Chiesa
“La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”. Si intitola così il “Patto” che giovedì 25 giugno i responsabili delle religioni che sono in Italia, sottoscriveranno a Roma presso l’auditorium dell’Ara Pacis. A siglarlo saranno: Istituto buddista italiano Soka Gakkai; Assemblea spirituale nazionale dei bahá’í d’Italia; Sikhi Sewa Society; Istituto Tevere; Confederazione islamica italiana; Comunità religiosa islamica italiana; Assemblea dei rabbini d’Italia; Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia; Centro islamico culturale d’Italia; Unione delle Comunità islamiche d’Italia; Unione induista Italiana; Unione delle Comunità ebraiche Italiane; Conferenza episcopale italiana; Federazione delle Chiese evangeliche in Italia; Unione buddhista italiana.
È la prima volta che i responsabili delle religioni in Italia sottoscrivono un “Patto”. Quest’anno, nel mese di gennaio, i responsabili di tutte le Chiese cristiane in Italia si erano ritrovati a Bari per il loro 1° Simposio sul tema “La Via italiana del dialogo” ed avevano firmato in cattedrale un “Patto per un cammino comune di testimonianza”. L’esperienza “allargata” ai leader delle religioni si ripeterà il 25 giugno. Anche in questo caso, la firma rappresenta una “tappa fondamentale” di un percorso: a partire dal 2023, infatti, i leader delle religioni diffuse nel Paese, si sono incontrati annualmente nella sede della Conferenza Episcopale Italiana, avviando una riflessione comune sulla necessità di essere, nello spazio pubblico, una risorsa capace di tessere dialogo, comunione e pace. Nel 2024, anche alcuni giovani, delegati dai responsabili delle religioni, si sono ritrovati periodicamente per discutere e lavorare insieme.
Lo sottolinea in una nota di presentazione dell’iniziativa, mons. Gaetano Castello, vescovo ausiliare di Napoli e Presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, che aggiunge: “Ciò che proponiamo è la via maestra dell’incontro con l’altro, del dialogo tra diversi accogliendo quanto dalle rispettive tradizioni può aiutare alla crescita della nostra società”. La Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia ricorda che la sigla del Patto rappresenta “un passo significativo che conferma la volontà comune di promuovere il rispetto reciproco, la collaborazione e la coesione sociale, valorizzando il contributo che le tradizioni religiose possono offrire alla società italiana”. L’auspicio – rileva Dionisio, vescovo di Kotyeon – è che “questo percorso continui a rafforzare relazioni di fiducia e occasioni di collaborazione al servizio del bene comune”.
A siglare il Patto ci sarà per l’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei), anche la nuova presidente Livia Ottolenghi. “Il percorso condiviso in questi anni – afferma – ha dimostrato che, pur nella diversità delle nostre tradizioni e sensibilità, è possibile costruire relazioni fondate sul rispetto reciproco, sulla responsabilità comune e sull’impegno per il bene della società”. “L’Italia – sottolinea Daniele Garrone, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia – è ormai da tempo una società multireligiosa, composta da un ricco mosaico di fedi e di spiritualità. Il cammino che ha portato al Patto è il segno di un desiderio di conoscenza, dialogo e condivisione che unisce le comunità firmatarie sia nei loro rapporti reciproci sia nel loro interagire con l’intera società italiana”, osserva.
Per le comunità musulmane presenti in Italia, Abu Bakr Moretta, presidente della Coreis, interpreta il Patto come “un provvidenziale aggiornamento” di “una dinamica spirituale, storica e sociale sviluppata dall’incontro delle autorità religiose per la Pace ad Assisi nel 1986” mentre Filippo Scianna, presidente dell’Unione buddhista italiana, sottolinea: “Questo traguardo conferma che, attraverso l’ascolto reciproco e il rispetto delle differenze, le religioni possono contribuire concretamente alla costruzione di una società più giusta, pacifica e inclusiva”. Il presidente dell’Istituto buddista italiano Soka Gakkai, Alberto Aprea parla del principio buddista dell’interdipendenza “secondo cui il bene di ciascuno è inseparabile dal bene di tutti” e Cristin Cappelletti, segretaria dell’Assemblea spirituale nazionale dei bahá’í d’Italia richiama ai “valori costituzionali che riconoscono la volontà e l’impegno di ogni individuo e comunità di concorrere al progresso materiale e spirituale della società”. Prende infine la parola Paramahamsa Svami Yogananda Ghiri, fondatore dell’Unione induista italiana e dice: “In quest’epoca che vede prevalere ideologie divisive e valori mistificanti come individualismi esasperati, incapacità di mutua assistenza ed insensibilità al dolore altrui, sorge la necessità di una visione umanista costruita su principi culturali ed etici comuni, una antropologia della reciprocità”.