Maggio 2018

A quattro anni dall'entrata in vigore della Legge Delrio, emergono alcuni limiti identitari e geografici della città metropolitana di Venezia. Una realtà che dovrebbe dialogare con le altre dimensioni produttive del Veneto perché Venezia, da sola, non può rappresentare il Veneto stesso. L'analisi della docente Patrizia Messina in apertura del numero di maggio di Toniolo ricerca.

44 comuni, 850 mila abitanti chiamati a condividere il cammino della città metropolitana. Che in gran parte vive, lavora, si sposta fuori dal perimetro lagunare ma che in Venezia ha il suo baricentro politico. Un ragionevole equilibrio è il salto necessario per avviare politiche d'insieme. Ma bisogna capirlo, nonostante le risorse che hanno ridotto il personale, nonostante qualche sindaco che si sente isolato. 

Il peggio è alle spalle e ora tutti gli interlocutori hanno capito il momento di operatività per delineare una visione d'insieme per la città metropolitana. Maria Rosa Pavanello, sindaca di Mirano e presidente Anci Veneto, spiega l'avanzamento del piano strategico, il ruolo dei sindaci all'interno del nuovo ente e i progetti che andrebbero ancora sviluppati.

I flussi pendolari per lavoro o studio sono eloquenti: Venezia oltre a dialogare con i comuni della città metropolitana, vede in entrata e uscita spostamenti quotidiani con Padova e Treviso. Un dato che conferma la capillare e imprescindibile rete tra questi tre centri.

Un'esistenza sospesa tra obblighi istituzionali e identità dei cittadini. Vigonovo è uno dei 44 comuni della città metropolitana di Venezia, ma dialoga quotidianamente con Padova e il suo hinterland. 

La riflessione del docente Francesco Sbetti: «In una realtà policentrica come quella del Veneto, abbiamo paura delle gerarchie. Invece dobbiamo capire che essendo "complicati", avere un centro ci rende più stabili, attraenti e resistenti alle sfide del futuro».