Elezioni europee: la prossima volta cambierà tutto

Quali saranno i "colori" del futuro dell'Europa? I cittadini dei 27 paesi membri dell'Unione europea saranno chiamati a maggio 2019 a scegliere il prossimo Parlamento europeo. Saranno le elezioni più delicate dal 1979, quelle dopo Brexit e dopo la forte crescita dei partiti sovranisti ed euroscettici in gran parte del continente. 

Elezioni europee: la prossima volta cambierà tutto

La mattina del lunedì 26 maggio 2014, l’Italia si risvegliò (per quella parte di nazione che non assistette allo spoglio notturno) con un numero che rimbombava d’eco trionfale: 40,8 ovvero la percentuale di voti ottenuti dal Partito democratico di Matteo Renzi alle elezioni europee, doppiando praticamente il Movimento 5 stelle fermo al 21.

In Italia, nessun partito aveva precedentemente preso da solo una percentuale così alta alle europee (la Democrazia cristiana toccò quota 36,45 per cento alle prime storiche votazioni del 1979), con 31 europarlamentari assegnati sui 73 che spettavano al nostro paese. 

Il quadro europeo e la crescita delle destre

E mentre la sinistra europea autocelebrava quello che di fatto è stato l’ultimo grande successo intercontinentale, l'Europa intera iniziava a guardare con preoccupazione a Francia e Regno Unito, per la crescita dei partiti di estrema destra: il Front National di Marine Le Pen diventava il primo del Paese mentre l'Ukip, il partito indipendentista e anti europeista guidato da Nigel Farage, toccava quota 27,5 punti percentuali.

Verso un voto decisivo

Prima del 2014 si era soliti considerare le elezioni del Parlamento europeo come un appuntamento elettorale di “secondo ordine”, dagli esiti di minore importanza rispetto al piano nazionale, ma così certamente non sarà il prossimo maggio, in quelle che saranno le prime elezioni dopo l’uscita del Regno Unito dall'Unione europea. Uno scenario profondamente mutato e non ipotizzabile un lustro fa: saranno chiamati a votare i cittadini dei 27 Paesi membri (e non più 28), la prossima legislatura sarà composta da 705 deputati, a fronte dei 751 attuali e all’Italia saranno assegnati 76 seggi, tre in più rispetto all’ultima composizione, derivanti dalla redistribuzione dei seggi attualmente allocati al Regno Unito.

Farage definì quel risultato un “terremoto politico” e anche il vicepremier Luigi Di Maio, leader del M5s, ha parlato di spartiacque nella storia dell’Unione Europea: la posta in palio a maggio sarà dunque molto più alta di quanto si possa immaginare, perché l’ascesa “sovranista” ha portato il confronto non più tra diverse idee politiche per il futuro dell’Europa unita, ma tra chi sostiene l’idea di integrazione europea e chi invece vede nell’Unione un nemico e una minaccia per la stessa sovranità nazionale.

Uno scontro tra un fronte europeista, che fa fatica a unire le sue voci e ad avanzare proposte, e quello euroscettico che contesta le “imposizioni dall’alto di Bruxelles”, che chiede di rivedere alcuni trattati e che si è dimostrato capace di tessere alleanze efficaci, unendo l’elettorato contro nemici comuni, a partire dagli "euroburocrati" e dalle politiche migratorie.

Le previsioni dei sondaggisti

E allora come cambieranno i “colori” del futuro dell’Europa? Lo scorso luglio e, più di recente, a ottobre, l’Istituto di studi e ricerche Carlo Cattaneo ha condotto due simulazioni sulla ripartizione dei seggi del Parlamento europeo.

Pur ribadendo le cautele e sottolineando che le stime sono valutate aggregando sondaggi che si riferiscono a intenzioni di voto su elezioni nazionali, secondo l’istituto Cattaneo proseguirebbe la discesa dei due eurogruppi maggiori, quelli che storicamente hanno segnato vita e profilo del Parlamento europeo: il Partito popolare europeo perderebbe 40 seggi rispetto ai 219 attuali (217 togliendo i parlamentari britannici); i socialisti ne perderebbero 30.

La difficile ricerca di una maggioranza 

Ne deriva che una maggioranza sarebbe possibile solamente allargando lo sguardo verso i liberali di Alde la cui stima è molto varia: si va da cinque seggi in più (quindi 72 rispetto ai 67 attuali) registrati a luglio, ad addirittura la perdita di un seggio per arrivare a 66. La somma dei seggi di Ppe, S&d e Alde supererebbe di poco la soglia del 50 per cento (353 voti), fermandosi al 54,2.

Crescerebbero ulteriormente, invece, i gruppi che raccolgono le forze sovraniste e populiste: l’Europa delle Nazioni e della Libertà, di estrema destra, arriverebbe a 59 seggi (25 in più rispetto a quelli attuali), mentre Efdd (Europa della libertà e della democrazia diretta) si avvia quasi a vedere raddoppiati i suoi rappresentanti nell’europarlamento con 43 seggi.

Ma gli equilibri del prossimo Parlamento europeo potrebbero oscillare a sinistra o a destra soprattutto in base posizioni che prenderanno i nuovi partiti che faranno il loro debutto a Strasburgo e che sono ancora senza formale affiliazioni ai gruppi parlamentari europei. In ballo ci sono almeno 80 seggi, e tra i pretendenti spicca il partito di centro République En Marche! di Emmanuel Macron. Loro potrebbero rappresentare l’ago della bilancia di un quadro delicatissimo a cui si aggiunge un punto interrogativo sulle mosse del Movimento 5 stelle: se, come sostenuto da Di Maio, volesse andare nella direzione di dar vita a un nuovo gruppo politico assieme ai partiti mai entrati prima a Bruxelles, gli unici spazi praticabili, dopo il rifiuto dei Verdi e il fallimento della trattativa con Alde, si troverebbero infatti proprio tra le formazioni politiche di destra ed euroscettiche.

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Parole chiave: ppe (1), parlamento europeo (9), europee (5), elezioni (135), brexit (30), euroscettici (2)
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