Lettera 35 - Cronache da un'economia umana

Secondo un'indagine del Forum PA, il 94% dei dipendenti pubblici vorrebbe continuare a lavorare in smart working anche dopo la fine dell'emergenza coronavirus.

Dopo anni di diffidenze e ritardi tecnologici assortiti, anche le aziende italiane e i pubblici uffici hanno iniziato a prendere sul serio la rivoluzione digitale. Un cambiamento talmente radicale da spingere anche un hotel alle pendici del Monte Bianco a realizzare un minirifugio per lo smart working.

La crisi sta colpendo duramente il tessuto sociale e produttivo del territorio veneto, di fronte a questa emergenza la Fondazione cassa di risparmio di Padova e Rovigo non sta ferma a guardare ma destina altri 6,5 milioni di euro per finanziare la ripartenza, portando il totale delle risorse a circa 20 milioni.

Non bastano le donazioni e le compravendite di materiale sanitario per riavvicinare la Cina al resto del mondo: con il dilagare della pandemia, l'economia ha subito una battuta d'arresto e i contrasti in politica estera e interna sono peggiorati.

Basteranno le rassicurazioni di Pechino per riprendere la marcia?

Mancano gli stagionali per il lavoro dei campi? In aiuto dei contadini arrivano i parenti e, forse, anche chi percepisce il reddito di cittadinanza. 

L'obiettivo è, manco a dirlo, salvare capra e cavoli scongiurando  una crisi ben più grave per il settore agricolo.

Il lievito di birra è introvabile, le farine iniziano a scarseggiare e fioccano le ricette per preparare in casa pane e dolci senza bisogno di lieviti chimici.

Non è il primo effetto della crisi economica da coronavirus, anzi, è il suo contrario: anche gli italiani si sono riscoperti panificatori, pasticceri e fini gourmand, con buona pace delle scorte dei supermercati.

L’ultimo in ordine di tempo ad aver fatto sentire la sua voce è Mario Draghi, invocando un massiccio intervento pubblico, aumentando il debito.

Prima di lui si erano mossi ministri, presidenti e governatori di banche centrali nel tentativo di contenere gli effetti della crisi, iniettando miliardi di liquidità nell‘economia.

Dopo anni di rinvii, gare e prestiti ponte, la decisione è ormai presa: Alitalia è di nuovo in mani pubbliche.

Ricomincerà da una new-Co con un pugno di aerei, quella che fu la compagnia di bandiera nazionale. Ambizioni ridimensionate e poche buone idee nel momento peggiore per il trasporto aereo.

Smart working, videochat, lezioni in streaming e serie tv ad alta definizione rischiano di far collassare la nostra rete internet?

È la domanda che si stanno ponendo in molti, specie a leggere i numeri messi a disposizione dai gestori della rete.

Città svuotate, stabilimenti chiusi o costretti a chiudere, famiglie segregate in casa per limitare i contagi. 

Lo scenario di questi giorni è inedito sotto tutti i punti di vista ma lo è anche da un punto di vista economico: le banche centrali sono in difficolt,  governi impacciati e i mercati isterici. 

Una tempesta perfetta? Forse, sicuramente l’avvio di una nuova epoca. 

Gli stati bloccano i voli per limitare il contagio ma anche le compagnie aeree sospendono i collegamenti per scarsità di domanda di biglietti, con ricadute su tutto il sistema aeroportuale e dell’indotto.

Deserto è lo scalo milanese di Linate, così come quello di Treviso di cui si attende la chiusura ma anche del londinese Heathrow. Una situazione destinata ad aggravarsi ulteriormente col passare dei giorni.