1680 ore dopo: la prima settimana di post-lockdown all'Arcella

Milleseicentoottanta. Sono le ore intercorse dal 9 marzo al 17 maggio, cioè quello spazio temporale semi-sospeso a tutti noto come lockdown. Oltre due mesi, 70 giorni, di saracinesche abbassate, luci dei negozi spenti, parchi chiusi, chiese vuote. Ma all'alba del 18 maggio, gradualmente, le maglie delle restrizioni si sono allentate: ecco come l'Arcella ha vissuto la prima settimana di "riapertura". L'importanza delle botteghe di prossimità, la messa festiva di domenica, la biblioteca, i parchi. E poi anche la festa di fine digiuno per gli arcellani musulmani. Ma c'è anche chi ha deciso di temporeggiare, chi ha chiuso e chi, purtroppo, non c'è più.

1680 ore dopo: la prima settimana di post-lockdown all'Arcella

Forse il 23 marzo si riapre" -  Per settimane sulla lavagnetta esterna del Corner bar oltre alla scritta “chiuso” c’era anche una data: “forse il 23 marzo si riapre”. Un auspicio, una speranza dei gestori quando regnava ancora l’incertezza e rimpallavano notizie. Quella scritta è rimasta ben oltre marzo a rappresentare un vuoto sospeso, un simbolo fotografato quando per le vie del quartiere a fare rumore c’era solo il silenzio . E dal Corner bar abbiamo iniziato a raccontare la prima settimana di “ripresa” all’Arcella.

1-Corner-Bar2

Stefano e Corrado sono in quell’angolo di quartiere tra via Cattaro e via Zara da quasi 20 anni, per l’esattezza il 22 luglio prossimo festeggeranno le due decine. Hanno alzato la serranda alle 6.45 di lunedì e i clienti affezionati nel corso della giornata non sono di certo mancati: «Siamo stati piacevolmente sorpresi perché sono venuti in tanti a salutarci e a riprendere le vecchie abitudini. Noi ci riteniamo abbastanza fortunati perché prima di chiudere la nostra attività andava bene, ma per chi si trovava in una situazione precaria, magari con dipendenti, sarà stato un duro colpo. Pian piano troveremo anche la serenità nel gestire i clienti, siamo attenti alle distanze e alla sicurezza, non è semplice perché molte persone sono civili però basta una minima percentuale per aggravare la situazione: capiamo chi si arrabbia nel vedere uno senza mascherina». Stefano, abitando fuori Padova, ha rivisto sua madre dopo oltre un mese e mezzo; hanno perso degli amici a causa del coronavirus, ma guardano avanti: «Ci piace il nostro lavoro che non è solo dar da “mangiare”: viviamo al centro di storie, sentiamo racconti, vediamo volti familiari, dai colleghi agli sportivi che vengono da noi dopo gli allenamenti. Per questo abbiamo riaperto seppur con delle restrizioni: facevamo circa mille tramezzini a settimana, speriamo di riprendere questo ritmo».

7-Biblioteca

Libri in quarantena - La biblioteca di quartiere è tornata a essere attiva seppur in forma ridotta. Non è possibile consultare i libri camminando tra gli scaffali, ma si possono prenotare tramite il catalogo dell’Università oppure mandando un email o telefonando. All’ingresso ci sono i volontari del Csv che orientano gli utenti molti dei quali sono lì per restituire le letture prese in prestito. La procedura è singolare, ma minuziosa: i libri vengono riposti in uno scatolone che, una volta riempito, viene riposto in isolamento in uno stanzino per dieci giorni.

2-Ruvido

La prima barba promessa allo zio -  Giuliano, il barbiere di Ruvido , è indaffarato e non riesce a fermarsi un istante (meglio così, verrebbe da dire). «Ci vorrebbe una sessione notturna», dice metà scherzando, metà sul serio. Ora serve il cliente, ora aggiusta la barba, ora risponde al telefono. Un balletto continuo: «A noi le abitudini sono cambiate poco perché già precedentemente lavoravo su appuntamento. Il primo cliente è stato mio zio, gliel’avevo promesso. Con i guanti è un po’ scomodo tagliare i capelli» e mentre ci parla spruzza un po’ di igienizzante sulla seduta. Due vistosi nastri rossi sigillano la libreria, essendo vietato sfogliare riviste, mentre all’ingresso, oltre alla ormai consueta colonnina di gel, ci sono delle bustine in cui i clienti possono riporre i propri effetti personali. La scelta musicale che avvolge il negozio, come sempre, è davvero azzeccata: «Abbiamo chiuso sin da subito perché non volevamo essere corresponsabili di persone in giro per Padova. Tagliarsi i capelli o aggiustare la barba è sì necessario, ma non da mettere a rischio la salute».

