Filippo Zana: "Se molli in bici hai perso"

«I miei con quel loro ristorante-birreria, io lì con la bici di mia sorella, bella gialla, ce l’ho ancora, che mi divertivo. Chi
portava ai miei la carne era un amico di famiglia, lui aveva corso in bici, lui così a dirmi che mi avrebbe portato “a correre”, avevo cinque anni e ho dovuto aspettare di averne sei per cominciare. Un anello attorno allo stadio di calcio, strada asfaltata, ne chiudevano metà. I miei? Subito ok anche se loro sono stati sempre più vicini al calcio, a partire da mio nonno e poi pure mio padre, come dirigenti della società di qui e mia madre che con mia zia andava pure a pulire gli spogliatoi».

Filippo Zana: "Se molli in bici hai perso"
InnamoramentoInizia così il racconto di Filippo Zana, campione italiano di ciclismo: «Ho cominciato così, per scherzo, e poi è scoppiata la passione e tanto hanno voluto dire le gare, l’agonismo. Sì, viene definito come sport di squadra, lo è, ma poi diventa proprio individuale e ho scoperto che diveniva una specie di sfida con me stesso e me ne sono innamorato. Mi considero tutto sommato fortunato, la passione che ho ora come ora è un lavoro e chissà quanti, anche magari dopo la laurea, vanno a fare qualcosa che non...