Idee
Il 2026 è l’anno dell’ottavo centenario della morte di san Francesco di Assisi (1226), un anno speciale inaugurato il 10 gennaio scorso nella basilica di Santa Maria degli Angeli davanti alla Porziuncola ad Assisi e destinato a concludersi il 10 gennaio 2027. Ne parliamo con Davide Rondoni, poeta e scrittore, nonché presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni francescane.
Che effetto le fa guidare un Comitato così importante per le celebrazioni del santo più amato, studiato, ma a volte anche male interpretato o comunque tirato da una parte e dall’altra?
«Mi carica di una grande responsabilità, che va vissuta con letizia e generosità, non da soli, con tante persone che collaborano. Speriamo di lasciare qualche cosa di buono dietro questa ricorrenza. Del lavoro finora fatto sono contento, come testimonia anche la ricchezza di iniziative, di invenzioni, di cose che rimarranno nel tempo».
È definibile san Francesco?
«No, Francesco non è definibile, come nessuno di noi è definibile. Nessun uomo e tantomeno un santo è definibile. Anzi, è proprio un santo perché sfugge a tutte le definizioni, le supera, le allarga, le fa esplodere».
Chi è per lei san Francesco?
«Per me san Francesco è un uomo appassionato, un uomo appassionato alla figura di Cristo, al Vangelo, a questo mistero onnipotente e altissimo che si è fatto buono. Credo fosse un uomo fino in fondo pervaso da questa commossa sorpresa, da questa vivissima forza di riconoscere la propria piccolezza, la grandezza di Dio e lo splendore di questo chinarsi di Dio sulla piccolezza nostra».
Che Francesco abbia predicato la pace non c’è dubbio, così come è certa la sua apertura verso il mondo musulmano. Della situazione attuale con tanto di guerre in corso che lambiscono anche l’aspetto religioso cosa penserebbe?
«San Francesco era un fattore di concordia, di tregua, ma la pace di cui parla san Francesco è quella donata dal Risorto. Solo un risorto può dare la pace, cioè una pace che valga sia per i vivi che per i morti, per chi ha perso delle persone care. Se non serve una pace solo per i sopravvissuti, è la resurrezione l’orizzonte che dà la pace. Il resto sono tregue che bisogna fare e che nascono più facilmente da un cuore in pace. Ma ricordiamoci la pace di Francesco, il saluto “Il Signore ti dia pace”, non vuol dire l’Onu ti dia pace, perché la pace del cuore è raggiungibile solo nella speranza e nella certezza della resurrezione, ed è questa la pace che predicava Francesco. Da questa può sorgere più facilmente un sentimento di concordia, di perdono civile, di tregua e Dio sa quanto ne abbiamo bisogno, ma senza la prima pace è difficile che la seconda sorga».
Per Francesco essere piccolo era una scelta di vita. Oggi al contrario puntiamo alla grandezza o presunta tale. In ogni caso all’apparire migliori, più grandi, di quello che realmente siamo. Come si concilia dunque l’esempio francescano con il nostro modo di essere in particolare nell’era dei social, dell’apparire per credere di esistere?
«Francesco non era umile nel senso di un temperamento che vola basso, era umile nel senso che si riconosceva piccolino di fronte all’Altissimo, Onnipotente, Buono. Questo atteggiamento di umiltà che può convivere anche con l’esporsi in pubblico, Francesco si esponeva, faceva prediche, girava, questo atteggiamento di umiltà è un giudizio intimo e un modo di vivere, non un modo di apparire o non apparire. Francesco appariva in pubblico, forse avrebbe usato anche i social oggi, ma la sua umiltà non era il contrario dell’apparire, la sua umiltà era il profondo senso della piccolezza umana di fronte a Dio e lo stupore perché lui si è chinato su di noi».
L’arte si è ispirata molto a san Francesco. Della pittura sappiamo abbastanza, ma la letteratura, invece, come ha raccontato il Santo d’Assisi? Che rapporto c’è tra san Francesco e la poesia? Del resto Francesco ha scritto in volgare la prima grande opera poetica della letteratura italiana.