10-San-Precario

I giorni andati del festival della SanPrecario - Al parco Milcovich l’aria è serena e fresca. Permane un senso di rispettosa quiete, alcuni ragazzi sono seduti attorno al campetto da basket “imprigionato” dai nastri segnaletici biancorossi. Così come il campetto da calcio e l’area giochi dei bambini. C’è tranquillità che si trascina con sé un po’ di desolazione: in questi giorni di maggio, ogni anno dal 2016, la polisportiva SanPrecario porta il Milcovich al centro del mondo con il San Precario sport festival , tre giorni vorticosi e frizzanti di iniziative in cui si intrecciano integrazione, sport, arte, cultura, musica, approfondimenti e diritti. I ragazzi, nella prima edizione, si rimboccarono le maniche per rimettere in sesto il parco riverniciando le linee dei campi, montando una retina al canestro e una porta da calcio, e mettendo in sicurezza le strutture. L’intento era di lasciare il giardino più bello di come l’avevano trovato, per questo la loro assenza quest’anno si sente.

12-Cimitero

Riapre il cimitero - Dal Milcovich, guardando oltre la recinzione, si spalanca sullo sfondo il campanile di Sant’Antonin e il campo da calcio dell’Us Arcella. Le reti delle porte sono dismesse e sul rettangolo verde i giocatori non ci mettono piede dal 9 febbraio, ultima partita del Girone A del campionato Eccellenza giocata in casa prima dello stop. E così rimarrà per molto perché proprio il 20 maggio il Consiglio federale della Figc ha deciso per lo stop definitivo di tutti i campionati dilettantistici. Da una porta che si chiude a un cancello che si apre, dal 25 aprile sono riaperti i cimiteri in città, anche quello dell’Arcella, situato accanto.

3-Silvestrin

La mente disperata non si nutre di arte - Il campanello all’ingresso squilla anche nella galleria Cd studio d’arte che si affaccia sulla piazzetta Buonarroti. Carlo, il gallerista, è sorridente e a dirlo sono i suoi occhi, la bocca è inevitabilmente coperta dalla mascherina: «Vedo gente che passa entusiasta di ricominciare a vivere, ma vedremo in futuro come andrà. Nella prima settimana ci può essere euforia, ma sono molto combattuto nel dare una risposta: nei giorni di lockdown ho fatto un salto in negozio per dar da mangiare ai pesci dell’acquario e nell’occasione chi passava, vedendo un quadro in vetrina, decideva di comprarlo, anche sapendo che avrebbe dovuto aspettare la riapertura per portarselo a casa». Assieme allo street artist Alessio-B, a metà maggio, ha consegnato al personale ospedaliero di Padova alcune mascherine e 70 serigrafie con il volto di Wonder Woman e il camice da infermiera , un omaggio ai “veri eroi” di questa pandemia. «Noi che viviamo dell'essenza dell'inutile, non sappiamo a lungo termine quanto e se soffriremo: la mente libera si alimenta di arte, ma la mente disperata di arte non si nutre. Purtroppo questa quotidianità ammazza i valori "fondanti" del nostro lavoro di galleristi: il momento di relax mentale, il piacere di levarsi lo sfizio del bello adesso lasciano spazio a necessità più pressanti».

13-Limerick2

A salvaguardia dei "libri sfigati" - A chi non manca una dose di inventiva sono certamente le due libraie della Limerick, settore, quell’editoria, anch’esso colpito dalla matassa ingarbugliata di permessi, deroghe tra ciò che è concesso e ciò che, invece, è vago. Non potendo fare consegna a domicilio durante l’isolamento, la Limerick ha pensato di spedire i libri che già aveva a disposizione sugli scaffali all'interno di cartoni per la pizza. L’iniziativa #nonèunapizza ha riscosso particolare successo: «Hanno utilizzato questo pretesto soprattutto per fare regali: nonni, nonne, amici, zii, chi ci ha chiesto libri per la propria amica che sta passando un periodo negativo da sola, chi per il nipote che non vede da settimane». In questi giorni sulla propria pagina Facebook, Marta e Grazia stanno recensendo i “libri sfigati” usciti durante questi due mesi sotto lucchetto e che quindi non hanno potuto utilizzare i soliti canali di promozione: «Anche le case editrici si stanno riattivando, i corrieri sono un po' affaticati quindi gli ordini arrivano con qualche giorno di ritardo. Noi invitiamo i nostri clienti a prenotare per poter passare solo per il ritiro e creare code il meno possibile. Siamo state un po’ affossate per tutti i progetti e corsi saltati, abbiamo mantenuto il gruppo di lettura con gli adulti e lo facciamo online, mentre abbiamo sospeso quello con i più piccoli per non caricarli di un altro appuntamento mediato dal pc. Ci salva il pensiero che non possiamo fare previsioni, non siamo né disfattisti, né positive».

