Periferia, ma vitale. Dopo l'incontro del vescovo Claudio con le comunità di Carceri, Ponso, Sant'Urbano e Villa Estense

Periferia sì, ma anche comunità vivaci pronte a germogliare e a diventare laboratori per nuove dinamiche pastorali. Si è conclusa domenica scorsa la visita del vescovo Claudio alle nove comunità di Carceri, Vighizzolo, Ponso, Bresega, Sant’Urbano, Carmignano, Ca’ Morosini, Balduina e Villa Estense. La messa conclusiva è stata l'occasione per inaugurare la chiesa di Villa Estense, rimessa a nuovo dopo il restauro. 

Periferia, ma vitale. Dopo l'incontro del vescovo Claudio con le comunità di Carceri, Ponso, Sant'Urbano e Villa Estense

Sono comunità piccole, segnate da una demografia in difficoltà, ma che allo stesso tempo resistono e si interrogano sul proprio futuro quelle incontrate dal vescovo Claudio durante la settima tappa della sua visita pastorale. Attraverso un viaggio durato nove giorni, dal 2 al 10 febbraio, il vescovo ha avuto modo di conoscere una fetta di campagna in cui le parrocchie di Carceri, Vighizzolo, Ponso, Bresega, Sant’Urbano, Carmignano, Ca’ Morosini, Balduina e Villa Estense sembrano sparse come manciate di semi, pronti a portare frutto nonostante le sfide di questo nostro tempo. «Qui più che altrove  – ha affermato don Claudio tirando le somme di questa sua settima tappa – le parrocchie si pongono le domande più significative, interrogandosi su che cosa significhi essere una comunità cristiana».

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E non potrebbe essere altrimenti, visto che negli ultimi anni questa fetta di diocesi ha affrontato importanti cambiamenti che in parte ne hanno ridisegnato la geografia, con l’obiettivo di intessere una rete di legami sempre più stretti. Ne sanno qualcosa le quattro parrocchie “sorelle” di Carceri, Bresega, Ponso e Vighizzolo, che da due anni hanno avviato una collaborazione pastorale condividendo due sacerdoti. Anche l’eliminazione del vicariato di Villa Estense-Stanghella ha contribuito a modificare lo scenario, perché sei parrocchie hanno raggiunto le altre tre nel vicariato di Este. Nuove realtà da amalgamare, quindi, in un gioco di equilibrio ben noto all’unità pastorale di Sant’Urbano, che da tredici anni tiene insieme le parrocchie di Sant’Urbano, Carmignano, Balduina e Ca’ Morosini; parrocchie che oggi, alla luce del cammino fatto insieme, assomigliano sempre di più a un’unica comunità. A far riscoprire alla parrocchia di Villa Estense la bellezza di sentirsi una sola famiglia stretta attorno all’altare è stato anche il restauro della chiesa, inaugurata nella sua nuova veste proprio domenica scorsa, con la messa celebrata dal vescovo a conclusione della sua visita.

«Sappiamo che Gesù non ha bisogno di restauri: è vivo e sempre presente in mezzo a noi» – ha commentato don Claudio, che durante l’omelia ha rinnovato l’invito di Gesù a diventare pescatori di uomini. «Costruire relazioni con gli altri: è questo lo spazio del nostro stare bene – ha spiegato – come uomini e come cristiani siamo felici quando amiamo e ci sentiamo amati. In un’epoca in cui la società spinge ciascuno ad andare da solo per la propria strada, il Signore ci chiama invece alla comunione: non solo con le altre comunità, come sta accadendo qui, ma anche con la nostra storia. Ecco dunque che il restauro di questa chiesa diventa un modo per recuperare il legame con il patrimonio spirituale che ci è stato trasmesso. E se riusciamo a creare legami autentici, riusciremo a fare del bene non soltanto alle nostre famiglie, ma anche al territorio e a chi non è credente. Tutti infatti hanno bisogno di solidarietà e di pace».

Proprio per questo il vescovo ha voluto incontrare anche gli amministratori locali e le realtà produttive, oltre ovviamente ai sacerdoti, ai laici impegnati e ai vari gruppi che gravitano attorno a ciascuna parrocchia. Don Claudio ha visitato le opere di bonifica e ha stretto la mano ad artigiani, operai e imprenditori, intrecciando il tema del lavoro a quello dell’evangelizzazione. Così la visita alla serra Menin di Carceri, specializzata nella coltivazione di orchidee, è diventata occasione per un originale spunto di riflessione: «Mi hanno spiegato che le orchidee fioriscono quando vengono stressate tenendole a una temperatura più fredda rispetto a quella in cui sono cresciute – racconta il vescovo nel videomessaggio a chiusura della visita – Credendo di essere vicine alla morte, le piante fioriscono per riprodursi. È un grande insegnamento anche per le nostre comunità: proprio quando le difficoltà ci sembrano maggiori, è il momento di tirare fuori la parte migliore di noi».

E le difficoltà non mancano di certo in questa periferia meridionale della diocesi che deve fare i conti con la diminuzione di preti, le tante strutture parrocchiali da mantenere e lo spopolamento legato alla crisi economica. «Il vescovo ci ha esortati a rimanere uniti – sottolinea don Andrea Ceolato, parroco di Carceri e amministratore a Bresega e a Ponso – ribadendo più volte che sono i fedeli a fare la comunità, non il prete. I parrocchiani lo hanno accolto con affetto e stima, partecipando numerosi ai vari incontri e anche ai momenti conviviali. E se da un lato è vero che siamo periferia, dall’altro il vescovo ha trovato comunità vivaci e laboratori in cui sperimentare nuove dinamiche pastorali».

La prossima tappa sarà all'Arcella

L'ottava tappa della visita pastorale porterà il vescovo a incontrare una porzione importante della città: le undici parrocchie dell'Arcella, quartiere dalla peculiare identità e specchio della nuova città multietnica.

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