e siciliana, imprenditori) e prestanome nel corso di un’imponente operazione internazionale di polizia, coordinata dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo di Roma, che ha visto impegnati congiuntamente gli uomini della Guardia di Finanza, della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Dia. Sequestri di beni in Italia e in numerosi Stati esteri per circa 1 miliardo di euro.

L’indagine segna una svolta nel percosso evolutivo delle mafie che passano definitivamente da un modello tradizionale di “mafia militare” a quello più evoluto di “mafia degli affari”.

Il sistema di frode siciliano: coinvolta Cosa Nostra e il clan Cappello

Le agenzie di scommesse controllate direttamente o indirettamente da esponenti di spicco della famiglia catanese di Cosa Nostra (in particolare a Carmelo, Giuseppe Gabriele e Vincenzo Placenti) simulavano un’attività di trasmissione dati per la raccolta “on line” di scommesse, ma in realtà operavano la tradizionale raccolta “da banco” per contanti. La riconducibilità a Cosa Nostra di queste agenzie veniva schermata attraverso un reticolo di società estere (localizzate principalmente nelle Antille Olandesi a Curaçao) amministrate da prestanome, che permetteva alle consorterie criminali di riciclare, anche attraverso il passaggio di denaro sui conti correnti accesi in Paesi non cooperativi, i guadagni illecitamente conseguiti.

I fratelli Placenti attraverso il sito revolutionbet, compiono un autentico salto imprenditoriale trasformandosi in “bookmaker” in grado di imporsi nel mercato regionale del gaming con una rete commerciale di 8 master sotto i quali hanno operato 28 commerciali, 7 “subcommerciali” e 20 “presentatori”.

Gli ingenti guadagni originati dall’attività organizzata di raccolta delle scommesse, sono stati reintrodotti dalle compagini criminali nel circuito economico legale mediante l’acquisizione di svariate attività commerciali, la maggior parte delle quali operative nel gaming avente la loro sede non solo in Italia ma anche all’ester.

Sul versante catanese le indagini hanno permesso di accertare il coinvolgimento del clan Cappello i cui interessi erano curati da Giovanni Orazio Castiglia, legato da rapporti diretti di parentela a Salvatore Massimiliano Salvo, esponente di vertice del clan, mentre sul versante aretuseo emerge la figura dell’imprenditore Antonino Iacono, residente a Pachino (Sr), come garante degli stessi interessi.

Bari e i clan Capriati e Parisi

Nel barese la regia è sempre riconducibile ai clan dei Capriati e dei Parisi, ma il promotore di questa vasta organizzazione è senza dubbio Vito Martiradonna, più noto alle cronache giudiziarie con il nomignolo di “Vitin lEnèl”, già condannato per il delitto di associazione di tipo  mafioso insieme al boss ergastolano al 41 bis Tonino Capriati nel processo “Borgo Antico”, significativamente definito in quella sentenza come “cassiere” del clan, dotato di “mente raffinata”.

Martiradonna passa da cassiere a bookmaker aiutato dai figli Francesco, Michele e Mariano. Il salto non avviene solo in ambito locale, dove i Martiradonna hanno proficuamente interagito con autorevoli esponenti dei clan Capriati e Parisi, ma anche in Sicilia, Calabria e Campania dove la Camorra, la ‘Ndrangheta e Cosa Nostra considerano “Martiradonna un nome pesante”.

In Calabria l’operazione “Galassia” colpisce la ‘Ndrangheta

Le indagini hanno accertato l’esistenza di una pluralità di associazioni per delinquere che operavano sul territorio nazionale nel settore della raccolta del gioco e delle scommesse con i marchi “Planetwin365” (fino al 2017), “Betaland” ed “Enjoybet” (con condotta tuttora perdurante) che, in rapporto associazione con la ‘ndrangheta, da un lato consentivano a quest’ultima di infiltrarsi nella propria rete commerciale e di riciclare gli imponenti proventi illeciti, dall’altro traevano beneficio dalla promozione capillare del proprio marchio che la criminalità organizzata faceva sul territorio.

I proventi del lucrosisso mercato della raccolta illecita di scommesse

I gruppi criminali di Catania, Reggio Calabria e Bari si erano spartiti, con modalità mafiose, il lucrosisso mercato della raccolta illecita di scommesse su eventi sportivi e non, per un volume di giocate superiore a 4,5 miliardi di euro su diverse piattaforme online.

I cospicui guadagni accumulati, monitorati dalla Guardia di Finanza, venivano poi reinvestiti in patrimoni immobiliari e posizioni finanziarie all'estero, intestati a persone, fondazioni e società, schermati con la complicità di prestanome di comodo.

Su tali beni sono in corso di esecuzione i provvedimenti di sequestro in Italia (Puglia, Calabria, Sicilia, Lazio, Lombardia, Abruzzo e Toscana) e all'estero, grazie anche alla fondamentale collaborazione delle Autorità Giudiziarie di Austria, Svizzera, Regno Unito, Isola di Man, Paesi Bassi, Curaçao, Serbia, Albania, Spagna e Malta, nonche' dell'Unità di Cooperazione Eurojust.

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Fonte: Comunicato stampa
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