4-Angoli

L'importanza degli abiti usati nell'economia di prossimità - Ha aperto martedì, invece, Angoli di mondo e, davanti all’ingresso, ad attendere negozianti e volontari, c’erano sei scatoloni impilati di indumenti usati. La chiusura della bottega attenta al commercio equo-solidale è stata avvertita dai residenti del quartiere proprio per la sezione degli abiti usati, un segno evidente del ruolo anche sociale che rappresenta il negozio. Valentina mostra le predisposizioni attuate per mettere in sicurezza i clienti: i capi d’abbigliamento consegnati vengono prima messi in isolamento per 14 giorni e poi esposti. Gli stessi vestiti non possono essere provati: «Sin dai pochi istanti dopo l’apertura si è affacciata gente con buste da consegnare, evidentemente hanno approfittato della quarantena per far pulizia nei loro armadi», dice ridendo Valentina. Un modo per dare una seconda vita a magliette, jeans, scarpe, felpe e giacche e che, soprattutto con i tempi difficili che si spalancano, saranno un prezioso beneficio per famiglie con più figli in difficoltà.

6-Id-al-fitr

Id al-fitr, la festa di fine digiuno – In concomitanza con questa speranzosa e graduale riapertura, gli arcellani musulmani hanno vissuto gli ultimi giorni del Ramadan, terminato sabato 23 maggio. Alla conclusione del mese nel quale, dall'alba al tramonto, i fedeli si astengono dal bere e dal mangiare, si celebra l'Id al-Fitr, ovvero la festa del fine digiuno, una delle più importanti nell'islam. Per evitare assembramenti, la comunità bangladese non si è riunita nel proprio centro di preghiera, ma per tutta la giornata di domenica, in giro per il quartiere, diverse famiglie si sono ritrovate per celebrare un giorno di festa. L'Id al-Fitr segna anche l'inizio dello Shawwal, il decimo mese del calendario lunare islamico.

9-Aperture

Ri...Aperture - «Il primo giorno di riapertura ci è venuto quasi da piangere anche perché dopo un anno e mezzo di rodaggio, siamo state costrette a chiudere nel nostro momento di migliore crescita». Che detto da un cocktail bar che si chiama Aperture suona tanto beffardo. Francesca e Mary dietro al bancone sono una macchina collaudata e in piena sinergia: l’effervescenza rimasta imbottigliata per settanta giorni ora è pienamente sprigionata nonostante i primi giorni nuvolosi e piovosi di inizio settimana. Escono gli spritz, escono i cocktail che hanno i nomi di celebri fotografe, su ciascun tavolo interno ed esterno c’è un decalogo con tutte le indicazioni che i clienti devono necessariamente osservare: «Dura, è stata dura perché abbiamo chiuso un sabato sera con il sentore di non poter più riaprire, ma per quanti giorni? Per Due settimane, tre settimane non era ancora così pesante, poi le settimane sono diventati mesi. E’ stato un modo anche per noi per reinventarci: abbiamo attivato il domicilio, andavamo personalmente noi più che altro per mantenere un contatto con le persone, era per tenersi vicini. In questo momento delicato di riapertura la forza è la comprensione tra noi e i clienti: rimettere tutto nelle mani dei gestori è troppo complesso, ci vorrebbe un controllo specifico, però da noi hanno capito che devono prenotare per potersi sedere».

Riaprono i ristoranti, i centri estetici e anche le palestre. Fitness formula, all’interno della galleria San Carlo, ha ripensato agli spazi con creatività: alcuni corsi e sessioni, infatti, si svolgono all’esterno, nel parcheggio della palestra stessa con casse momentaneamente appoggiate nei carrelli della spesa e nastri evidenti sul cemento per segnare le posizioni.

