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«Dove scorre l’acqua, cresce l’uguaglianza. Quando donne e ragazze hanno pari voce nelle decisioni in materia di acqua, i servizi diventano più inclusivi, sostenibili ed efficaci. Dobbiamo investire nella leadership femminile per fare dell’acqua una forza per un futuro più sano, più prospero e con pari opportunità di genere, che andrà a beneficio di tutti». Nasce da questo pensiero il tema del 2026 della Giornata mondiale dell’acqua, voluta dall’Unesco e celebrata ogni 22 marzo per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle sfide legate all’acqua dolce e ai servizi igienico-sanitari.
“Acqua e genere” è il tema di quest’anno, tema che sottolinea l’importanza dell’acqua potabile e dei servizi igienico-sanitari come diritti umani fondamentali e fattori essenziali per la parità di genere contribuendo direttamente al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile 6 e 5 dell’Agenda 2030 Onu.
«La crisi idrica globale colpisce tutti, ma non allo stesso modo. Dove le persone non godono del diritto all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, le disuguaglianze proliferano, e le donne e le ragazze ne subiscono le conseguenze più gravi» spiegano all’Unesco, analisi condivisa da Andrea Rinaldo, professore emerito di Costruzioni idrauliche e vincitore del Nobel dell’acqua nel 2023: «La più grande disuguaglianza è che noi sprechiamo l’acqua, consumiamo 260 litri al giorno per abitante e in gran parte del mondo ne hanno a disposizione 20-30 litri. Ho lavorato nell’Africa Subsahariana, nell’isola di Haiti, luoghi in cui si percepisce la necessità di ripensare la giustizia distributiva della gestione delle risorse idriche su scala globale. Nel Sud del mondo l’accesso all’acqua sicura è socialmente distinguibile, è per pochi privilegiati, ma tutti possiedono un telefono cellulare perché il Nord del mondo non costruisce reti idrauliche sicure e depuratori, ma crea la necessità e le infrastrutture per i telefoni cellulari. Questo è il segno e il simbolo della nostra responsabilità».
A livello globale, il 26 per cento delle donne e delle ragazze – 1,1 miliardi – non ha accesso ad acqua potabile gestita in modo sicuro; 1,8 miliardi di persone non hanno ancora accesso all’acqua potabile in casa e in due famiglie su tre, la donna è la principale responsabile della raccolta dell’acqua. Più di un milione di donne e ragazze affermano che i servizi WaSH (Water, sanitation and hygiene cioè acqua, servizi igienico-sanitari e igiene) sono la loro seconda esigenza più importante per una salute riproduttiva e materna di qualità – la prima riguarda un’assistenza dignitosa e rispettosa – e ancora oggi un milione di decessi ogni anno è causato da un parto vissuto in condizioni igieniche precarie: le infezioni sono responsabili del 26 per cento dei decessi neonatali e dell’11 per cento della mortalità materna. Meno di 50 Paesi hanno leggi o politiche che menzionano specificamente la partecipazione delle donne ai servizi igienico-sanitari rurali o alla gestione delle risorse idriche.
I dati spiegano come un sistema WaSH che tenga conto delle questioni di genere è fondamentale per l’Agenda 2030, perché raggiungere la parità di genere con l’empowerment di donne e ragazze e garantire la gestione sostenibile di acqua e servizi igienici per tutti, è fondamentale per il benessere di tutti: «Nonostante i progressi, infatti, donne e ragazze continuano a sopportare un peso sproporzionato in termini di responsabilità in materia di acqua e servizi igienico-sanitari e rimangono sotto rappresentate nella governance e nella leadership in materia di acqua – sottolinea l’Unesco – Il mondo fisico dell’acqua è strettamente legato al mondo socio-politico, essendo spesso un fattore chiave nella gestione di rischi quali carestie, epidemie, disuguaglianze e instabilità politica».
«In Africa la scarsità idrica è una scarsità economica perché se avessero a disposizione la tecnologia necessaria per scendere un centinaio di metri in profondità e ci fosse l’energia per estrarla, ci sarebbe l’acqua. Credo sia necessario un ripensamento globale di questa materia» aggiunge il professor Rinaldo.
La crisi globale dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari colpisce tutti, ma lo fa in maniera differente: dove le persone non hanno accesso all’acqua potabile, ai servizi igienico-sanitari e di igiene gestiti in modo sicuro, donne e ragazze sono più vulnerabili ad abusi, aggressioni e malattie, con conseguenti ripercussioni sulla loro capacità di studiare, lavorare e partecipare pienamente alla società. Per questo l’accesso a questi servizi sicuri a casa, a scuola, nei posti di lavoro e negli spazi pubblici promuove la parità di genere e spetta alle donne progettare soluzioni che rispondano alle loro esigenze.

Per la 34a Giornata mondiale dell’acqua l’Accademia dei Lincei organizza a Roma il convegno “Idrologia e salute” sui recenti progressi nello studio della propagazione delle infezioni da malattie, acute o croniche, legate alle acque del ciclo idrologico. Si parlerà anche di modifiche climatiche e uso del suolo e le implicazioni per la salute pubblica.
In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, l’Ufficio Unesco di Venezia e il Programma mondiale per la valutazione delle risorse idriche (WWAP – World water assessment programme) organizzano un incontro che si terrà il 23 marzo a Venezia, sul tema “Acqua e genere . Dove scorre l’acqua, cresce l’uguaglianza”. L’evento lancerà il Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo Sviluppo delle risorse idriche 2026 (WWDR 2026) con l’obiettivo di presentare i principali risultati e le raccomandazioni politiche del WWDR 2026 su acqua e genere; posizionare la parità di genere come pilastro centrale della sicurezza idrica, della resilienza climatica e dello sviluppo sostenibile; amplificare la leadership e la voce delle donne nella governance, nei servizi idrici e nei processi decisionali; promuovere il dialogo e le partnership intersettoriali per accelerare i progressi verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile 6 e 5 a livello globale, regionale e nazionale.