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Si riparte. Finalmente la causa di canonizzazione di Guido Negri (1888-1916) di Este, conosciuto come il “capitano santo”, potrebbe riprendere il suo iter. Quali sono le novità? Ne parliamo con Mauro Guzzo, diacono permanente nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, tra i soci fondatori dell’Associazione Amici di Guido Negri, che ha lo scopo di conservare la memoria del Servo di Dio.
«Il 31 gennaio scorso, il vescovo Claudio ci ha riconosciuto come “associazione privata di fedeli”. Questo ci permette di nominare il postulatore, padre Massimo Mancini, domenicano, che si prenderà cura di riavviare la sua causa di canonizzazione. La nomina l’ha firmata il presidente dell’associazione, Aldo Ghiotti».
Tre papi però si sono pronunciati in modo differente sulla causa…
«È vero. La causa era già entrata nella sua fase romana, dagli anni Cinquanta ai Settanta. Pio XII nel 1955 aveva stroncato definitivamente la causa, benché fosse in fase avanzata. Giovanni XXIII nel 1960 aveva espresso invece parere favorevole alla prosecuzione, mentre Paolo VI nel 1973 ribadiva “non procedatur ad ulteriora”, giudicandola in quel momento storico inopportuna».
Come si supera l’ostacolo legato al fatto che Negri abbia perorato la guerra, prima e durante il conflitto?
«Ci sono scritti che sostengono l’intervento bellico. Guido parte il 24 maggio 1915. È fra i primi a vederne gli orrori, rimanendone profondamente scosso ed esaurito: si fa sei mesi di convalescenza. Non aveva un animo bellicoso, tutt’altro: aveva intrapreso la carriera militare per necessità di famiglia. Aiutare la mamma vedova con undici figli e pagarsi gli studi. Voleva diventare dottore in Lettere. Guido è un cattolico che deve difendersi dall’accusa di essere pacifista o, peggio, disfattista».
Tuttavia sembra pesare in senso negativo questo suo atteggiamento…
«Nel novembre scorso abbiamo trovato la testimonianza inedita di un soldato che era presente quando Guido Negri, costretto, va all’assalto per conquistare una postazione nemica nell’Altopiano dei Sette Comuni e rimane ucciso dal fuoco di una mitragliatrice. Era febbricitante. Il comandante gli dice: “Negri, la sostituisco?”. Questo sarebbe stato un disonore troppo grande per lui. E va incontro al suo tragico destino. Ma c’è anche un assurdo in tutta la questione…».
Ce lo può descrivere?
«Chi era comandante allora dell’esercito austro-ungarico sull’Altopiano? Era Carlo I d’Asburgo Este, che di lì a poco diventerà imperatore (dicembre 1916), e va a visitare le truppe austriache sul fronte verso l’Italia. Carlo è già beato dal 2004. Negri, rimasto vittima, suo malgrado, di questo assurdo conflitto, perché non può esserlo? Mi sembra un paradosso molto strano».
E sulla scelta di Guido Negri della mortificazione corporale cosa può dirci?
«Non dobbiamo mai dimenticare che siamo dentro un contesto devozionale molto diverso da quello odierno. Guido era intransigente verso se stesso prima di tutto. Era pienamente innamorato di Gesù. Lo si può capire anche leggendo il suo diario spirituale, Itinerario della Croce. Negri aveva come padre spirituale Leopoldo Mandić che in una delle sue lettere lo invita a non flagellarsi “se non in misura veramente minima e a non mettere il cilicio”».
«Da molti è conosciuto come il “capitano santo”, ma la definizione che gli è propria è quella di “il laico santo” – osserva Mauro Guzzo – quindi esempio di una vocazione laicale attualissima da far conoscere e imitare. A chi lo invitava a farsi prete diceva: “No. Io voglio vivere fino in fondo il mio battesimo da laico”. E questo l’ha saputo vivere in modo semplice da ragazzo, partecipando al catechismo, impegnandosi anche in politica e come insegnante. Con il suo stile, tutto da conoscere, ha cercato di mettere la vita cristiana all’interno anche del mondo militare».
Per informazioni: guidonegri.it