Fatti
Un’associazione nata piccola, dalle macerie della seconda guerra mondiale, e prima ancora della Repubblica, radicata nei valori della solidarietà e della mutualità della dottrina sociale della Chiesa, la cui funzione sociale è sancita dall’articolo 45 della Costituzione, 80 anni dopo è diventata la più grande e sviluppata associazione di rappresentanza delle cooperative a livello provinciale.
È la fotografia tracciata all’ottantesimo di Confcooperative Padova, che al Padiglione 11 della Fiera ha riunito giovedì 13 novembre un migliaio di cooperanti, soci, imprese della cooperazione, rappresentanti del mondo istituzionale, politico, economico e accademico per fare il punto sulle sfide del futuro.
Dopo l’introduzione del direttore Carlo Favaron, l’apertura dei lavori della presidente Tiziana Boggian: «Il modello dell’impresa cooperativa, fondata sui princìpi mutualistici di solidarietà e di uguaglianza sociale, ha il suo valore nel “noi”, nel mettere al centro la persona, nel promuovere la coesione sociale, nell’essere antidoto alla marginalizzazione, al lavoro povero e irregolare, alla crisi abitativa, all’invecchiamento della popolazione. L’obiettivo che ci siamo dati festeggiando questo compleanno importante è di rigenerare insieme la fiducia nel futuro, di guardare avanti a un domani economicamente e socialmente più equo grazie al sistema cooperativo».
Tra i saluti istituzionali anche quelli del vescovo Claudio Cipolla, che rivolgendosi ai presenti ha affermato: «Come istituzioni possiamo dare un nutrimento cui attingere: è l’ispirazione cristiana al servizio del vostro impegno mutualistico e cooperativo. Con tre aspetti importanti: la libertà, anche da sé stessi per andare verso gli altri; la creatività, essere insoddisfatti per attivarsi verso la novità e la fratellanza per costruire relazioni fraterne e fare comunità».
Tra i tanti contenuti del convegno ha suscitato molto interesse il talk “Agricoltura e sostenibilità, un connubio che funziona” dove si è parlato di alcune esperienze concrete. Francesca Sabbadin, che lavora nella stalla sociale La Battistei di Cittadella e socia di Azove, società agricola cooperativa, anch’essa di Cittadella, che oggi è la prima organizzazione di produttori di carni bovine del Veneto, si è soffermata sulla collaborazione con l’Università di Padova che dura ormai da diversi anni ed è nata per rispondere a un doppio bisogno: quello dei soci di migliorare la gestione complessiva dell’allevamento e di capire se le buone pratiche utilizzate potessero essere misurate, e quello di Azove di rispondere alle nuove esigenze di consumatori attenti al tema della sostenibilità. Da queste esigenze si sono sviluppati prima i progetti “Antibiotic free beef” sul miglioramento del benessere animale e la riduzione dell’uso del farmaco; recentemente uno relativo alla riduzione dei consumi idrici attraverso le buone pratiche (“Blue beef”), e un altro per diminuire le emissioni e l’impatto degli allevamenti denominato “Carboneutral”.
L’Università è stata identificata come il giusto partner scientifico per strumenti e conoscenze, e permette di studiare un modello per la sostenibilità globale dell’allevamento bovino, valorizzato e replicabile, affinché la filiera dimostri di essere parte della soluzione e non un problema per la comunità in cui opera. Per Francesca Sabbadin «la forza della cooperazione non è solo l’equa ripartizione del valore creato a tutti gli attori della filiera, ma in questo caso innovazione, formazione, conoscenze e buone pratiche si trasmettono in maniera orizzontale e trasversale grazie al lavoro dei tecnici di Azove ai soci, in modo che siano a disposizione di tutti e ognuno possa adattarli alla propria situazione contribuendo a un obiettivo comune secondo le proprie capacità. Le aziende agricole sono anche un presidio sociale del territorio».
Roberto Lorin presidente di Conselve Vigneti e Cantine storica realtà cooperativa di quasi 600 soci viticoltori, si è soffermato su due progetti che la cantina sta portando avanti con due realtà del Conselvano che si occupano di persone con disabilità: «Il primo è la vendemmia inclusiva, realizzata con i soci della cooperativa Giovani & Amici e il loro coinvolgimento lavorativo nel processo di appassimento dell’uva; mentre Alambicco, che opera nel centro Anffas di Palù di Conselve, sta realizzando l’etichetta speciale per il 75° della cantina».
Al docente Massimo De Marchi del Dipartimento di agraria dell’Università di Padova, il focus sugli sforzi scientifici e di ricerca nello sviluppo di tecnologie che consentano di produrre in risposta ai cambiamenti climatici, soprattutto per mitigare i rischi del prossimo futuro. La conclusione è stata del presidente di Confcooperative Maurizio Gardini: «L’impresa cooperativa oggi è ancora più urgente e deve trovare anche strumenti legislativi per crescere e aprire una stagione nuova con un patto di responsabilità con le istituzioni, per dare risposte ai bisogni delle nostre comunità. Da Padova cominciamo i prossimi 80 anni».

La cooperazione in Italia: un italiano su tre acquista beni e servizi di cooperative, uno su cinque è socio di una cooperativa, uno su otto usufruisce ogni anno di servizi di welfare o sociosanitari erogati da cooperative, uno su dieci è cliente di una banca di credito cooperativo. Ogni 100 euro di credito concesso dalle banche, 23 arrivano dal sistema delle Bcc o Casse rurali.
Oggi Confcooperative Padova conta 221 cooperative, 11.500 mila soci, 8.800 lavoratori, di cui 920 svantaggiati o in situazioni di disagio, per un valore della produzione di quasi 1 miliardo di euro. Padova ha il 26,5 per cento di imprese femminili attive sul totale di cooperative registrate alla Camera di Commercio, un dato superiore al 21,3 per cento del Veneto e al 24,2 dell’Italia; il 4,1 per cento di cooperative giovanili rispetto al 3,3 della media veneta, e ha il 10,9 di cooperative di migranti attive (5,9 della media nazionale). Inoltre, a Padova il 68 per cento delle cooperative attive ha avviato iniziative di risparmio energetico.