Veneto regione "modello". Coletto: «Da noi il malato al centro»

Il Veneto, assieme a Umbria e Marche, è stato indicato come regione benchmark per la sanità in Italia, vale a dire modello di riferimento selezionato per il calcolo del costo medio standard. Un ulteriore spilla al valore di un sistema sanitario definito "modello" e che, al tavolo dell'autonomia tra Governo e Regione, può portare Zaia a chiedere e a osare nel campo più importante nel quadro della finanza regionale.

Veneto regione "modello". Coletto: «Da noi il malato al centro»

«Mi piace pensare che l’indicazione per il Veneto sia stata determinata anche dalla capacità dimostrata, anno dopo anno, di mettere al centro la cura del malato, rispettando completamente la Costituzione, e non è facile, con la capacità di garantire al cento per cento l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza, senza i quali viene meno il fondamento dell’universalità delle cure».

Le parole dell’assessore alla sanità veneta, Luca Coletto, seguono l’annuncio ufficiale arrivato il 21 giugno scorso all’interno della conferenza Stato-Regioni. 
Il Veneto, assieme a Umbria e Marche, è stato indicato come regione benchmark per la sanità in Italia, vale a dire modello di riferimento selezionato per il calcolo del costo medio standard, ottenuto come media ponderata dei costi delle prescelte per ciascuno dei tre livelli: assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e lavoro, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera.

In effetti, se analizziamo la pubblicazione Economie regionali, redatta dal centro studi della Banca d’Italia, in riferimento al Veneto vengono evidenziati gli aspetti qualitativi connessi con la fornitura dei livelli essenziali di assistenza: nell’ultimo rapporto, riferito all'anno 2015, il Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei Lea ha giudicato la Regione adempiente con una valutazione complessiva migliorata rispetto al 2013 e superiore alla media delle Regioni a statuto ordinario (valutazione 89,8 per cento rispetto alla media di 78,9).

I "record" del Veneto

Scorporando ulteriormente i dati, nell’analisi per tipo di prestazione, vengono rilevati valori più elevati per l’assistenza distrettuale (dai servizi sanitari e sociosanitari all’assistenza farmaceutica e diagnostica ambulatoriale, passando per fornitura di protesi ai disabili, servizi domiciliari agli anziani e ai malati gravi, comunità terapeutiche) e, soprattutto, per quella ospedaliera dove ha ottenuto la valutazione massima. In aggiunta, il Veneto è l’unica Regione ad aver rispettato per tutto il triennio 2014-16 il tetto massimo di spesa farmaceutica imposto dalla normativa nazionale, pari al 14,9 per cento del fondo sanitario regionale.

La "ricetta" del Veneto

Ma nelle parole dell’assessore Coletto non ci sono solo dati, si entra in un tessuto umano che connota la manovra della Regione Veneto in ambito sanitario: responsabilizzazione, migliori pratiche, rigore gestionale e qualità dell’assistenza, si intrecciano alla tenuta di una rete sociale fatta di relazioni parentali, solidaristiche e di volontariato a far da collante. Valori etico-sociali che, come riportato nel documento Origini e storia del sistema socio sanitario regionale a cura della Segreteria regionale per la sanità, innalzano il Piano socio sanitario a un patto con la comunità locale: la Regione stessa entra in una dimensione nella quale, attraverso relazioni virtuose, si riesce a rispondere in maniera ancora più efficace ed efficiente ai bisogni dei cittadini.

Le richieste al governo

E forte di questa medaglia, di questo “modello” come definito dal governatore Luca Zaia, al tavolo dedicato alla Sanità costituito nell'ambito della trattativa sull'autonomia in corso tra Governo e Regione, il Veneto può gonfiare il petto e può persino “osare”.

Nel testo del preaccordo del 28 febbraio, oltre a prevedere incentivi e misure di sostegno per i dipendenti in servizio in aree montane e disagiate in modo da riuscire a garantire anche nelle aree più difficili una qualità di servizio pari a quella del resto del territorio, si arriva perfino a discutere di percorsi di specializzazione per laureati in medicina paralleli a quelli delle università venete. Percorsi che prevederebbero «l'assunzione a tempo determinato di giovani medici di 25 anni che nel 70 per cento del loro tempo lavoreranno e nel restante 30 per cento parteciperanno a corsi di formazione». Ovviamente con dei «vincoli perché restino in Veneto».

Nel testo, inoltre, l’autonomia viene esercitata anche nella gestione del personale delle Usl e nella «gestione della libera professione» fino ad arrivare a una maggiore autonomia per il sistema tariffario di rimborso, remunerazione e compartecipazione (i più popolari “ticket”), con tariffe valide solo per gli «assistiti della Regione Veneto».

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