«In letteratura abbiamo migliaia e migliaia di esempi, io ho dedicato anche un libro ai rapporti tra i poeti di tutto il mondo e di tutte le epoche e san Francesco, un piccolo libro che si chiama Salvare la poesia della vita. La letteratura ha raccontato e si è paragonata con Francesco in tutti i modi, da Hermann Hesse a Rilke, a Chesterton, allo stesso Pasolini e a tanti altri. D’Annunzio era ossessionato da san Francesco. Insomma, tantissimi scrittori si sono confrontati con san Francesco perché non solo è un grande poeta, ma è un atteggiamento di onore alla realtà che fonda tutta la letteratura, che esiste per rendere onore a quello che c’è, perché c’è, come diceva un grande poeta».
Il cinema è stato in grado di raccontare San Francesco? Ne ha dato un’immagine credibile?
«Non sono un critico cinematografico, amo il cinema. Mi sembra che in alcuni casi, penso soprattutto ai film di Liliana Cavani, il cinema abbia dato un bel racconto di Francesco, con i limiti che può avere il cinema, che fissa in immagini quello che magari è meglio immaginare avendo incontrato parole e pitture. Però in alcuni casi, come quelli che ho citato, il lavoro sia stato eccellente».
Se lo sarebbe aspettato che un papa dopo otto secoli avrebbe scelto di chiamarsi Francesco?
«Dai papi mi aspetto sempre sorprese, che uno si chiami Francesco, che uno si chiami Leone, già la scelta del nome è sempre sorprendente. Giovanni Paolo II che mise insieme due nomi, la Chiesa ha fantasia, la fede è fonte di fantasia, come vediamo. E Francesco ne è un esempio. Del resto, anche Francesco non si chiamava Francesco, ma Giovanni. Quindi nemmeno Pietro si chiamava Pietro, ma Simone. Per dire che nei nomi, anche nella fantasia dei nomi, si vede uno degli aspetti della fantasia della Chiesa e di Dio».
Quali sono le principali iniziative dell’ottavo centenario?
«Alcuni grandi progetti che ci hanno impegnato sono la pubblicazione delle nuove fonti, la digitalizzazione della biblioteca ad Assisi del Convento, dieci nuove statue di san Francesco ubicate in luoghi speciali della nostra penisola, 50 iniziative per onorare san Francesco in tutto il mondo, dalla Cina agli Stati Uniti. Il fatto di sostenere l’esistenza di un piccolo campo da calcio per ragazzini poveri in Egitto, dei progetti fatti con il ministero della Disabilità in Kenya, un sacco di progetti che stiamo favorendo, sollecitando e in qualche modo patrocinando. È un’esplosione di vita, come abbiamo detto, questo lo vediamo in questi mesi. Da san Francesco a Ripa a Trastevere c’è una serie di iniziative anche di riadattamento della cella dove Francesco ha vissuto a Roma e poi un lavoro sul cammino di san Francesco che si sta armonizzando».
L’ostensione delle spoglie mortali di Francesco ad Assisi ha per così dire aperto il Centenario. Nello spettacolo si direbbe che l’ostensione è andata sold out. Insomma, c’è stata una corsa a prenotarsi. A sua giudizio si può parlare di vera devozione o c’è anche qualcosa a metà strada tra curiosità e credulità?
«Nell’esposizione delle spoglie c’è stato un grande riconoscimento, una grande devozione, nel senso di un grande omaggio alla carnalità, alla storicità, alla realtà storica di Francesco. A Francesco che è un fatto storico in carne e ossa, appunto, è una risposta eccezionale, ma semplicemente per chi non conosce il senso religioso diffuso tra le persone, nella gente è prsente un gran de desiderio religioso. Poi occorre fare proposte, come in questo caso, semplici, alte, profonde, che vanno incontro appunto a una
domanda di senso, anche rispetto al problema della morte, del senso della vita, dell’amore, del dolore. Occorre fare questo tipo di proposte perché il senso religioso diffuso si coaguli e si manifesti».
Che immagine di san Francesco si augura possa lasciare questa celebrazione dell’ottavo centenario della morte?
«Non dobbiamo lasciare nessuna immagine di san Francesco. Non è che lui ha bisogno di noi per avere un’immagine, siamo noi che abbiamo bisogno di lui per avere sostanza. Credo che sia una grande occasione per tanti, scoprendo Francesco, riscoprendo Francesco, magari in termini meno retorici, meno sdolcinati, meno piegati a logiche a volte faziose, sia l’occasione per guardare quello che lui guardava, cioè il cielo e Cristo».
Nel portale del Comitato nazionale è possibile vedere tutte le iniziative e i grandi progetti che l’Italia ha voluto mettere in campo in occasione dell’ottavo centenario dalla morte di san Francesco: sanfrancesco800.cultura.gov.it