Storie
Il 12 settembre si celebrano i 125 anni dalla nascita della beata Liduina Meneguzzi, religiosa padovana che a distanza di tempo continua a rivelare la sua straordinaria attualità grazie all’esempio di vita incarnata nel Vangelo con «gioiosa umiltà». Nata a Giarre, frazione di Abano Terme, nel 1901, suor Liduina – al secolo Elisa Angela Meneguzzi – ha vissuto un’esistenza breve ma in totale affidamento a Dio, culminata sessant’anni dopo la sua morte (avvenuta nel 1941) nella beatificazione, il 20 ottobre 2002. L’elevazione agli altari le è stata riconosciuta per il miracolo della guarigione inspiegabile di un giovane della provincia di Lecco, svegliatosi dal coma dopo una novena di preghiera guidata con fede dai genitori. Il 5 settembre scorso, come ogni anno in prossimità del compleanno della beata, si è compiuto un pellegrinaggio di fedeli fino alla cappella in corso Vittorio Emanuele II a Padova, dove riposa il suo corpo.
Il desiderio di consacrarsi a Dio
Cresciuta in ambiente familiare contadino, povero ma ricco di fede, Elisa Angela fu la secondogenita di sette figli. Rimasta prematuramente orfana di padre, si fece carico del sostegno economico della famiglia, aiutando la madre e posticipando il profondo desiderio di consacrarsi a Dio. Lavorò come domestica in una casa privata e presso l’albergo Due Torri di Abano. Fu anche tra le fatiche del lavoro quotidiano che fiorì la sua vocazione: nei brevi momenti di pausa si recava in una vicina cappella dove sostava in preghiera davanti a una statua del Sacro Cuore di Gesù. A quel tempo, nel territorio di Abano Terme, erano presenti le suore di San Francesco di Sales (Salesie) che le offrirono un modello di vita consacrata; fu così che nel 1926, all’età di 25 anni, coronò il suo sogno entrando nella congregazione di Padova, dove visse per undici anni occupandosi con dedizione delle ragazze del collegio.
Missione in terra d’Africa
Fin da bambina sogna di andare in Africa e l’occasione si presenta nel 1937 quando, accogliendo la richiesta dei padri Cappuccini in Etiopia, parte come missionaria per Dire-Dawa. In un contesto lacerato da mire coloniali e dagli eventi della seconda guerra mondiale, suor Liduina opera come infermiera nell’ospedale civile e militare Parini. Qui diventa per tutti “sorella Gudda”, la “sorella grande”, poiché cura instancabilmente feriti italiani ed etiopi, cristiani e musulmani, senza distinzione di etnia o fede. Due anni dopo l’arrivo in Africa si ammala di un tumore all’addome; ciononostante, continua a servire i malati rispondendo al medico che le impone il riposo: «Dottore, non sono venuta in Africa per riposare!». Si spegne a quarant’anni, il 2 dicembre 1941, offrendo le sue sofferenze per la salvezza del prossimo. Al chirurgo che si incolpava per non averla salvata, Liduina risponde: «Non pianga, ha fatto il possibile per salvarmi, ma mi ha aperto le porte del Paradiso: le sue mani saranno benedette!». Per le strade la gente del popolo grida: «È morta una santa!».
La voce dei testimoni di oggi
La figura della beata Liduina risplende attraverso le voci di chi ne custodisce la memoria, testimoniando la sua presenza spirituale. Come Maurizio Garbin, che da 14 anni frequenta la cappella, nella casa madre delle suore Salesie: «Arrivai per la prima volta nel 2012, ero già in un percorso di fede ma cercavo un luogo dove pregare più intensamente. L’ho trovato qui, accanto alla tomba di Liduina, che ho sentito vicina, familiare; con lei ho iniziato a intrattenere una relazione spirituale, trovando quello che mi mancava: portare Cristo al prossimo. Passo qui diverse ore a settimana e vedo entrare molte persone sofferenti: quando appoggiano la mano sul bassorilievo in marmo, è come se appoggiassero tutto di loro, il peso di una vita intera».
