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Cori parrocchiali patavini. Tutto il bello di animare la liturgia
Cori parrocchiali patavini Undici le “formazioni” partecipanti alla prima edizione della rassegna
ChiesaCori parrocchiali patavini Undici le “formazioni” partecipanti alla prima edizione della rassegna
La prima edizione della rassegna “Cori parrocchiali patavini” – che si è tenuta a maggio scorso presso la chiesa del Santissimo Salvatore a Camin – ha coinvolto undici cori parrocchiali della città di Padova e di alcune parrocchie vicine ed è stata un’occasione per notare quanti sono gli appassionati volontari che prestano servizio nella liturgia. In media ogni coro era composto da 25-30 elementi: in totale circa 350 persone (tra cui parecchi giovani), che si sentono coinvolte nel rendere belle e partecipate le celebrazioni, dando nel concreto un esempio di splendida “ministerialità” laicale. Imparare a cantare armoniosamente significa prima di tutto sapersi ascoltare l’un l’altro. Il coro, quindi, come l’orchestra, è espressione della dinamica più sana su cui può fondarsi la società: la conoscenza e il rispetto del prossimo, attraverso l’ascolto reciproco e la generosità nel mettere le proprie risorse migliori al servizio degli altri. Straordinaria, nel corso dei tre giorni, è stata la varietà e la ricchezza dei canti e delle modalità di animazione delle liturgie, anche se si corre il rischio che un’eccessiva varietà di autori e melodie si disperda in mille forme, piacevoli e accattivanti, ma non in grado di fare storia. Molti brani hanno un successo effimero e non durano più di una stagione. Le nostre liturgie normalmente partono con un canto d’inizio e terminano con un canto d’invio, celebrando una Parola e una Presenza che ci spinge quasi a vivere melodiosamente… Non è raro che io mi ritrovi, insieme ai coristi, a canticchiare anche fuori dalle celebrazioni motivi di canti liturgici, tanto certe musiche hanno la forza di plasmare la nostra stessa vita.
don Ezio Sinigaglia