Chiesa
«Sono onorato di accettare la Liberty Medal del National Constitution Center in quest’anno che segna il 250° anniversario della fondazione degli Stati Uniti»: così Papa Leone XIV, primo pontefice statunitense, si è rivolto in collegamento video all’assemblea riunita a Philadelphia, alla vigilia del 4 luglio.
Da «figlio di questo grande Paese», il Papa ha richiamato le parole della Dichiarazione d’Indipendenza sull’uguaglianza e sui diritti inalienabili, radicandole nella «grande visione biblica dell’uomo e della donna creati a immagine di Dio». È qui, ha detto, che «scopriamo il fondamento della dignità umana, una dignità che precede l’istituzione di ogni Stato e la cui custodia ne costituisce lo scopo stesso».
Poi il passaggio più citato, e oggi più attuale: «In questi ultimi duecentocinquanta anni è stata la ferma determinazione a realizzare la nobile visione dei padri fondatori a rendere l’America sinonimo di libertà, mentre il Paese apriva le sue porte a successive ondate di immigrati, consentendo a loro e ai loro figli di contribuire a plasmare il futuro della nazione». Un cammino, ha ammesso, «per molti versi ancora in corso», da riprendere «in ogni generazione».
Il richiamo cade in un momento delicato. Il 30 giugno la Corte Suprema, con un voto di sei giudici contro tre, ha annullato l’ordine esecutivo con cui l’amministrazione Trump intendeva negare la cittadinanza automatica ai bambini nati sul suolo statunitense da genitori privi di status legale stabile o con visti temporanei, riaffermando il principio dello ius soli sancito dal XIV emendamento. I vescovi statunitensi, pur senza commentare la sentenza, si erano opposti al provvedimento con una memoria presentata insieme al Catholic Legal Immigration Network, sostenendo che cancellare quel diritto avrebbe indebolito le famiglie.
Nel discorso il Papa non nomina la vicenda giudiziaria né alcun leader politico. Ma il filo conduttore è netto: Leone XIV ha ribadito il primato del diritto alla vita, da tutelare «dal momento del concepimento fino alla morte naturale», e la grandezza morale di una nazione, che si misura nella capacità di «sostenere, proteggere e amare la vita di tutti, specialmente i più vulnerabili». Sulla libertà ha distinto quella autentica, fondata sulla «capacità di conoscere la verità e aderire al bene anche a caro prezzo», dalla semplice facoltà di «agire come si vuole», rivendicando la libertà religiosa garantita dal Primo Emendamento.
Infine l’appello all’unità nel segno del motto E pluribus unum: perché una nazione fiorisca, «deve essere veramente unita, non da obiettivi legati a imprese momentanee, ma da ideali che non svaniscono col passare del tempo». Un augurio che il Papa affida al 250° anniversario, «occasione di un solenne rinnovato impegno» verso quegli ideali.