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Ci sono luoghi che lasciano una traccia in chi li attraversa, che toccano nel profondo chi li visita e che permettono, al ritorno, di guardare il mondo con occhi diversi rispetto a quando si è partiti. È questo il caso della Polonia, meta del viaggio di un gruppo di più di 30 parrocchiani di Rubano che dal 26 al 31 maggio hanno avuto l’opportunità di visitare Cracovia, Auschwitz e i luoghi di san Giovanni Paolo II. «La scelta della destinazione è stata soppesata con cura – spiega Ettorino Mancuso, uno dei membri del circolo Noi che, insieme a Renata Barbato e a Giovanni Cavinato, ha organizzato il viaggio – Soprattutto agli inizi, infatti, abbiamo fronteggiato, come ci aspettavamo, qualche scetticismo, ma conoscendo i luoghi che saremmo andati a visitare abbiamo insistito e, alla fine, la nostra perseveranza è stata ricompensata non solo da panorami spettacolari, ma anche da luoghi in cui la nostra storia, civile e religiosa, ci parla con voce inconfondibile».
La Polonia, infatti, ha sorpreso piacevolmente i viaggiatori, che hanno potuto scoprire un Paese moderno, che ha saputo riscattarsi dopo gli anni dell’Unione Sovietica e che ora si dimostra in grado, oltre che di attrarre molti giovani da tutta Europa nelle proprie città, anche di testimoniare e valorizzare la propria storia e significatività culturale.
Porta ancora con sé, infatti, le brucianti cicatrici dell’occupazione nazista, che i viaggiatori hanno potuto osservare da vicino in particolar modo in occasione della visita al campo di concentramento di Auschwitz: «Un luogo – racconta Alice Cavinato, che ha compiuto il viaggio insieme al figlio Antonio Toffanin, di 15 anni – che, da cittadina e cristiana, ho vissuto come sacro. Il silenzio rispettoso che si respira e il museo, con l’esposizione di foto e di oggetti del tempo, mi hanno scossa profondamente, e non ho potuto fare a meno di pronunciare qualche preghiera per le persone che hanno vissuto quell’inferno, tanto più curato e ordinato, quanto più spietato e atroce».
Il tragitto ha toccato poi anche alcune tappe legate alla figura di san Giovanni Paolo II: la città di Cracovia, la sua casa natale e il santuario della Vergine Nera di Częstochowa. «Il suo pontificato – sottolinea Fabrizio Paesotto, uno dei partecipanti – ha caratterizzato e accompagnato da sempre me e la mia famiglia e lui è stato un punto di riferimento imprescindibile per molti della mia generazione: è ancora vivo in me, ad esempio, il ricordo della Giornata mondiale della gioventù del 2000, quando sono giunto a Roma da Padova a piedi, accompagnato anche da mia moglie e dalle mie due figlie, che all’epoca avevano 12 e 15 anni. Visitare oggi i suoi luoghi ha ravvivato il ricordo di un papa che è stato fondamentale non solo per me, ma anche e soprattutto per la Chiesa, che ha saputo, grazie a lui, camminare davvero tra la gente e farsi presenza viva nelle comunità».