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Padova si è fermata ad ascoltare i numeri e, soprattutto, le storie che ci sono dietro. È stato presentato oggi il Bilancio sociale 2025 di Medici con l’Africa Cuamm, l’organizzazione non governativa nata nel 1950 da un piccolo collegio universitario e diventata, in oltre settant’anni, un punto di riferimento per la salute materno-infantile in Africa sub-sahariana.
La cornice scelta non è stata casuale: il cortile dell’antico collegio Tornacense, fondato nel 1363, sopra il cui portale svettano tre statue settecentesche che raffigurano lo studio, l’orazione e la sapienza. Sono questi, ha spiegato il direttore don Dante Carraro, i pilastri su cui si fonda l’azione del Cuamm: «Lo studio, l’analisi seria dei problemi, insieme al cuore, ci portano alla sapienza, quella di un intervento guidato da buon senso, saggezza, ragione». Mostrando i grafici sulla mortalità materna, Carraro ha ricordato un dato incoraggiante: in vent’anni il tasso di mortalità materna in Africa sub-sahariana si è ridotto del 41 per cento, anche grazie al programma “Prima le mamme e i bambini”, che in quindici anni ha garantito quasi un milione di parti assistiti.
I numeri del 2025 fotografano un impegno capillare: dieci paesi d’intervento, 21 ospedali e 1.149 strutture sanitarie supportate, un’università e cinque scuole per infermieri, grazie a 3.111 operatori sul campo, di cui 1.023 professionisti qualificati (285 italiani). Sono stati 2.938.207 i pazienti curati, 1.311.812 le visite ai bambini sotto i cinque anni, 591.580 quelle prenatali e 290.761 i parti assistiti; a questi si aggiungono 15.290 pazienti in terapia antiretrovirale, 12.136 trasporti d’emergenza per complicazioni ostetriche e 7.732 bambini malnutriti curati. Sul fronte della formazione, cardine storico del metodo Cuamm, sono stati 5.576 gli operatori sanitari locali formati e 40 le ricerche pubblicate su riviste internazionali. In Italia la rete di sensibilizzazione ha coinvolto 5.745 volontari. L’investimento complessivo è stato di 53.574.584,66 euro, con costi di funzionamento pari solo al 3,8 per cento.
Dietro questi numeri c’è il lavoro quotidiano, spesso silenzioso, di chi segue i progetti dalla scrittura alla rendicontazione. «È un lavoro nascosto, di tanti colleghi che seguono tutto il ciclo del progetto, dalla scrittura all’implementazione, dal monitoraggio delle attività sul campo, in ciascuno dei dieci paesi di intervento, fino alla rendicontazione puntuale di quanto realizzato, perché vogliamo che alla base ci sia sempre la trasparenza e la fiducia», ha spiegato Marica Pilon, del Settore Progetti dell’organizzazione.
Un capitolo speciale riguarda i giovani specializzandi che partono per l’Africa con il progetto Jpo, Junior Project Officer, sei mesi di tirocinio. Nel 2025 sono stati 73, da tutta Italia. «Quella che fanno è un’esperienza di scambio profondo e di conoscenza di realtà diverse — ha raccontato Alessandra Gatta, responsabile del progetto —. Quando tornano, hanno un bagaglio di competenze complete. Circa l’11 per cento sceglie di ripartire, gli altri rimangono in Italia e portano nei nostri ospedali le attenzioni e le abilità imparate in Africa».
Tra questi giovani c’è Chiara Guariento, pediatra di Schio, partita come specializzanda per Beira, in Mozambico. Racconta due esperienze che porta nel cuore: il lavoro di squadra “con l’Africa”, quando davanti alle termoculle inutilizzate della neonatologia locale ha imparato, insieme ai colleghi mozambicani, che la soluzione più ovvia non è sempre quella giusta per il contesto; e la storia di Ester, giovane madre di un bimbo prematuro, che contro la tradizione locale — che vuole si attenda prima di dare un nome ai neonati più fragili — ha voluto chiamare suo figlio “Speranza”. E quel bambino ce l’ha fatta.
Storie come queste saranno al centro del prossimo Annual meeting del Cuamm, in programma sabato 21 novembre al PalaDozza di Bologna, appuntamento che ogni anno raccoglie sostenitori, volontari e operatori per condividere il senso di un impegno che continua, giorno dopo giorno, a spendersi per la salute di mamme e bambini in Africa.