"Il pianeta giallo" dell'artista Carolì: un libro sulla marginalità sociale raccontato sui muri dell'Arcella

E' andata via dall'Argentina in piena crisi economica, portando con se poche cose e lasciando a Buenos Aires i suoi disegni e i suoi acerbi quadri. Oggi Carolì, artista sempre più affermata a Padova e in Veneto, quei disegni li ha ancora in testa e li ripropone continuamente, evoluti e perfezionati, ma senza distaccarsi troppo. E all'inizio del 2021, nel quartiere Arcella, sta dipingendo una storia in sette capitoli, anzi in sette muri: "Il pianeta giallo", questo il titolo di un suo racconto scritto anni fa, parla di un amore tra una clochard e un pendolare. Una storia ispirata osservando una signora dagli occhi a mandorla alla stazione di Padova 

"Il pianeta giallo" dell'artista Carolì: un libro sulla marginalità sociale raccontato sui muri dell'Arcella

Un giorno, il padre e la madre le dissero: «Carolina, fra un paio di mesi ci trasferiamo. Questa è la tua valigia: mettici dentro tutto quello che puoi». Il vecchio secolo aveva da poco lasciato spazio al nuovo. Agli albori del 2000, l’Argentina venne colpita da una tremenda crisi economica. L’eco travolse le terre calde e contadine, ma anche la capitale Buenos Aires. Carolina aveva poco più di 13 anni, qualcuno si sarà trovato nei suoi panni: come si può decidere quali affetti portare con sé e quali oggetti lasciare per sempre?

Riuscì a metterci dentro quanti più giocattoli possibili, ma non riuscì a portare i suoi disegni e i suoi acerbi quadri che aveva appeso in cameretta. Oggi, Carolì – questo il suo nome artistico – quei quadri ce li ha ancora in testa e li ripropone continuamente, evoluti e perfezionati, ma senza distaccarsi troppo. Carolì è cresciuta a Padova i cui muri hanno iniziato ad accogliere i suoi murales. Pittrice, è da cinque anni ormai che si è affacciata al mondo esterno, impugnando bombolette a spray. Si mette in gioco, posa i colori e ascolta le storie dei passanti, interagisce con loro, è vitalità in movimento e tutt’attorno a Padova e in provincia sono iniziati a sbucare i suoi pezzi.

"Il pianeta giallo": da un suo racconto in sette capitoli ai muri dell'Arcella

Il 2021 è iniziato da qualche settimana e all’Arcella sta prendendo forma il suo nuovo progetto: sui muri del quartiere sta illustrando un suo racconto “Il pianeta giallo”, suddiviso in sette capitoli e ambientato proprio tra la stazione e il quartiere a nord di Padova. Uno scritto breve che nasce da uno sguardo quotidiano, quello di Carolì che incrociava all’uscita della stazione, una signora dagli occhi a mandorla che passava ore e ore seduta a pasticciare un foglio bianco con una penna. Incessantemente. Da qui l’intuizione supportata dall’associazione Le Mille e una Arcella: perché non trovare sette muri e raccontare per immagini la storia?

Così in via Giusto de' Menabuoi, angolo via Jacopo da Montagnana, ha preso forma il primo capitolo, quello della stazione: «Quando vidi Marta per la prima volta e me ne innamorai perdutamente, non fu in palestra, al bar con gli amici o a lavoro ma mentre chiedeva l’elemosina in stazione a Padova. In quel preciso istante, capii la mia sorte. Tutt’a un tratto cuore, anima e mente si unirono nel tormento di nome Marta. Se devo essere sincero, nel profondo tutto questo caos lo volevo fortemente».

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“Il pianeta giallo” parla di un amore impossibile verso l’altro e verso noi stessi in cui l’arte traduce temi sensibili legati alla sfera delle malattie mentali unendoli a problematiche sociali riguardanti le persone ai margini della società i clochards. Sullo sfondo della stazione di Padova avviene l’incontro tra Marta, clochard-artista, e un ragazzo, uno dei tanti pendolari che si muovono veloci tra andate e ritorni. Il ragazzo senza nome s’innamora perdutamente di Marta, ma lei non lo ricambia: abituata a vivere in un mondo di colori e fogli spiegazzati, l’amore del ragazzo è una lingua sconosciuta che non potrà mai entrare nelle ombre della sua mente definite da qualcuno con i termini “bipolarismo”, “disturbo della personalità”.

La sensibilità verso i disturbi mentali e problematiche sociali

Carolì si dice una non perfezionista dei contorni, le piace stare fuori dalle righe e, in questo, un po’ rispecchia la sua personalità. I suoi personaggi sono catapultati in una dimensione atemporale: silhouette circense, ballerine, con bombette, fiori e costumi variopinti sono rievocazioni frammentate del suo passato. Verso l’Argentina, verso l’infanzia, ma senza nostalgia. E’ un tratto puerile, il tratto di 12-13 anni, di quando la sua vita si è scissa in due, una Carolina argentina e una Carolina italiana. L’approccio difficile in una nuova realtà, la mancanza di interazione linguistica, il non sentirsi all’altezza, vivendo a stretto braccio con una continua sensazione di inferiorità. Tutto questo è il passato, a Padova tutto sembra a portata di mano in una città che respira coi positivi e creativi rapporti umani che si instaurano.

D’altronde Carolì doveva semplicemente riprendere in mano i pennelli e ricucire la sua vita. Lei stessa confessa: «I miei nonni e gli altri parenti, di origini italiane, quando venivano in Argentina mi portavano tanti regali e tra questi c’era una fantastica valigetta di colori». Colori, circo, fantasia, sensibilità. Bastava solo unire i puntini.

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