Don Alessio Bertesso, parroco di Giarre e di San Lorenzo ad Abano Terme, sottolinea l’attualità di questa suora: «Credo si debba pensarla meno come un’immagine astratta da “medaglietta” e più quale figura reale, viva, capace di parlare alle sfide del nostro tempo. Suor Liduina ha incarnato l’umiltà traducendola in obbedienza, generosità e gentilezza quotidiana, e la carità, che ha trovato il suo culmine in Etiopia con la cura di soldati e civili. Mi piace ricordarla anche nel contesto della sua città di origine, ad Abano, dove ricevette i sacramenti e trascorse la maggior parte della sua vita, in via Gambato. Qui in molti le sono devoti e la sentono di casa, sono ancora presenti le famiglie di alcuni suoi pronipoti».
Santità che non conosce confini
La tomba della beata è meta ininterrotta di pellegrinaggi. Suor Bianca Gualtiero è custode di questo luogo e testimone di innumerevoli grazie. «Arrivano persone da ogni luogo per chiedere un aiuto, un incoraggiamento, o dopo aver fatto una novena. Quel che mi sorprende è quanto la figura di questa beata stia varcando i confini nazionali, raggiungendo Paesi lontani. Penso a persone arrivate qui dall’Irlanda o a un sacerdote di Santa Fe, Texas, che ci ha chiesto di inviargli delle reliquie. Recentemente abbiamo ricevuto persino un contatto dalle isole Fiji, in Oceania: un giovane ci ha chiesto del materiale di Liduina per realizzare un video, come fa con molte figure di santi. Penso che suor Liduina sia già santa, a furor di popolo! Le testimonianze che ci arrivano sono tantissime e constatiamo che, dove c’è un bisogno, molte volte lei si presenta in sogno oppure fa trovare una sua medaglietta o immagine nei luoghi più impensati».
I miracoli della devozione
«Penso anche ai tanti genitori che sono venuti qui e hanno pregato per ottenere la grazia di un figlio e ai numerosi bambini che sono nati: dal 2003 è sorto un gruppo di preghiera formato dalle famiglie che hanno ricevuto il dono di un figlio – continua suor Bianca – Un giorno è arrivata la nipote del chirurgo che la operò, era un siciliano. Una domenica, invece, in un gruppo di persone era presente la figlia di un soldato devoto a Liduina: in Africa aveva assistito al “miracolo” del cibo, quando con un pugno di riso e tre patate la beata e le sorelle sfamarono duecento soldati».
Un’altra testimonianza dell’esperienza africana riguarda due fratelli presentatisi con lo zio: era stato salvato da suor Liduina dopo che ebbe un incidente aereo proprio mentre sorvolava l’area dove lei era presente. «Possedeva una fede profonda, consapevole di essere creatura in mano a Dio. Di carattere riservato, era una lavoratrice instancabile, teneva per sé i lavori più faticosi. Gli altri erano più importanti di lei, credeva profondamente e concretamente nelle parole pronunciate da Gesù: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”»
La forza di questa sorella e ciò in cui si è distinta si racchiudono in quello che era il suo motto: «Sì, volentieri, subito!».
Tre parole che riassumono l’intera esistenza della beata Liduina Meneguzzi, semplici ma rivoluzionarie, complesse da mettere in pratica eppure capaci di scardinare l’egoismo quotidiano per fare spazio all’accoglienza dell’altro.
Nel sito internet www.liduinameneguzzi.it, recentemente rinnovato, è possibile leggere tante interessanti testimonianze di chi ha ricevuto grazie speciali dalla preghiera a questa beata.
Liduina, prima di partire per l’Africa, si formò per breve tempo come infermiera all’ospedale di Padova. Nella parte più antica, sotto i portici del chiostro al Giustinianeo, è presente un bassorilievo che ricorda il passaggio della beata.