16-McGregors

Che male questi mesi lontano dal bancone - Non tutti, però, hanno riaperto durante la settimana. Maurizio, titolare del Mc Gregor's pub , ha deciso di aspettare ancora altri sette giorni, una decisione non tanto sua, ma per l’impossibilità di attrezzarsi con le dovute cautele da un momento all’altro: «Con un decreto approvato di notte tra sabato e domenica non ce la siamo sentiti di aprire di corsa, affannati: abbiamo aspettato quasi due mesi e mezzo, attenderemo qualche altro giorno, ma almeno abbiamo avuto modo di consultarci, studiare le muove indicazioni, capire come tutelare noi e i clienti». Nei giorni scorsi Maurizio e il suo staff hanno rivisto la disposizione dei tavoli e delle sedie per rispettare la distanza minima di sicurezza; hanno colto la palla al balzo, durante la chiusura “forzata”, per tinteggiare le pareti, sistemare qualche lavoretto incompiuto e sanificare l’ambiente. Una scusa, a dire il vero, per stare meno tempo lontano dal luogo che frequenta ogni giorni da 21 anni: per questo, passando distrattamente, lo si poteva vedere all’interno del pub. «La cosa mi faceva stare male, viviamo col cuore in gola perché non sappiamo come andrà economicamente: siamo un posto normale, non avremo la coda fuori, però ci tengo ai miei clienti, non dovremmo fare gli sceriffi andando in giro per il locale con il metro in mano, ma da lunedì 25 maggio riapriamo, finalmente».

8-Gasoline

Al di là del profitto o dell’interesse economico, da tutte queste voci emerge la relazione con i clienti e la passione per la propria bottega, il proprio negozio. Anche Max, titolare del Gasoline, l’altro pub dell’Arcella in zona fornace Morandi, aveva per davvero deciso di spalancare i battenti, lunedì 18 maggio. La sua gioia, però, è durata 24 ore prima di ritrovarsi al centro, suo malgrado, di un vortice che l'ha risucchiato. Contrordine, da martedì è chiuso, ma ha voluto spiegare cosa è accaduto: «Ho aperto lunedì cercando di interpretare al meglio la legge, ho segnato i tavoli all’interno; all’esterno con lo spray ho disegnato dei cerchi sul pavimento a un metro di distanza per indicare ai clienti entro quali limiti stare. Durante l’happy hour il locale è frequentato e allora, in concomitanza con l’apertura del chioschetto al parco Morandi, ho invitato una cinquantina di persone a non stare al Gasoline ma di andare al parco. Alle 20 il parco ha chiuso e queste persone, vuoi perché avevano la macchina parcheggiata di fronte, vuoi perché si sono fermati a chiacchierare, sono stati davanti all’ingresso: in quel frangente erano troppi e con il personale ridotto non siamo riusciti a gestire la situazione nell’immediato. Tanto, però, è bastato perché qualcuno scattasse una foto e la facesse girare sui social. Dopo venti minuti mi hanno chiamato, sono passate tre pattuglie e il giorno dopo mi hanno convocato in questura dove mi hanno notificato un’ammonizione. Il vicario questore è stato molto gentile anzi quando ho deciso di chiudere il giorno dopo mi ha chiamato temendo che la decisione che avevo preso fosse derivata dall’ammonizione. No, ma in successione si è scatenata una gogna mediatica ingiusta, mi hanno attaccato personalmente, si è parlato di ritiro della licenza, mi hanno consigliato di piazzare un poliziotto davanti al pub, ma no, i miei clienti devono sentirsi sereni e c’è da star certi che, come già faccio, chi si comporta male viene allontanato. Mi dispiace che persone malvagie e meschine screditano il lavoro non solo mio, ma dei tanti ragazzi che si impegnano».

14-Chiesa

Sentirsi comunità nonostante i 100 centimetri di sicurezza - Commozione è il sentimento di don Gilberto Ferrara alla prima messa festiva delle 10 di domenica 24 maggio nella chiesa di San Bellino. Settanta giorni dopo: «Da diversi giorni pensavo a questo momento quando avrei riavuto un contatto perlomeno visivo con i partecipanti. Non so cosa dire, per settimane ho visto banchi vuoti, dovremmo pensare agli anziani che non sono presenti perché hanno paura. Ma la festa dell’Ascensione ci ricorda che i dubbi e l’esitazione degli apostoli sono gli stessi che anche noi abbiamo vissuto in questi giorni». In tutte le parrocchie del quartiere, i fedeli vengono accolti all'ingresso dai volontari con invito a igienizzare le mani e accompagnandoli ai posti singoli nei bachi. I gesti quotidiani sono stravolti più nella forma che nell'essenza: il sentimento liturgico, il sentirsi comunque uniti all'interno di una comunità supera i 100 centimetri di sicurezza. Erano oltre due mesi che l’eucaristia non si svolgeva di fronte al popolo dopo la decisione della Cei che aveva bloccato i riti pubblici per il dilagare della pandemia. Nella solennità dell’Ascensione e della “fase 2”, la messa festiva è tornata a essere comunitaria. 

5-Toni1

Ciao - E poi ci sono volti amichevoli che non vedremo più. E quel negozio che, nonostante la riapertura, avrà la serranda ancora abbassata. Ciao Toni.

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