Idee
Avvocata a Parigi: «Vita e lavoro si conciliano meglio»

Ha da poco compiuto 18 anni Anna Rizzardi, di Caselle di Selvazzano, quando comincia a valutare l’opportunità di trascorrere alcuni anni di studio all’estero. «All’epoca mi ero appena immatricolata a Giurisprudenza a Padova, ma da subito mi aveva attratta la possibilità di svolgere una parte dei miei studi in Francia, e quando mi si è presentata l’occasione, nel 2020, non ho esitato a trasferirmi qui a Parigi, dove ora vivo da sei anni». La sua è solo una delle tante storie di giovani veneti che hanno scelto di iniziare la propria carriera lavorativa all’estero, trovando, fuori dall’Italia, possibilità di crescita e soddisfazione professionali difficilmente comparabili con le nostre. «Quando ho avuto la possibilità di rientrare in Italia per un breve periodo ho rinunciato anche per questioni economiche: per uno stage di sei mesi avevo ricevuto proposte dal Lussemburgo per 2.500 euro al mese e da Londra per 2.800. A Milano invece solo 500». Ma lo stipendio non costituisce l’unica né la più importante delle motivazioni che l’hanno convinta a praticare l’attività forense Oltralpe. Tra gli aspetti più significativi la possibilità di conciliare lavoro e vita privata e le opportunità che l’ambiente parigino offre: «Sono molto pochi gli incentivi a tornare in Italia – confessa – dove, almeno nel mio ambito, si è spesso costretti a orari irragionevoli e ad attendere anni prima di ottenere reali soddisfazioni professionali. Qui in Francia mi sento coinvolta nei progetti dello studio che mi ha assunta e vedo che la mia dedizione viene apprezzata».
«All’estero un modo diverso di concepire il lavoro»

Quando firma il suo primo contratto presso un’azienda veneta, Simone Lucato, nato nel 2001 e originario di Ponte San Nicolò, è ancora uno studente universitario, al terzo anno di Informatica. «All’inizio mi hanno offerto 400 euro al mese, pur richiedendomi un lavoro a tempo pieno, con un contratto di prestazione occasionale. Nel tempo, però, la paga è aumentata e conclusi i miei studi hanno deciso di assumermi». Presto, tuttavia, l’idea di vivere un’esperienza all’estero lo attrae, e nel 2022 sceglie di trasferirsi a Vienna, dove entra in contatto con una realtà professionale profondamente diversa. Nonostante le difficoltà iniziali legate all’inserimento nel nuovo tessuto socio-culturale, in Austria Lucato viene infatti presto assunto in un centro di ricerca informatica specializzato. «Il sistema austriaco offre possibilità molto più concrete di avanzamento di carriera. La mia impressione è che invece, in Italia, i contratti rimangano invariati per lunghi periodi, scoraggiando l’impegno dei lavoratori, specie se alle prime esperienze». Le difficoltà degli inizi in Austria vengono normalizzate con l’affiancamento di colleghi più esperti. «Più che lo stipendio – sottolinea Lucato, che ora vive a Dublino – ciò che mi ha convinto a rimanere all’estero è proprio un modo diverso di concepire il lavoro. Viene ad esempio concessa molta più flessibilità ai dipendenti, con possibilità di smart working per alcuni giorni alla settimana. L’intento è di valorizzare l’efficienza del lavoratore, anziché chiedergli ritmi serrati e orari prolungati, spesso controproducenti».
«Dall’Australia, vorrei stimolare il cambiamento»

Classe 1999, Riccardo Favero è cresciuto a Zero Branco e due anni fa si è laureato a Padova in Scienze e tecnologie agrarie. Dopo qualche mese di lavoro in Italia, nel gennaio 2025 decide di partire per l’Australia. «Anzitutto mi incuriosiva fare un’esperienza all’estero. Poi, sapendo che i guadagni sarebbero stati circa il doppio rispetto a quelli fatti in Italia, sono stato motivato ulteriormente. L’Australia prevede per legge una paga minima agli agricoltori che è doppia rispetto a quella italiana. Fin dal primo lavoro in Italia portavo a casa all’incirca 2 mila euro al mese con gli straordinari; lavorando le stesse ore in Australia guadagno mille euro a settimana, dunque il doppio in un mese».
Per Riccardo ora si pone il dubbio se tornare oppure no. «L’azienda per cui lavoro in Australia mi ha già chiesto di rimanere, promettendomi un aumento di stipendio. Sinceramente, sono in dubbio se continuare a stare o meno. Lo farei per ragioni economiche e di merito: i guadagni sono decisamente più alti rispetto all’Italia, e nell’ambiente di lavoro è molto più semplice crescere e “far carriera”. Tuttavia, ci sono importanti punti a sfavore, come la lontananza dagli affetti che ho in Italia, e dal territorio dove sono cresciuto, e che amo. Non voglio essere un giovane che scappa dal Paese, ma un motivo di cambiamento per il futuro: sono convinto che con l’impegno in Italia riuscirò a raggiungere comunque risultati soddisfacenti, magari facendo impresa. Ad ogni modo, non escludo che un altro periodo in Australia lo farò».