Idee
La parità sul lavoro resta una delle sfide più rilevanti del nostro tempo: differenze salariali, minori opportunità di carriera e difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia continuano a segnare il percorso professionale di molte donne. Una delle maggiori criticità è legata alla maternità: numerosi studi mostrano come, soprattutto dopo la nascita del primo figlio, molte lavoratrici riducano l’orario, cambino ruolo o escano dal mercato del lavoro.
Per contrastare questi fenomeni negli ultimi anni è stato introdotto uno strumento innovativo: la certificazione della parità di genere nelle imprese, prevista dallo standard “Uni/PdR 125:2022”. Si tratta di un sistema volontario che riconosce e premia le aziende impegnate a promuovere pari opportunità, equità salariale, accesso alla carriera e politiche di conciliazione tra vita professionale e familiare.
Secondo i dati pubblicati dal Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio, oggi in Italia sono state rilasciate oltre 12 mila certificazioni. Anche il Veneto si distingue per una forte partecipazione: secondo la banca dati di Accredia risultano certificati 3.695 siti aziendali nella Regione, di cui ben 856 nella provincia di Padova. Un segnale che il tema della parità di genere sta entrando sempre più nelle strategie delle imprese.
Ad accompagnare le aziende in questo percorso è anche il sistema associativo del territorio: «Mi occupo di certificazione della parità di genere dal 2022, quando è entrata in vigore la norma – spiega Silvia Zanellato, consulente di Ascom Servizi Padova, società di servizi di Confcommercio – Il nostro approccio è consulenziale: aiutiamo le imprese, dalle più piccole alle più grandi, a prendere consapevolezza degli elementi che possono generare discriminazione di genere e a individuare sia i gap sia le buone pratiche già presenti».
La certificazione, sottolinea Zanellato, non è soltanto un adempimento burocratico, ma un percorso di trasformazione culturale. «Serve a rivedere l’organizzazione del lavoro, a capire come vengono gestite le carriere, la formazione, l’accesso alla leadership. Aiuta le imprese a costruire sistemi che favoriscano davvero la parità di trattamento».
Uno dei nodi più delicati è quello della child penalty, la penalizzazione professionale legata alla maternità: «Le ricerche mostrano che il divario inizia soprattutto dopo il primo figlio – osserva la consulente – Il carico di cura ricade ancora in gran parte sulle donne e questo spesso porta a part-time o addirittura all’uscita dal mercato del lavoro. Ma non è solo una questione di tempo: persistono anche pregiudizi che portano a considerare le madri meno disponibili a ruoli di responsabilità».
Una visione che la realtà spesso smentisce: «Molti studi dimostrano che l’esperienza della maternità sviluppa competenze preziose: capacità organizzativa, gestione del tempo, empatia, problem solving. Sono soft skills sempre più richieste nelle organizzazioni».
Per questo la certificazione insiste molto sulle politiche di sostegno alla genitorialità, non solo alla maternità. L’obiettivo è costruire un ambiente di lavoro in cui diventare genitori non sia una penalizzazione: «Significa accompagnare le persone prima del congedo, mantenere un dialogo durante l’assenza e soprattutto gestire con attenzione il rientro, con percorsi di riallineamento e strumenti di conciliazione lavoro-famiglia».
Tra i benefici previsti dallo Stato c’è anche un incentivo economico: uno sgravio fino all’1 per cento dei contributi dovuti, con un limite massimo di 50 mila euro annui per azienda, oltre a punteggi premiali nelle gare e negli appalti pubblici.
Ma, secondo gli esperti, il vantaggio principale è un altro: «Il vero valore della certificazione è il benessere organizzativo – conclude Zanellato – Le imprese che investono sulla parità diventano più attrattive, trattengono meglio i talenti e migliorano il clima interno. La maternità e la genitorialità non devono essere viste come un problema, ma come una dimensione normale della vita delle persone e del lavoro».
Ed è forse proprio questa la sfida più importante dell’8 marzo: trasformare la parità di genere da obiettivo dichiarato a pratica quotidiana nelle organizzazioni e nella società.