L'allarme di Anci Veneto: quota 100 mette a rischio i servizi

«Il cambiamento deve prevedere una costruzione, non dev’essere di facciata o privo di contenuti. O peggio, condizionato da gruppi di potere». È il monito di Maria Rosa Pavanello, presidentessa Anci Veneto, indirizzato agli elettori per le prossime elezioni comunali. Il suo sguardo è rivolto principalmente alle difficoltà burocratiche che incontrano ogni giorno le amministrazioni locali per scarsità di personale. Una condizione che potenzialmente si aggraverà nell'immediato futuro con l'introduzione della Quota 100 con conseguenti ricadute e disagi nell'erogare i servizi necessari ai cittadini.  

L'allarme di Anci Veneto: quota 100 mette a rischio i servizi

«Bisogna riflettere su questo desiderio del nuovo. I cittadini dovrebbero scegliere con molta attenzione a chi far amministrare il proprio comune, avvicinandosi alla persona, ai programmi e alle coalizioni. Il cambiamento deve prevedere una costruzione, non dev’essere di facciata o privo di contenuti. O, peggio, condizionato da gruppi di potere». 

Anche Maria Rosa Pavanello, presidente Anci Veneto, l’Associazione nazionale dei comuni italiani, si accoda ai tanti moniti che accompagnano le prossime elezioni amministrative. Un consiglio quasi materno e prudente in un momento politico nel quale, dice la prima cittadina di Mirano, bisogna ripristinare il senso di responsabilità e farlo riemergere da uno scenario pericolosamente semplificato.
Del resto, cinque anni fa, nel medesimo scenario attuale in cui le elezioni dei sindaci in diversi comuni veneti combaciavano con le Europee, Gianni Saonara, direttore scientifico di Toniolo Ricerca, nel suo studio post-voto aveva efficacemente parlato di “fedeltà leggera” degli elettori veneti, volubili e disponibili a cambiare repentinamente opinione nei seggi. 

Quota 100 e Reddito di cittadinanza, due incognite pesanti

Dalle Europee del 2009, passando per le Regionali e le seguenti amministrative, l’elettorato veneto, nel giro di un lustro, ha virato quasi completamente orientamento nelle preferenze politiche: dal Popolo delle Libertà alla Lega, passando per l’exploit del Partito democratico e il suo successivo declino e l’emergere prorompente del Movimento 5 Stelle. E tra slogan e riforme, nel momento di segnare la propria preferenza, quanto peso e appeal avranno in Veneto, per esempio, il reddito di cittadinanza e quota 100, i due pilastri fondanti del governo gialloverde?

Maria Rosa Pavanello prova a rispondere non sul versante politico, ma guardando al peso che questi due provvedimenti avranno nella gestione della macchina amministrativa dei singoli municipi: «C'è molta preoccupazione perché il Veneto, assieme alla Puglia, è la regione che dispone di meno personale in assoluto. C'è angoscia perché il reddito di cittadinanza è la prosecuzione del reddito di inclusione con alcune variazioni che penalizzano i comuni con carico di lavoro aggiuntivo. Non discuto sull’utilità di queste risorse, soprattutto per quelle persone che sono momentaneamente prive di lavoro e hanno bisogno del sostegno pubblico, ma mi chiedo: riusciranno le amministrazioni a declinare la norma a livello locale, nonostante la troppa velocità di questi cambiamenti e alcuni nodi da correggere? O si rischia di creare solo tante aspettative senza che alla fine si riesca a concretizzarle perché mancano decreti attuativi o personale? A volte la realtà è molto più complessa di quello che appare o che vogliono far apparire». 

L’Anci ha chiesto ai comuni di compilare un questionario indicativo per valutare quanti dipendenti potenzialmente chiederebbero di usufruire della pensione anticipata: il rischio, per le amministrazioni, è perdere personale non sostituibile a stretto giro, con conseguenti sovraccarichi di pratiche e rallentamenti nell’erogazione dei servizi essenziali per il cittadino. E in comuni con due-tre dipendenti – come diversi di quelli che nel Padovano, nel Vicentino o nel Bellunese andranno al voto – questo significherebbe quasi l’azzeramento totale del personale. 

Unioni e fusioni, percorso virtuoso

Proprio dalla provincia di Belluno e Vicenza emergono esempi virtuosi di piccole realtà che, attraverso percorsi di fusione e di unione, provano a ovviare a queste difficoltà: Borgo Valbelluna, Colceresa, Lusiana-Conco e Valbrenta, che in questo turno eleggeranno per la prima volta il proprio sindaco, hanno creduto nelle potenzialità dello stare in rete anche per alleggerire i carichi burocratici accentrando all’interno di un unico municipio funzioni amministrative altrimenti frammentate in un territorio comunque compresso in pochi chilometri quadri.

«Rispetto a un periodo di totale stallo nei procedimenti aggregativi, nonostante i diversi studi di fattibilità, negli ultimi anni c’è stata una ripresa di unioni e fusioni di comuni – evidenzia Maria Rosa Pavanello – Possono essere risposte efficaci in aree dove c’è una forte carenza di risorse: ogni territorio ha la sua storia, la politica locale deve avere la capacità di far comprendere ai cittadini le opportunità dello stare assieme, si possono colmare gap, avere finanziamenti necessari per investire sul territorio e sulla qualità della vita degli abitanti stessi. Più ingranaggi oleati che rimettono in moto una comunità, nonostante i tanti tagli che i comuni hanno subito dal 2011 al 2014. Ma per avere successo è necessario tutelare le periferie – dalle frazioni a interi quartieri – perché la sfida è trovare strumenti utili per riuscire a garantire gli stessi servizi su tutto il territorio. Ed è un compito anche e soprattutto dei sindaci e dei candidati far aprire gli occhi ai propri concittadini».

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