Lettera 35 - Cronache da un'economia umana

Qualcosa si muove sulle coste del Mediterraneo Orientale e non si tratta solo dei turisti di ritorno dalle spiagge greche: carri armati turchi, aerei da caccia francesi e navi militari i affollano in un francobollo di mondo fra i più contesi.

Alle spalle c'è la rivendicazione sui giacimenti di gas e petrolio scoperti in un braccio di mare conteso fra Grecia e Turchia a dimostrazione che, come sottolinea The Economist, «il vecchio ordine si sta disfacendo, ad un costo molto pesante».

Come lo smart working sta influenzando l'economia generale? Se da un lato la rivoluzione più evidente riguarda i ritmi di lavoro, l'impatto del lavorare da casa è molto più pervasivo e coinvolge anche bar, ristoranti e commercio.

A Venezia i commercianti provano a fare sistema, rispondendo ai centri commerciali di terraferma con un centro commerciale diffuso, quartierale.

Niente di nuovo sotto al sole, si dirà: l'ennesima riproposizione di Davide e Golia o de vecchio mondo che non vuole arrendersi all'avanzare del nuovo. 

Qualcosa negli ultimi mesi è però cambiato: la quarantena ci ha obbligati a guardare il mondo più da vicino e a riscoprire la comodità di avere un casoin sotto casa. Basterà?

Il coronavirus ha sicuramente cambiato le nostre abitudini, imponendo nuovi gesti alle attività d'ogni giorno, ma sembra non aver inciso particolarmente sulla sharing economy, l'ultima moda prima della pandemia.

Biciclette, auto ma anche appartamenti in locazione per breve tempo hanno visto il loro giro d'affari ridursi durante la quarantena ma ora sono oggetto di nuovi investimenti, come testimonia l'approdo delle biciclette arancioni di Mobike in quel di Venezia.

Secondo un'indagine del Forum PA, il 94% dei dipendenti pubblici vorrebbe continuare a lavorare in smart working anche dopo la fine dell'emergenza coronavirus.

Dopo anni di diffidenze e ritardi tecnologici assortiti, anche le aziende italiane e i pubblici uffici hanno iniziato a prendere sul serio la rivoluzione digitale. Un cambiamento talmente radicale da spingere anche un hotel alle pendici del Monte Bianco a realizzare un minirifugio per lo smart working.

La crisi sta colpendo duramente il tessuto sociale e produttivo del territorio veneto, di fronte a questa emergenza la Fondazione cassa di risparmio di Padova e Rovigo non sta ferma a guardare ma destina altri 6,5 milioni di euro per finanziare la ripartenza, portando il totale delle risorse a circa 20 milioni.

Non bastano le donazioni e le compravendite di materiale sanitario per riavvicinare la Cina al resto del mondo: con il dilagare della pandemia, l'economia ha subito una battuta d'arresto e i contrasti in politica estera e interna sono peggiorati.

Basteranno le rassicurazioni di Pechino per riprendere la marcia?

Mancano gli stagionali per il lavoro dei campi? In aiuto dei contadini arrivano i parenti e, forse, anche chi percepisce il reddito di cittadinanza. 

L'obiettivo è, manco a dirlo, salvare capra e cavoli scongiurando  una crisi ben più grave per il settore agricolo.

Il lievito di birra è introvabile, le farine iniziano a scarseggiare e fioccano le ricette per preparare in casa pane e dolci senza bisogno di lieviti chimici.

Non è il primo effetto della crisi economica da coronavirus, anzi, è il suo contrario: anche gli italiani si sono riscoperti panificatori, pasticceri e fini gourmand, con buona pace delle scorte dei supermercati.

L’ultimo in ordine di tempo ad aver fatto sentire la sua voce è Mario Draghi, invocando un massiccio intervento pubblico, aumentando il debito.

Prima di lui si erano mossi ministri, presidenti e governatori di banche centrali nel tentativo di contenere gli effetti della crisi, iniettando miliardi di liquidità nell‘economia.

Dopo anni di rinvii, gare e prestiti ponte, la decisione è ormai presa: Alitalia è di nuovo in mani pubbliche.

Ricomincerà da una new-Co con un pugno di aerei, quella che fu la compagnia di bandiera nazionale. Ambizioni ridimensionate e poche buone idee nel momento peggiore per il trasporto aereo.