Ambiente, lavoro, equità. Le sfide di domani

La giovane attivista svedese Greta Thunberg chiede al Parlamento europeo di fare in fretta per adottare politiche per lo sviluppo sostenibile e il cambiamento climatico. Sarà una delle prossime sfide della nuova legislatura dopo le elezioni del 26 maggio. Clima, attenzione al lavoro e allo spostamento dei lavoratori, politiche di coesione, economia sostenibile e migrazioni: quali saranno gli impegni dell'Europa?

Ambiente, lavoro, equità. Le sfide di domani

«Mi chiamo Greta Thunberg, ho 16 anni, vengo dalla Svezia, e voglio mandarvi nel panico».
La giovane attivista parla davanti a un’attenta platea. I membri della commissione Ambiente del Parlamento europeo ascoltano in una delle immagini finali dell’ultima seduta plenaria dell’ottava legislatura. Ricorda loro, e soprattutto a quelli che siederanno su quelle sedie a partire da giugno, che non c’è tempo, che «abbiamo ancora una finestra d’opportunità, ma non resterà aperta per molto perché siamo nel mezzo della sesta estinzione di massa, con un tasso di estinzione diecimila volte più rapido del normale».

L’ambiente non è mai stato così al centro delle riflessioni dei ragazzi, di quelli che vivranno l’Europa del domani.
La cartina al tornasole non è solo la grande mobilitazione del 15 marzo, ma anche le proposte consegnate ai politici, attraverso #WeEuropeans, grande consultazione popolare: dall’istituire un programma di riciclo rifiuti a livello europeo affinché le materie prime possano essere riutilizzate a un programma per proteggere le foreste.

Di fatto, ai 28 Paesi membri dell’Unione Europea è stato già messo in mano uno dei più urgenti programmi d’intervento dopo le elezioni: «Oggi c’è consapevolezza sull’importanza che ha l’ambiente in termini di benessere, salute, prospettive economiche – spiega Matteo Mascia, coordinatore del progetto Etica e politiche ambientali della Fondazione Lanza – Non è più un tema strettamente legato a situazioni d’emergenza, ma ora tutto sta nel passare dalla percezione del problema al cambiamento degli atteggiamenti di vita. Gli impegni dicono che entro il 2030 dobbiamo diminuire del 40 per cento le emissioni nocive rispetto al 1990, aumentare del 20 per cento le energie da fonti rinnovabili per arrivare nel 2050 alla riduzione del 50 per cento. Oggi abbiamo più possibilità di dare corso alle nostre scelte di responsabilità, ma i governi devono esserci di supporto».

Responsabilità e credibilità.
L’Europa sta attraversando una lunga crisi, non solo economica e migratoria ma prima ancora esistenziale, che investe la natura stessa dell’Unione Europea: la Brexit ha minato l’idea dell’appartenenza, il flusso di immigrati ha messo in discussione il principio della libera circolazione delle persone, una delle quattro libertà garantite dai trattati a partire dalle prime bozze del 1957.
I confini aperti non rappresentano più una conquista di libertà, ma generano insicurezza, eppure oggi sono 17 milioni i cittadini europei che vivono o lavorano in uno stato diverso da quello in cui hanno la cittadinanza, una cifra quasi doppia rispetto al 2008. E nonostante i rallentamenti delle politiche d’integrazione, nonostante le retromarce fomentate dai nazionalismi, la creazione dell’Autorità europea del lavoro (sarà pienamente attiva nel 2023) è un segno di come si voglia tutelare la mobilità dei lavoratori all'interno dell’Europa.

Il lavoro, non solo sotto l’aspetto degli spostamenti, è un tema delicato per la prossima legislatura
«Uno dei fattori critici in ambito lavorativo è questa competizione interna causata da politiche di dumping che vedono protagoniste nazioni della stessa Unione Europea – sottolinea Christian Ferrari, segretario generale Cgil Veneto – Lo vediamo nei nostri territori: la delocalizzazione non si dirige verso i paesi asiatici ma nelle nazioni dell’Est Europa. Questo è un punto irrisolto, che crea disparità e che dovrebbe essere una priorità del prossimo mandato. È necessario costruire strumenti di coesione sociale, pensiamo all’indennità di disoccupazione europea che potrebbe essere una prima leva per poi metter su un mercato davvero unico per la libera circolazione delle merci e dei capitali. Ma anche per garantire la sua omogeneità sul piano della condizione dei lavoratori: mi piacerebbe un percorso di tutela salariale minima europea, certo con tutta la gradualità del caso perché partiamo da squilibri enormi con paghe orarie che vanno dai 3 ai 13 euro all’ora».

Al prossimo Parlamento, inoltre, è stata lasciata in eredità la decisione finale sulla riforma della Pac post 2020, la politica agricola comunitaria che attualmente rappresenta più di un terzo del bilancio dell’Unione, fondamentale non solo per l’economia ma anche per l’ambiente e la salute dei cittadini europei, con uno sguardo a impegnare risorse nella promozione dell'imprenditoria femminile in agricoltura.
Senza dimenticare un modello davvero in grado riorientare le politiche, quell’economia circolare che non più estrae, produce e rigetta: «Questa è la grande sfida che abbiamo davanti: o è il mercato che diventa motore del cambiamento o difficilmente il cambiamento avverrà – è il monito di Matteo Mascia – Questi sono i filoni su cui costruire l'impegno di un’Europa che ha sempre mostrato che è possibile creare benessere e progresso cambiando il sistema economico, migliorando i diritti delle persone e della comunità».

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